Magazine Diario personale

Di un testo che non dice nulla e tutto. Dentro.

Da Chiara Lorenzetti

Il fatto è che io resto qua e osservo. Voglio dire, non che non agisco, anzi, per agire agisco parecchio, ma nel mentre osservo. Osservo da molti anni, tanto che mi si è aguzzata la vista, una sorta di superpotere, vedo attraverso. Vedo dentro. Questa cosa, a dire il vero, tutto subito mi ha messo in imbarazzo, non lo credevo possibile. Vederti dentro intendo. Facevo fatica a spostare la tenda ed entrare, chiedevo sempre permesso non senza prima aver aspettato fuori per ore. Salvo andarmene prima che tu rispondessi. Da dentro voglio dire. Mentre io ero fuori. Per dire, una specie di impossibilità di comunicare, come quella cosa dei social che dicono nei quali si scrive solo ma non si legge e ci si incanta dietro al vetro blu che emana luce. E tanto altro.
Ma dicevo del dentro. Del fatto che vedo dentro. Dopo un po’, intendo dopo aver capito che era una specie di dono, ho deciso di guardare. E dopo aver visto, ho cominciato a dire quello che vedevo. Non che fosse facile, non lo è nemmeno ora che hai capito cosa so fare, però lo facevo. Lo faccio anche ora, vedo e dico. Dico e si avvera. E restiamo insolitamente scioccati. Ogni volta. Ogni maledetta, benedetta volta. Che io sappia vedere è strano, ci vorrebbe un medico, forse, o una magia, o chissà, ma c’è qualcosa, lo so, un filo di corrente, spero non malvagia, non lo è, un qualcosa che mi fa vedere ciò che sei mentre lo sono anch’io.
Potrei dire anime gemelle, beh, ora dopo tutto quello che è successo potrei dirlo ma non è proprio così. Sono due entità che viaggiano su un piano che si muove a diverse lunghezze d’onda e un’onda influenza l’altra e poi ancora e poi ancora. Un mare. Immagina un mare e due corpi che galleggiano e smuovono le piccole gocce. Una dopo l’altra.
Credo si tratti di un dono. Vedere dentro, lo dicevo prima. O forse credo che sia il donarsi.
Sì, il donarsi.
Quanto durerà? E che importa, conta sia ora no?

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