Deliziosa Verona #1: la Basilica di San Zeno

Creato il 25 gennaio 2016 da Athenae Noctua @AthenaeNoctua
Cominciamo il nostro itinerario veronese da uno degli edifici più prestigiosi della città: la Basilica di San Zeno Maggiore, detta anche Basilica di San Zenone. In posizione leggermente defilata rispetto al centro cittadino, la basilica è dedicata al santo patrono della città, ottavo vescovo di Verona, vissuto nel IV secolo e giunto dal nord-Africa. Il primo nucleo del complesso religioso risale all'epoca immediatamente successiva alla morte di San Zeno, con la costruzione di un cenobio e di un cimitero lungo la Via Gallica destinati ad onorare il defunto vescovo e a conservarne le reliquie. 

Basilica di San Zeno - visione dalla piazza


La chiesa fu ampiamente rimaneggiata: la nuova basilica consacrata da Pipino l'8 dicembre 806 e arricchita delle reliquie del santo l'anno successivo (21 maggio) per rendere giustizia all'espansione del culto di Zeno fu vittima delle incursioni degli Ungari; Ottone I, in accordo con il vescovo Raterio, la fece riedificare a partire dal 963, ma già nel secolo successivo furono avviati i lavori di ampliamento che si conclusero con il restauro del campanile, completato nel 1178. La basilica, però, non aveva ancora la forma che conosciamo oggi: dal 1217 al 1931 si susseguirono diversi interventi che coinvolsero la facciata, i soffitti e le scale che collegano i diversi livelli della chiesa.

Basilica di San Zeno - presbiterio

La lunga elaborazione di questo straordinario prodotto dell'arte romanica spiega il fascino della struttura e la sua magnificenza: se San Zeno stupisce già con la sua elegante facciata, il rosone realizzato da Maestro Brioloto e il ricco apparato di rilievi del protiro degli scultori Guglielmo e Niccolò, non meno maestoso è l'interno, suddiviso in tre navate e tre livelli (quello dell'entrata, la navata superiore con il presbiterio e l'altare e la cripta sottostante).
Impossibile, nell'avvicinarsi alla basilica, non ammirarne la compostezza e i colori tenui, che la fanno rifulgere di mille riflessi quando il sole splende su di essa, e ancor meno inevitabile è prestare attenzione al rosone del XIII secolo di Brioloto, che, come indicano le sei figure che lo attorniano, rappresenta la Ruota della fortuna e reca un'iscirizione tipica della declinazione medievale di questo tema:
«En ego fortuna moderor mortalibus una,
Elevo, depono, bona cunctis vel mala dono
Induo nudatos, denudo veste paratos.
In me confidit si quis, derisus abibit.»
«Ecco, solo io Fortuna, governo i mortali;
elevo, depongo, dono a tutti i beni ed i mali;
vesto chi è nudo, spoglio chi è vestito.
Se qualcuno confida in me, se ne andrà deriso»
Al di sotto del rosone, al di sopra del portale, si trova il protiro del XII secolo, le cui colonne sono sorrette, come spesso accade negli edifici religiosi, da leoni con funzione apotropaica, cioè funzionali a respingere il male dal luogo sacro, mentre la copertura poggia sulle spalle di due sculture antropomorfe. Nella parte superiore si trovano raffigurati in bassorilievo di San Giovanni battista e dell'omonimo evangelista, mentre al centro è scolpita la mano di Dio nell'atto della benedizione. All'interno del protiro si staglia una lunetta occupata da San Zeno che riceve l'omaggio della città, in cui il patrono calpesta un drago simboleggiante il paganesimo. Il portale è riccamente decorato da formelle bronzee realizzate da diverse maestranze fra l'XI e il XII secolo. 

Rilievi di Maestro Niccolò - Genesi


Ai lati del protiro si elevano due serie di rilievi: a destra Maestro Niccolò rappresentò episodi dell'Antico Testamento (molto note sono le sue sculture della Genesi) e delle gesta di Teodorico, che a Verona ebbe una delle sue residenze privilegiate; a sinistra, invece, Maestro Guglielmo si concentrò sul Nuovo Testamento e su scene di duelli cavallereschi.

