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Depotenziamento senza timori

Creato il 31 ottobre 2017 da Gadilu

Depotenziamento senza timori

Il prossimo cinque novembre sarà inaugurata la scritta che illuminerà il cupo fregio mussoliniano apposto sopra l’ex sede del partito fascista, in Piazza del Tribunale. Il breve testo, come noto, riprende la frase pronunciata durante un’intervista dalla pensatrice Hannah Arendt, che nella traduzione italiana suona: “Nessuno ha il diritto di obbedire”. Molti l’hanno giudicata oscura, o quantomeno di significato non immediatamente intuitivo. La difficoltà è innegabile, anche perché è obiettivamente impossibile restituire la densità del ragionamento di Arendt isolando quell’unica frase – che non è uno slogan, ma l’esito aforismatico di una stratificata riflessione sulle fonti del diritto e sull’esperienza totalitaria che ne ha coartato la sfera – al di fuori del suo contesto.

Un dibattito ermeneutico sul senso della citazione potrà senz’altro essere sviluppato anche in seguito e, per così dire, al margine della sua costante presenza scenografica. Le domande da porre, adesso, sono però altre. La più rilevante sollecita il dubbio – del tutto legittimo – che l’aver proceduto a una storicizzazione così accentata finisca per essere un modo involontario di attirare di nuovo l’attenzione su ciò che si sarebbe invece potuto tranquillamente consegnare ad un metabolismo spontaneo della memoria (e alla sua buona porzione di oblio). Possibile, insomma, che proprio l’auspicato “depotenziamento” risvegli e inietti sangue pulsante nel fantasma che si voleva definitivamente seppellire?

L’esempio di quanto è stato compiuto sul Monumento alla Vittoria sembrerebbe smentire tali timori. In quel caso l’intervento è riuscito perché il percorso museale ipogeo di fatto non scalfisce l’integrità del manufatto. Lo svuota dell’antico senso esibendolo e lasciando soltanto all’anello led che cinge una colonna in superficie il compito di espletare la sua funzione di “straniamento”. La scritta di Arendt, però, si frappone in modo molto visibile tra il fregio di Hans Piffrader e chi lo osserva, cercando di sabotare istituzionalmente (e non solo spiegare) il contenuto del “credere, obbedire, combattere” che sintetizza lo spirito del fascismo. Non è un caso che i simpatizzanti di quella ideologia abbiano annunciato una protesta di piazza, sfruttando evidentemente anche l’occasione dell’inaugurazione per farsi un po’ di pubblicità. Il fatto che proprio chi oggi si richiama senza vergogna all’eredità fascista finga di farsi paladino della disobbedienza civile, accusando i valori fondanti della democrazia di essere a loro volta antidemocratici e “talebani”, è un penoso segno dei tempi e degli sbandamenti concettuali che li caratterizzano.

Corriere dell’Alto Adige, 31 ottobre 2017

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