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» Di Sensibilità e Artisti

Creato il 19 giugno 2018 da Marta @M_Sognatrice

La sensibilità non è donna, la sensibilità è umana. Quando la trovi in un uomo diventa poesia.

{Alda Merini}

Oggi solo due pensieri veloci.
Prossimamente – appena trovo un attimo di pace – vi parlo di un libro e di una vacanza. Non temete, non scompaio del tutto.

In questi ultimi giorni ho potuto vedere due uomini in lacrime. Due grandi Artisti musicali che hanno semplicemente mostrato quella che è la loro anima alle persone, senza maschere, senza freni, senza filtri. Ah, in realtà se torno indietro a qualche mese fa potrei aggiungerne un terzo.
Tre Artisti che seguo. Tre uomini dotati di una sensibilità rara che mi porta ancora di più ad “amarli” e seguirli.
Mi sono ritrovata a riflettere. Sì. Una breve riflessione che riporto qui.

Ma quanto è bella la sensibilità?
Sì, essendo io stessa molto – troppo! – sensibile, so perfettamente che è anche un gran peso da portare. Non è facile gestirla, e forse a volte vorresti non averla così intensa. Perché senti molto di più, perché non riesci a fingere, perché quando le emozioni forti arrivano, devono sgorgare in qualche modo e spesso attraverso le lacrime. Lacrime di pura gioia, ma anche lacrime di tristezza, quello sfogo che ti permette di buttare tutto fuori e tornare a star bene. Perché quel peso che sentivi nell’anima svanisce, almeno per un po’.

Io penso che non ci sia nulla di male nel piangere. Non ho mai concepito soprattutto gli uomini che dicono di non piangere, perché se sei uomo non devi farlo. Non siete fighi. Non siete forti. Le lacrime non sono sempre un male. Anzi, sono la manifestazione della bella anima che hai dentro e che attraverso quelle gocce d’acqua si palesa.

Non si è dei coglioni se si piange. Anzi, io ci vedo davvero una sorta di poesia, come diceva la grande Alda Merini nella frase con cui ho esordito.

Quindi, uomini se vi sfuggono le lacrime, non nascondetele. È così bello emozionarsi, è così bello sfogarsi, è così bello quando scorgi quegli occhi ancora più luminosi, ancora più sorridenti.
Perché spesso quando il mondo ti ha sempre schiacciato per quasi tutta la vita, e ti ritrovi a realizzare un sogno nel quale non hai mai smesso di crederci, è normale emozionarsi.
Perché quando hai al tuo fianco un bambino con il coraggio di cantare su un palco circondato da tantissime persone, e rivedi in lui il bimbo che eri, è normale emozionarsi.
Perché quando la vita ti ha tolto troppo presto persone importanti, e ti ha chiuso molte volte le porte in faccia, mentre vedi la merda (scusate la volgarità, ma è quello che penso) andare avanti e far successo è normale sfogarsi.

E non c’è nulla di male.

Anzi. Io amo questo genere di uomini.
Amo tutto ciò. Amo la verità. Amo l’emozione pura, reale, tangibile.

Quella che arriva fino a noi, e ti permette di amare anche di più quella persona meravigliosa che segui.

Ma chi è l’Artista per voi?
Perché mi capita spesso di leggere persone dare dell’Artista a qualcuno così facilmente… Basta che uno faccia una canzone, scriva un libro, condivida una fotografia (spesso fatta al cellulare – quindi fa quasi tutto il cellulare e l’app usata -), o un disegno e … Sbam! È un artista.
Per me così non è.
Ci vuole impegno. Tanto impegno. Ci vuole anima. Ci vuole originalità. Ci vuole gavetta. Ci vogliono cadute e risalite. Ci vuole qualcosa che emoziona, qualcosa quasi del tutto creata con le proprie mani. Non lo so, forse ho un visione sbagliata. Ma prima di usare certe parole io rifletterei… si usano certi termini con troppa leggerezza, superficialità e a volte anche esagerazione.
Ho definito anche io diverse persone Artisti, ma perché ho avuto modo di vedere effettivamente le loro opere, perché conosco l’impegno messo, la passione vera, l’amore per la propria arte che non si traduce in una voglia di apparire, ma quanto di condividere e donare agli altri, traducendola in emozioni molto forti, e… a quel punto scatta in automatico tale definizione.

Mani, cervello, cuore e tanta umiltà, fanno per me un Artista.
E spesso sono anche persone che sono messe un po’ in disparte, e che vivono e amano realmente la loro arte, senza il continuo bisogno di avere approvazioni da altri. Di arrivare rapidamente al successo, ricercando continuamente complimenti da parte degli altri.

Una volta mi hanno definita Artista. Ma io non mi ci sento. Perché ho tanto da imparare, non ho forse ancora un mio stile né con la scrittura – che spero di poter continuare presto – né con la fotografia.
Non lo so, forse qui il pensiero è più confuso, ma ammetto che quando vedo persone essere definite Artiste facendo ben poco, o perché hanno raggiunto il successo con facilità e senza sforzo, resto tanto perplessa.

Poi, ovvio, è solo un mio modesto pensiero. So che è un argomento molto più complesso, e forse non si può davvero dare un’unica definizione di Artista. Anche perché subentra poi la soggettività. Anche se… a volte basterebbe essere un po’ più oggettivi e scegliere i termini più adatti.

Bene, ho finito con le mie riflessioni!
Torno alla mia coinvolgente lettura: sono totalmente persa con Follia di Patrick McGrath! Non sono ancora a metà, ma lo sto adorando!


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