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DIABOLICH, L'ASSASSINO CHE SFIDO' TORINO.-Prima Parte.

Creato il 25 febbraio 2019 da Nickparisi
DIABOLICH, L'ASSASSINO CHE SFIDO' TORINO.-Prima Parte."L’odio e la cattiveria abitano due case confinanti: la seconda tiene sempre aperta la porta per la prima"
Proverbio Inglese.
"La cattiveria la puoi trovare anche nell’ultima delle creature. Quando Dio ha fatto l’uomo doveva avere il diavolo accanto."
Cormac McCarthy.
L'uomo è una ben strana creatura, in grado di aspirare alle più alte vette della creazione fino quasi alle stelle ma perfettamente capace delle più atroci bestialità. Un dualismo che ci ha sempre accompagnati sin dalle origini.
Un credente magari a questo punto tirerebbe fuori il Peccato Originale mentre un laico preferebbe parlare di scelte personali ed esperienze di vita.
Senza rendersi conto che probabilmente stanno parlando della stessa cosa.
La realtà è che non lo sappiamo, semplicemente non siamo in grado di saperlo. Nonostante tutto quello che abbiamo imparato ancora non ci conosciamo.
Probabilmente questo sarà un dualismo che accompagnerà la razza umana fino alla fine dei suoi giorni.
E gli esempi di malvagità pura non mancano.
Eccone uno.
DIABOLICH, L'ASSASSINO CHE SFIDO' TORINO.-Prima Parte.Torino, anno 1958.
L' Italia sta passando in fretta dalla Ricostruzione al Boom economico con le grandi fabbriche del Nord che guidano il processo.
Grazie alle sue aziende, Fiat in testa, la città piemontese è diventata una delle mete principali dell' immigrazione meridionale, un fenomeno complesso, che i locali non sempre supportano e sovente mal sopportano, ma che ben presto finirà per trasformare il tessuto sociale cittadino.
 Mario Giliberti è uno di quei tanti meridionali arrivati con la loro valigia di speranze in città.
Mario Giliberti viene da Lucera in provincia di Foggia, ha appena 27 anni,praticamente ha ancora tutta la vita davanti. La sua sembra una storia comune e come molti altri ha trovato lavoro in Fiat. Non dà problemi Mario è un giovane schivo che fa una vita ritirata, sul lavoro si dimostra preciso ed affidabile, i colleghi, capireparto e perfino i dirigenti si fidano di lui.
Così quando improvvisamente scompare e per diversi giorni non si presenta più sul lavoro senza dare spiegazioni qualcuno comincia a preoccuparsi.
Mario Giliberti, in quel Febbraio del 1958 sembra scomparso nel nulla.
Ci vorrà però ancora del tempo prima che qualcuno si decida a muoversi.
DIABOLICH, L'ASSASSINO CHE SFIDO' TORINO.-Prima Parte.Trascorre ancora qualche altro giorno, poi però le cose cambiano.
E cambiano radicalmente.
E' il giorno 24 di febbraio quando alla sede del quotidiano La Stampa Sera giungono quasi in contemporanea sia una telefonata che una lettera anonima.
All'anonimo redattore che risponde alla prima giunge una voce gracchiante, la comunicazione è disturbata, ma il significato appare evidente. L'uomo dichiara di essere un assassino e di aver ucciso una persona.
La lettera, invece, è perfino peggio.
Il testo vergato a mano rappresenta un'unica intera sinfonia dell'orrore.
«Sono venuto da lontano per via
di compiere il mio delitto, da non confon-
dersi con uno qualsiasi. Ho studiato la cosa perfetta
in modo da non lasciare traccia ne-
anche di un ago. Con il delitto è cessato insi-
eme l’odio per lui. Questa sera parto alle ore 20»
La lettera prosegue, racconta di essere stato una volta molto amico della vittima, di aver portato assieme la divisa  ma che poi ci sarebbe stato un allontanamento.
Il mittente che si firma Diabolich sostiene di aver così compiuto il delitto perfetto.
Ma di telefonate e di lettere anonime ne arrivano tante ai giornali, perfino in quel lontano 1958, così sul momento nessuno prende sul serio la cosa.
In seguito se ne dovranno pentire.
Passa ancora un giorno.
Il 25 uno dei capi di Giliberti alla Fiat si decide di andare in cerca dell'operaio scomparso. Il dirigente si è fatto dare dall'ufficio personale tutti i recapiti possibili del suo sottoposto.
A quanto pare il giovane non ha ancora a disposizione una casa tutta sua, ma come molti altri suoi compaesani, ha dovuto ripiegare su una sistemazione di fortuna. Un suo parente, un ex calzolaio, gli permette di vivere e di dormire, nel retrobottega del suo vecchio negozio ormai chiuso.
Il retrobottega si trova in uno dei quartieri storici della città sabauda, i vecchi piemontesi lo conoscono come il "Borgh Vanchija", per tutti gli altri è il quartiere della Vanghiglia.
L'indirizzo preciso è Via Fontanesi 20.
Vi ricorda qualcosa?

DIABOLICH, L'ASSASSINO CHE SFIDO' TORINO.-Prima Parte.
Lo spettacolo che l'uomo si trova davanti è raccapricciante: Mario Giliberti è ormai morto,ucciso nel suo letto da qualcosa come 18 coltellate.Il corpo e la pozza di sangue che lo circonda sono talmente maleodoranti che fanno pensare che il delitto sia stato compiuto almeno da una decina di giorni.
Molto probabilmente la vittima è morta dissanguandosi lentamentente in perfetta solitudine.
Quando arriva la polizia nell'appartamento di fortuna vengono ritrovate alcune prove: un paio di tazzine di quelle che i Bar usano per il caffé, segni di una colluttazione e un biglietto.
Quando la notizia arriva ai giornali, dentro la sede de la Stampa Sera, qualcuno finalmente fa il collegamento tra la macabra morte del giovane Giliberti e l'altrettanto macabra lettera.
A quanto pare l'assassino aveva -tra le righe -fornito le indicazioni sul dove aveva compiuto il suo crimine:
VIA- FON-TA-NE-SI-20.
Non è finita qui, nel biglietto ritrovato sul luogo del delitto, l'anonimo Diabolich sembra volersi prendere gioco di tutti.
Il testo, chiaramente scritto dalla stessa mano della prima missiva, è fin troppo semplice:
"La Polizia riuscirà a trovare l'Assassino?"
(Continua...)

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