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Della tragedia greca atto secondo: il varoufakismo tra Che Guevara e Mastro Agostino Miciacio. Sul “terrorismo mediatico” che incensa falsi miti mentre le Borse vanno a picco e lo Spread sale.

Creato il 06 luglio 2015 da Rosebudgiornalismo @RosebudGiornali
Il trendyssimo Varoufakis tra le pagine del Corriere.it

Il trendyssimo Varoufakis tra le pagine del Corriere.it

di Rina Brundu. Di buono c’é che quella messa in scena dal Primo Ministro greco Alexis Tsipras e dal suo (ex) Ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, non sembra una tragedia scritta da dilettanti allo sbaraglio, quanto piuttosto un dramma epocale di tipo shakesperiano che non manca di sfaccettature stile gotico sublime. A questo proposito fa impressione, tra le altre cose, la reiterata “leggerezza” con cui, mentre le Borse vanno a picco, lo Spread sale, il nostro debito aumenta, la Stampa italiana “che conta” continua a subirne la fascinazione e a presentare gli attori di tale nefasto play, ma soprattutto i suoi antieroi per eccellenza, vedi il cliccatissimo Varoufakis, come star adolescenziali in grado di fare tendenza.

Parafrasando lo stesso ex Ministro delle Finanze ellenico che solo pochi giorni fa ha definito i suoi colleghi europei dei terroristi finanziari, non sarebbe azzardato dire che se ci troviamo al punto in cui ci troviamo molto è dovuto anche al sensazionalismo, al terrorismo mediatico perpetrato in tutta Europa, e in Italia in particolare, da numerosi organi di Stampa, ciascuno impegnato a difendere gli interessi della sua parrocchietta. Da questo punto di vista faceva quasi orrore, l’altra sera, sul TG1 di Giorgino, la felicità bambinesca del Nichi Vendola in trasferta in quel di Grecia, mentre impegnato a salutare la vittoria del NO e quasi a sostituire idealmente l’icona datata cheguevariana con quella più digitalmente trendy di Yanis Varoufakis.

Difficile per chi conosce la vera storia del Che, coltivare il suo mito senza metterlo in discussione, ma sostituirne la figura con quella di Varoufakis è davvero troppo. Eppurtuttavia – l’impressione che si ha a queste latitudini informate da giornali e giornalisti più posati – è che non non ci sia quasi verso di fare in modo che il giornalismo italiano, nonché un dato modo italico di fare politica obsoleta, imbevuta di diktat da regime ideologico, riescano a distinguere tra notizia seria e pettegolezzo, laddove ogni novità si confonde e si perde dentro un calderone fumante gravata dallo stesso peso specifico. E mentre tutto è importante e nulla è davvero importante, e chi più può inneggia all’incombente Armageddon con ridicoli statement tipo “hasta la vittoria siempre”  il MIB segna un – 3.5% e lo Spread torna a crescere.

Un poco come passare sotto le forche caudine con il sorriso sulle labbra, o comportarsi alla stregua del romantico Mastro Agostino Miciacio – il calzolaio interpretato dall’immenso Totò nell’indimenticabile “San Giovanni Decollato” (1940) –  il quale era idealmente e fondamentalmente disposto ad offrire la sua testa mozzata su un piatto d’argento ai bossetti del quartierino, pur di non rinunciare a cantare la sua mazurketta dei vent’anni.

O di altri momenti neppure troppo seri del varoufakismo mediatico imperante e da ricordar sospirando. O dimenticare. Whichever.

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