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Detroit Become Human: impressioni sulla nuova demo dalla Paris Games Week

Creato il 01 novembre 2017 da Lightman

Gameplay e Q&A in diretta da Lucca Comics!

Alla Paris Games Week abbiamo assistito ad una nuova demo di Detroit Become Human con protagonista l'androide Kara.

Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d'avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Kara è il cuore e la mente di Detroit: Become Human. Non è solo uno dei tre personaggi giocabili che comporranno la nuova avventura interattiva di David Cage, ma anche il suo "motore" iniziale, l'idea da cui è nato tutto il progetto. All'incirca cinque anni fa, quando l'omonima tech demo venne presentata, furono in molti a chiedere a Quantic Dream quale sarebbe stato il "destino" di quest'androide dal corpo di metallo e dagli occhi così espressivi. E quel futuro, adesso, si chiama Detroit.
L'opera - ormai lo sappiamo - è il racconto di una presa di coscienza, della consapevolezza, da parte di creature artificiali, di possedere una vera anima oltre la scocca artificiale che li ricopre, oltre il software installato nel cervello. Kara è forse la più umana tra le creazioni di Cage, più di Connor, più di Marcus. Nel suo sguardo spaventato si annida la convinzione che, con un gesto di rivalsa, possano essere distrutte le barriere che separano la schiavitù dalla libertà. La scena che l'ha vista protagonista, nel corso dello Showcase Sony alla Paris Games Week, ha un impatto tremendo e agghiacciante.

In tutte le sequenze di gameplay mostrateci fino ad ora, il filo conduttore è sempre stato l'impeto di ribellione degli androidi, macchine senzienti create solo per agevolare la vita degli uomini: per un motivo o per un altro, sia Connor che Marcus hanno preso coscienza di sé dinanzi ad eventi traumatici, che li hanno destabilizzati e "corrotti", fino a farli diventare dei " Deviant", minaccia reale e pericolosa di una società, paradossalmente, poco "umanizzata". La devianza di Kara, invece, avviene in virtù di una ragione differente: nasce, d'altronde, per un senso "materno" di protezione. La demo estesa era ambientata in una fase un po' più avanzata nell'esperienza nei panni dell'androide: Kara è un modello "convenzionale", ossia tipico, standard, obbediente. In poche parole: perfetto. La sua sola colpa, è quella di essere al servizio di un "gentiluomo" (come lo hanno ironicamente definito gli sviluppatori), Todd, un omone rozzo e disgustoso, con la tendenza a non controllare adeguatamente la rabbia. Ironia della sorte, Kara si trova a dover fare da "domestica" ad un uomo che ha perso il lavoro proprio a causa di un essere innaturale come lei, sostituito da un individuo meccanico molto più efficiente. La sua presenza è quindi fonte di ulteriore tensione nel nucleo famigliare. A pagarne le spese è soprattutto la figlia Alice, una bambina che vive nel terrore di essere picchiata da un padre sempre più fuori controllo. E la tragedia, o la liberazione (a seconda delle scelte), avviene in una "notte tempestosa". Il capitolo cui abbiamo assistito si intitola proprio " Stormy Night", emblematico di un temporale sia esteriore che interiore.
Dinanzi all'ennesimo abuso ai danni della piccola, Kara avverte dentro di sé la necessità di agire, di disobbedire agli ordini del suo padrone. Spetterà solo al giocatore decidere se l'androide distruggerà il suo palazzo mentale, diventando così una Deviant. Al di là di un lavoro di scrittura figlio di una maturazione palese e tangibile, Detroit surclassa i precedenti lavori del team specialmente per la capacità di suggerire un trasporto emotivo strepitoso, complici un corredo audiovisivo sensazionale, ed una regia molto più dinamica e precisa rispetto al passato. La musica, a tal proposito, gioca un ruolo fondamentale: non solo si prodiga in virtuosismi sonori eccezionali, mixando rumori ambientali con acute note di violino durante le fasi più concitate, ma aumenta e diminuisce di intensità a seconda delle reazioni dei personaggi.

E le variabili in campo, mai come in questo caso, sono innumerevoli, nonché totalmente concatenate tra di loro: qualunque minima azione di Kara possiede dei risvolti che influenzano pesantemente l'andamento degli eventi. A dimostrarcelo c'è un'apposita infografica, una mappa delle possibilità alternative che palesa tutti i sentieri percorribili. Noi abbiamo potuto osservare solo due diversi modi di giungere al medesimo obiettivo, ma credeteci quando sosteniamo di essere rimasti assolutamente sbalorditi nell'accorgerci che una singola deviazione avrebbe potuto, in teoria, comportare uno stravolgimento integrale. Una volta che il virus del "libero arbitrio" si è diffuso tra i suoi circuiti, Kara può ora provare a consolare Alice, ora a tranquillizzare Todd.
Ha la facoltà di scappare con la bambina, o di fronteggiare a viso aperto il suo violento padrone. Molte delle azioni disponibili varieranno in base alle conoscenze pregresse del giocatore: la presenza di un oggetto, ad esempio, così come la sua posizione, si modifica a seconda delle scelte effettuate nei capitoli antecedenti. In questo modo l'intero ordito narrativo ci appare come un filo interconnesso, che dispone di tantissime diramazioni tutte ben ingarbugliate.

Non saranno solo le sfumature intermedie a subire cambiamenti significativi, ma anche la conclusione dell'atto. Vivere o morire, fuggire o restare intrappolati: Detroit è il gioco di Quantic Dream più ampio ed articolato, summa di ben vent'anni di carriera. E sebbene la dinamica di QTE rimanga più o meno sempre la medesima, ad aver subito notevoli migliorie è la potenza della messa in scena. Il motion capture allo stato dell'arte si accompagna ad un uso sapiente dell'inquadratura virtuale, rendendo così le sequenze di colluttazione assai più accese e coreografiche. Il flusso di immagini a schermo è letteralmente da pelle d'oca: con una perfetta conoscenza delle regole del pathos, Cage e soci non fanno alcuno sconto al giocatore, ponendolo dinanzi a situazioni che lo colpiscono come un pugno diretto nello stomaco, molto più di come avveniva in Heavy Rain o Beyond. Detroit - lo si intuisce già da ora - è un gioco parecchio più violento dei predecessori, capace di bilanciare al meglio delicatezza e ferocia. Senza volervi anticipare alcunché, basti sapere che in alcuni frangenti l'ultima opera di Quantic Dream saprà spiazzarvi come poche altre, chiedendovi di giocare contro il tempo, domare la tensione, frenare i vostri impulsi più istintivi. Con il rischio, assai concreto, che i vostri sforzi possano risultare del tutto vani: l'errore, infatti, in Detroit si paga caro, anche a costo della vita. Si tratta quindi di un punto assai importante nell'evoluzione del medium videoludico, capace - se tutte le promesse saranno mantenute - di portare l'interattività ad un livello più evoluto, che simula, dal punto di vista di un androide, ciò che significa "diventare umani": un'esistenza priva di catene ma terribilmente fragile, dove una singola decisione errata può avere conseguenze devastanti.

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