Ecco perché quando venne annunciato Blood Mantra le mie aspettative erano, se non alte, considerevoli. E in buona parte devo ammettere che non sono state deluse; sin dall’opener Exiled In Flesh veniamo travolti da un tornado di blast beat e riff inquadrati che strizzano più d’una volta l’occhio a certo industrial alla Fear Factory dei tempi che furono. La prima metà del disco è una festa per l’apparato uditivo, i Decapitated sparano una cannonata dietro l’altra senza annoiare mai. Il mio primo pensiero fu rivolto a svariate divinità affinché tutto il platter si mantenesse su questi livelli ma si sa, gli dei sono creature volubili e le mie preghiere non sono state ascoltate. A fronte di una prima metà del disco in stile all killer-no filler, nella seconda parte dell’album si assiste ad un vistoso calo di ispirazione: le canzoni assumono una lunghezza eccessiva arrivando a sfiorare gli 8 minuti e il songwriting stesso si appiattisce, facendosi eccessivamente ritmato e cauto, portando inevitabilmente alla noia. Non basta purtroppo rialzare leggermente il tiro in chiusura per sanare quella che è, a tutti gli effetti, una mezza delusione. L’impressione è la stessa che si proverebbe guidando un’auto sportiva su un circuito da gara, avete presente quelle macchinone da 300 cavalli? Ecco immaginate di stare sfrecciando a 280 all’ora su un rettilineo quando di colpo vi finisce la benzina e rimanete lì, come dei fessi a cui hanno staccato la spina. Ripeto, è un peccato imbattersi in dischi del genere perché sarebbe bastato poco per portare a casa uno dei risultati migliori dell’anno, invece Blood Mantra finisce con l’essere, a suo modo, nulla di più di un coito interrotto.