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#Dexter ovvero come ti riduco un serial killer in otto stagioni

Da Strawberry @SabyFrag

 

#Dexter ovvero come ti riduco un serial killer in otto stagioni

La fine di Dexter. Parliamone. **ATTENZIONE SPOILER**

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Non potevo far passare sotto silenzio l’epilogo di una delle serie più famose e amate degli ultimi anni. Persino amorcito, che non guarda serie tv a parte qualche sit-com, si era lasciato affascinare.

E come poteva essere diversamente. Dexter è stata una serie innovativa nel suo presentare una tipica struttura da crime attraverso, però, la prospettiva di uno di quegli assassini che di solito vengono catturati nei polizieschi e che invece qui ne diventa il protagonista assoluto. Difficile resistere a un personaggio che stravolge l’ordine delle cose, che dovresti biasimare ma per il quale si finisce per fare inevitabilmente il tifo.
Le prime stagioni avevano toni kitsch come le camicie di Batista, dai colori saturi, che ritraevano una Miami caliente e asfissiante –  pareva quasi di sentirlo l’odore di sudore e sangue che emanavano le sue strade – ma mai stancanti o inconcludenti. Dex era un serial killer con un codice che gli permetteva di aver tutto quello che voleva, sangue incluso. E guardarlo all’opera intrigava, ammaliava. Il personaggio di Dexter conduceva di volta in volta a sospendere ogni criterio di giudizio mentre montava la curiosità di vedere se l’avrebbe spuntata anche questa volta e se sarebbe riuscito a fare a pezzettini il cattivo di turno e arrivare in tempo per la cena con Rita. Ah, Rita…

Molti considerano la quarta stagione come il punto di non ritorno della serie. Certo che la morte di Rita fu un momento chiave per il personaggio di Dexter, l’inizio di un percorso che, a cose fatte, sembra essere stato quello dell’autodistruzione. La quarta fu una grande stagione, con l’ultimo supercattivo degno di questo nome, Trinity, e con uno show che pareva avere ancora molto da dire, con un finale aperto che solo la genialità degli autori avrebbe potuto decidere dove si sarebbe andati a finire. Ecco, appunto…
Tuttavia, per me la serie si salva anche nella quinta stagione, quando Dexter inizia quel viaggio dentro di sé per capire chi sia davvero. La storia con Lumen mi avevo commosso e, non so, quella stagione mi era piaciuta tanto e se la serie fosse finita lì ne sarei stata soddisfatta.
E invece no.

Sesta e settima stagione sono state pessime. Prima Travis l’invasato dell’apocalisse, uno dei peggiori antagonisti visti in questa serie, poi una settima stagione in cui, boh, non si è mai davvero capito chi fosse il nemico: il russo, Hannah… ecco Hannah. La settima stagione è stata un guazzabuglio di idee mal poste e di intrecci secondari aggrovigliati tra loro. Un  Dexter allo sbando, senza più un reale obiettivo, perso nei meandri del suo amore adolescenziale per Hannah mentre questa per poco non lo fa fuori, e nel frattempo Debra, la cazzutissima Debra, mi diventa un surrogato di persona, tra amori incestuosi e rimpianti, fino a che la scoperta di quello che è realmente Dexter – ma Dexter è realmente così? – e, diciamocelo, la gelosia che prova nei suoi confronti non la fanno uscire di capoccia del tutto, in uno dei finali più brutti nella storia della serialità televisiva.

L’ottava stagione non è stato altro che il vergognoso seguito di una serie che ha finito le idee e anche la voglia di sorprendere. Autori assolutamente incapaci di dare una svolta, un segno di vita, almeno durante l’ultima stagione di una show che lo meritava tutto. Debra  irriconoscibile, Dexter l’ombra di se stesso, e poi la soporifera Vogel e l’intera stagione tramutatasi in una deprimente terapia di gruppo, che non porta neanche a veri risultati. “E’ colpa mia” “No è colpa mia” “Avrei dovuto” Avrei potuto” “Ora ti ammazzo… ora ti salvo…” “Ci ammazziamo in famiglia…” e così per tutto il tempo. Anche i nemici non sono più quelli di una volta e il merito di quel matto come un cavallo di Oliver-figlio-di-Vogel è solo quello di aver reso un po’ più movimentato il finale. Ma tutto qua, eh.

