Debitalia

Da Peolaborghese @mesosbrodleto

Siamo in arrivo a – Montevarchi – con – 35 – minuti di ritardo causa mucca sui binari. Trenitalia non si scusa per il disagio, oppure si scusa. Dipende. Tanto è uguale. Dlin dlon

Verso la fine degli anni ’90, dopo lo scandalo tangentopoli e il primo governo berlusconi, ci dissero che il debito pubblico era alle stelle. Il governo Prodi, illuminato dal faro della liberalizzazione, ci disse che per entrare in Europa dovevamo abbassare il debito pubblico. Per farlo, la cosa migliore era privatizzare le grandi aziende di stato. “Sono gestite male” – dicevano tutti – “mentre un privato le saprebbe gestire meglio, perché sono soldi suoi e di sicuro non li spreca”. Così vendemmo treni, autostrade e tutto ciò che si poteva vendere.

 Oggi, dopo oltre 10 anni e le aziende privatizzate ormai da un pezzo, il debito pubblico è ancora lì e l’Europa ogni tanto ci chiede di adeguarlo perché sennò ci cacciano via. La prima domanda, quindi, è: a cosa sono servite tutte quelle privatizzazioni se il debito pubblico è sempre il nostro problema principale?

In realtà non è stato tutto svenduto ai privati, lo stato ancora è il principale azionista. Ad esempio in Trenitalia, compagnia che ha probabilmente la peggiore immagine che un’azienda possa avere nell’opinione pubblica. Basta una semplice ricerca su twitter, alla parola Trenitalia escono quasi sempre e solo insulti e lamentele. Hanno, per questo, anche un profilo ufficiale per rispondere agli utenti: un cimitero di lamenti. Di questa azienda, lo stato, cioè noi, è azionista. Parte dei nostri soldi sono investiti lì. “E’ per garantire il diritto alla mobilità” dicono. Lo stato non può certo sottrarsi, infatti tramite le regioni finanzia il trasporto locale, che versa in condizioni non proprio salutari. Ritardi, treni simili a carri bestiame. Da Trenitalia, però, fanno sapere che dal 2013 il trasporto locale è a rischio, le regioni non hanno soldi e a Trenitalia i treni regionali non convengono. Perciò stiamo investendo, in nome del diritto alla mobilità, in un’azienda che vuole lasciarci a piedi. Meno male che ci sono i frecciarossa, gli unici treni che guadagnano invece di rimettere. Finché non arriva qualcun altro però. Esempio: voglio andare da Pisa a Milano. Con Trenitalia, 57 euro e passa la paura. Volendo però potrei pure risparmiare: da Pisa a Firenze si può prendere Terravision (5 euro invece di 7), da Firenze si può prendere Italo (40 euro invece di 50). Totale: 45 euro invece di 57. In molti si stanno accorgendo di queste possibilità, non a caso il regionale Pisa Aeroporto – Firenze, pubblicizzato ai tempi come il nuovo collegamento veloce toscano, parte dall’aeroporto di Pisa sempre e irrimediabilmente vuoto. Chi atterra a Pisa prende il pullman e risparmia 2.50 euro, ci mette giusto 15 minuti in più.  A Roma Fiumicino è ancora peggio: il Leonardo Express costa 14 euro, il pullman Terravision 4. Stiamo investendo, noi cittadini italiani, in una compagnia potenzialmente fuori mercato. Se potessimo scegliere, gli stessi soldi li metteremmo, ora, su Terravision, che addirittura è una società inglese, o su Montezemolo e il suo Italo. O ancora meglio, nel car pooling: con questi prezzi (9 centesimi al km), bastano due occupanti su una macchina per spendere meno che in treno, con altri vantaggi accessori quali minore sporcizia, più comodità, non si viaggia pressati uno sull’altro. Le possibilità tecnologiche ci sono, la convenienza c’è, il costo per lo stato è sicuramente minore. Trenitalia dà la colpa al trasporto locale, troppo oneroso per loro. Intanto, dal 2006 ad oggi, il biglietto Perugia-Pisa è passato da 12 euro a 17, aumento del 41%, non certo in linea con l’inflazione. I tempi di percorrenza, ovviamente, non sono diminuiti. Anzi.

Quindi, volendo riassumere e prendendo ad esempio il caso Trenitalia: abbiamo privatizzato un’azienda di stato per diminuire il debito pubblico, continuando comunque a investirci per garantire il diritto alla mobilità. Il risultato è: il debito pubblico è ancora un problema, il diritto alla mobilità rischia di non essere garantito e ci costa anche più caro di prima, sia direttamente (biglietti) che indirettamente (pressione fiscale per sanare il debito). Cosa stiamo guadagnando dal nostro investimento su Trenitalia? Cosa è cambiato da quando non era privata, oltre al fatto che ora siamo in generale più poveri? Prodi, Bersani, Renzi (che piuttosto di prendere il treno, gira l’Italia in camper) e i vari trombettieri dell’economia liberista, cosa hanno da dire in merito? E oppureVendola, l’amico di Don Verzé? E Grillo?

Citando il compianto Magnotta, non c’è altro da dire se non “me iscrivo ai terroristi”.



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