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Dialetto umbro: piove che se fina

Creato il 19 maggio 2020 da Berenice @beneagnese
Dialetto umbro: piove che se fina

Una primavera calda e siccitosa ci ha fatto desiderare l'arrivo della pioggia per scongiurare carenze idriche e difficoltà. L'acqua è un bene prezioso e insostituibile e ogni tanto una piovuta è salutare per rifornire la falde delle sorgenti.

Ora che la pioggia è arrivata bisogna caccia' fòra l'ombrella e arcapannasse senza zuppasse troppu.

Ecco alcune voci del dialetto umbro, parlato tra la Valnerina e Spoleto, relative ai temporali. Aggiungetene altre se vi vengono in mente, perché sicuramente qualcuna mi è sfuggita.

Stasera piove che se fina, ovvero piove così a dirotto da sembrare che il mondo finisca (finimondo) e la pioggia cade a barili, in grande quantità. (La cupella è l'antico nome latino del barile, una unità di misura per i liquidi).

Alcune volte, invece, piove pe' scusa cioè viene giù dalle nuvole una pioggerellina incerta che a malapena bagna la terra, mentre altre volte arriano certi sgrulluni che te fraciano l'ossa (temporali improvvisi che penetrano fino alle ossa con le relative conseguenze scatenate dall'umidità).

Se fa n'acquarella la pioggia è leggera, se fa n'acquata (acquazzone) la poggia è di breve durata ma consistente e lascia le pisciarelle, piccoli rivoli che scorrono sul terreno.

Se tròna da quarghe parte piove, dicono i saggi,che tradotto in italiano significa che se tuona da qualche parte piove. Questa non è solo una previsione meteorologica ma un detto che allude a una verità ancora sconosciuta, anticipata da qualche diceria insistente.

Quando c'è il temporale forte chi non ci ha casa se la cerca ovvero chi non ha un riparo se lo va a cercare ed è meglio evitare di trovarlo sotto un albero se non si vuole essere colpiti da un furmine (fulmine). In quel caso aiuta anche la devozione ai Santi con l'invocazione a santa Barbara e santa Elisabetta alle quali si dice: "sarvatece da ogni furmine e da ogni saetta".

L'acqua lascia a terra le pozzaracchie (pozzanghere) e i piedi sul bagnato lasciano le peacchie (cioè le orme) e come raccontava Arturo: "Avoja a dì che la gallina me l'ha fregata la vorbe, le peacchie erano de omo e no de bestia"


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