Basilica di San Zeno - interno

Accedendo alla basilica (da un'entrata laterale, essendo il portale chiuso), si rimane basiti per l'ariosità e la grandezza delle navate, amplificata dal grande slancio del colonnato e dall'immediata percezione di profondità data dalla scansione in tre livelli, di fronte ai quali non si sa in quale modo procedere: camminare lentamente lungo le pareti sfiorando le poderose colonne affrescate, lasciarsi immediatamente tentare dalla discesa delle cripte, o, ancora, correre ad ammirare la navata superiore e la pala d'altare di Andrea Mantegna?
Io ho optato, nel corso della mia prima visita, per la prima soluzione, un po'perché, amando le cripte e il loro raccoglimento, ho voluto lasciare il meglio alla fine, un po'perché la graduale scoperta delle navate laterali affrescate mi ha naturalmente condotta in un giro attorno all'altare maggiore sulla scia delle pitture del XIII e XV secolo, fra cui spiccano Il battesimo di Cristo, San Giorgio e la principessa (soggetto caro a Verona, che lo vuole dipinto anche in Sant'Anastasia per mano di Pisanello), Il trasporto delle reliquie di San Zeno e una Crocifissione adorna di angeli che mi ha fatto pensare a Giotto (è infatti attribuita ad Altichiero, della scuola giottesca).

Basilica di San Zeno - affreschi della navata di destra (XIII secolo)


Salendo nel presbiterio è possibile ammirare la pala del Mantegna, realizzata fra il 1457 e il 1459 su due livelli: il trittico superiore ospita la Vergine col Bambino e alcuni santi fra cui Pietro, Zeno e Benedetto, mentre la predella inferiore raffigura alcuni momenti della passione e della resurrezione di Cristo. 

Basilica di San Zeno -decorazione del presbiterio


L'opera, tuttavia, non catalizza l'intera attenzione, perché sormontata dalla ricca policromia dei costoloni e dagli affreschi con il Crocifisso circondato dagli Evangelisti: un complesso decorativo che, grazie alle forme slanciate, sembra convergere e dissolversi nel blu puntinato della volta, che indubbiamente richiama il cielo stellato. Alla sinistra dell'altare, inoltre, c'è l'originalissimo San Zen che ride, statua policroma in marmo risalente al XIII secolo.

Basilica di San Zeno - San Zen che ride

E infine ci sono due luoghi di grandissima quiete e suggestione: la cripta in cui sono custodite le reliquie di San Zeno, cui si accede attraverso una scalinata sormontata da tre arcate su cui sono poste le statue di Cristo e degli Apostoli, e il chiostro, in cui le architetture insistono su poderose colonne scure che continuano la selva interna, sebbene, data la diversa destinazione di questo ambiente, senza le forme agili descritte in precedenza.
San Zeno è dunque un luogo ricco di suggestione, che è un peccato tralasciare dall'itinerario cittadino: una piacevole passeggiata lungo l'Adige, da o verso Castelvecchio, permette di raggiungerlo in pochi minuti, orientandosi facilmente con la guglia del campanile. In un ambiente raccolto e maestoso, il tempo trascorre senza che il visitatore se ne renda conto, e, non appena si è decisi ad uscire, qualche particolare prima ignorato balza a catturare nuovamente l'attenzione, invitando ad una nuova processione fra le navate.

Basilica di San Zeno - la cripta


Tra il serio e il faceto, è d'obbligo ricordare una curiosità perfetta per il periodo di Carnevale appena iniziato: San Zeno è il cuore pulsante del Baccanal del Gnoco, la sfilata carnascialesca guidata da una bizzarra figura di uomo barbuto detto Papà del Gnocco, il cui attributo più vistoso è una grande forchetta su cui sta infilzato uno gnocco gigante. Essa si tiene l'ultimo venerdì di carnevale, chiamato Vènardi Gnocolar (Venerdì degli gnocchi), nel quale a Verona e nella sua provincia si usa consumare questo pasto, in omaggio ad una tradizione secondo cui proprio tale pietanza sarebbe stata servita alla popolazione per fronteggiare una forte carestia nel XVI secolo: la distribuzione, avvenuta nella Piazza antistante la basilica, venne poi riproposta annualmente in forma sempre più spettacolare, e si ripete tutt'ora, con una colorata e rumorosa processione che parte da Corso Porta Nuova e, attraversando le principali vie del Centro, conduce proprio davanti a San Zeno, dove i festeggiamenti hanno termine ufficiale.

Basilica di San Zeno - particolare della facciata con protiro e rosone


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