E poi si arriva al finale season. Bah. Non saprei neanche da dove cominciare. Finale frettoloso. I personaggi corollari passano realmente in secondo piano, e non importa quanto la loro presenza sia stata importante in questa serie (ad esempio la storia della figlia di Masuka buttata lì come per caso). Tutto si concentra sui pochi protagonisti che rubano la scena a tutti.
Hannah è tornata a tritare gli zebedei già da qualche episodio e, nonostante sia ricercata in tutti i 50 stati, se ne va in giro per la città, prima a bersi un cocktail con il maritino nuovo e poi a soffocare Dex con la storia dell’Argentina. E ormai Dex ci crede a questa storia con lei, nonostante la “signora delle camelie avvelenate” gli abbia dato il suo amorevole saluto narcotizzandolo. E che fa lui? Le affida Harrison. Affida suo figlio a un’assassina. Mi pare ovvio. Così, mentre Hannah, la ricercatissima Hannah, passa incolume controlli e check-in e sale su un aereo diretto in Sudamerica, Dexter si ritrova a vivere un dramma familiare. La morte di Debra ha in sé dell’assurdo, come l’intero episodio del resto. Un giorno sta bene, il giorno dopo è un vegetale. Intanto Oliver ci fa la cortesia di farsi beccare e Dex lo finisce davanti alle telecamere. E lì mi sono detta: “Bene, dai che finisce che lo friggono!”.

E invece no. Dex se la cava ancora una volta. Se la cava anche quando riesce a portare fuori dall’ospedale, sotto gli occhi di tutti, il corpo di Deb. Ok la tempesta imminente, ma lì si è trattato di un caso di cecità temporale collettiva!

Dex si porta la sorella senza vita sulla sua “Slice of life” e si dirige verso la tempesta. Ed è lì che si consuma la tragedia. Ed è lì che ci sono cascata di nuovo. Eh si, credevo che Dexter volesse suicidarsi affrontando la tempesta. E mentre osservavo i resti della sua barca che venivano recuperati, ho quasi pensato che era davvero un brutto finale, ma vi era una sorta di catarsi nel suo sacrificarsi.

E poi si arriva alle ultime scene. A quel misterioso scaricatore di tronchi, silenzioso e solitario, che nelle ultime scene si rivela essere nient’altro che Dexter, afflitto, solo e ritiratosi a vita privata.

Attimo di interdizione. Ma che significa????

Nella mia testa sono nate “lunghe” riflessioni. Mi è venuto il dubbio che il finale sia stato molto più amaro e crudele di quanto sarebbe potuto esserne uno in cui Dexter fosse morto. La morte in Dexter ha sempre avuto qualcosa di liberatorio. Un’uscita del genere avrebbe lasciato Dexter in qualche modo impunito, dalla parte della ragione. Quella che il nostro serial killer si infligge è una pena più grande, che rientra anche nella mentalità giustizialista americana. Per salvare i suoi cari, Dexter decide di abbandonare la sua vecchia vita e isolarsi dal mondo. Non sappiamo se Dexter uccide ancora, ma con le sue azioni il personaggio si sacrifica da “eroe”, tramutando la sua vita in un ergastolo all’aria aperta. Una condanna più inappellabile della morte perché non dipesa da un fattore terzo ma solo dalla decisione personale di punirsi. Ma se questa è davvero la fine di Dexter, una sorte tremenda da autocondannato, a cosa sono valsi il codice di Harry e tutti questi anni passati a “non lasciarsi beccare”? Una domanda che con molta probabilità rimarrà senza risposta.

Giunti alla fine, però, io Dexter non lo ricorderò certo così

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ma preferirò ricordarlo sempre così

#Dexter ovvero come ti riduco un serial killer in otto stagioni

Goodbye Dexter.


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