Dialoghi con l'Amanita#16 - L’Amanita, i distillati e le associazioni di idee

Creato il 26 gennaio 2016 da Loredana Gasparri
LoreGasp e L'Amanita
Neurino-mio, ormai lo avrete capito, è un tipaccio pericoloso (la voce astiosa dell’Amanita supera la censura: no, non è sempre ubriaco, i distillati del titolo sono quelli di qualche post fa, maligni!). E meno male che è l’epigono di una gloriosa stirpe di neuroni, se fosse in compagnia… forse dovrei domandare a LoreGasp.

Loredana, ero nociva quando ci siamo conosciute?

O forse ci siamo contagiate reciprocamente – sì, il risultato è quello che è, ma non è il caso di mettersi a cavillare ora che abbiamo ampiamente superato il bel mezzo del cammin di nostra vita…


Dicevo.

Spesso le mie associazioni di idee hanno qualcosa di inquietante: mentre stavamo disquisendo su Oscar Wilde, Neurino mandava segnali. E finalmente ho decodificato…

24 dic. L’Amanita scrive:

Tra l'altro – sempre per restare in atmosfere natalizie – mentre rimuginavo su Dorian Gray, Neurino ronzava... dopo che ho spedito il post, s'è illuminato d'immenso (esagerata!) e ha sbottato: dottor Jekyll!

Ora vado a "ravanare" nel doppiofondo dello scaffale.

Forse la scintilla è lo “sdoppiamento” di Dorian Gray: il ritratto diventa in qualche modo l’anima corrotta dell’uomo (mugugno de L’Amanita: un oggetto che accoglie l’anima… allora la signora Rowling non ha inventato un bel niente. Sì, d’accordo, gli horcrux di Voldemort sono un po’ più elaborati, ma alla fine… omamma, un’altra divagazione?!).

A quel poco che ricordo, nel romanzo di Stevenson lo sdoppiamento è fisico; grazie ad un esperimento scientifico, il dottore cerca di separare la sua parte oscura (guarda che accade anche in un episodio della serie classica di Star Trek: Kirk si sdoppia per colpa di un guasto al teletrasporto... Amani’, mo’ basta!), “traffica” con bene e male.

Così ho cercato il libro.

Ti permetto di svenire, Loredana: è una specie di distillato.

A mia discolpa, confesso che è in inglese. Anzi, forse ne hai uno anche tu – o lo hai avuto: lo usammo a scuola. Continuo a deplorare questa iniziativa, ma devo ammettere che i riassunti stranieri mi sono stati molto utili.

Desidero mettere in evidenza questo dettaglio; l’edizione semplificata – spesso fornita di note – mi permetteva di leggere un autore straniero, arricchire il vocabolario e nel frattempo “entrare” nella cultura di un altro paese. Erano a scopo didattico e mi hanno spinto ad andare a cercare i volumi originali e altri libri di autori che ho gradito; grazie a questa tattica ho affinato i gusti e ho ampliato la gamma delle scelte. Posso dire che sono stati uno strumento utile, anche se non hanno sostituito – e non potranno mai rimpiazzare – il libro originale.

Torniamo al dottor Jekyll. Ho cercato inutilmente la versione integrale in italiano. Dopo aver mangiato un po’ di polvere, sono giunta alla conclusione che non ho quel libro.

Forse non l’ho mai avuto; all’epoca trascorrevo interi pomeriggi in biblioteca, leggevo in italiano (anche) i libri legati al programma scolastico: tutti quei francesi, brrrr... evidentemente a scuola ci consigliavano quelle versioni. Il doppiofondo dello “scaffale del liceo” contiene parecchi libriccini in “lingua originale”; da Lazarillo de Tormes a Le Pére Goriot, da Chaucer ad Agatha Christie; ho perfino A Christmas Carol di Dickens!

Trascuravo allegramente altre materie e, tutto sommato, non ho avuto torto: seno, coseno e tangente continuano a non servirmi e “tangente”, per me, assume significati abbastanza ambigui.

Adesso son qua, distillato inglese fra le mani.

Provo a leggerlo...

Rispondo alla prima domanda, con una richiesta: definisci “nociva”. Perché se ti riferisci alle quantità industriali di libri che ho comprato dietro tuo consiglio, e le altrettante che ti sei procurata tu dietro mia istigazione, allora non possiamo parlare di nocività. Dobbiamo necessariamente riferirci ad un’elevata e persistente tossicità. Nemmeno un cesto di Amanite potrebbero provocare i danni estesi ed irreversibili che noi abbiamo arrecato ai portafogli di casa, nel corso degli anni.
Una volta stabilito questo, posso dire che sono riuscita a non svenire, quando parlavi di distillati. Ho usato anch’io quei libretti (non è che frequentavamo lo stesso liceo, e la stessa classe, eh?) in inglese, riduzioni dei classici delle letterature straniere che studiavamo. In quel caso, non mi sentivo insultata, anzi. Mi piaceva l’idea di entrare un pochino per volta in un posto nuovo, che non era ancora casa mia. E poi c’era la questione della lingua, che non era ancora nostra. Certo, una volta passata la soggezione, si ringrazia il libretto, lo si mette via e si corre a prendere l’originale senza tagli o riduzioni di sorta.
Per quanto riguarda lo sdoppiamento…credo che se l’Amanita fosse lasciata libera di mugugnare, scoprirebbe altri esempi. E’ un argomento affascinante, questo. Il rapporto con la vecchiaia, con la propria parte oscura, le proprie tendenze negative. Del resto, non andava di moda accettare il proprio buio…a seconda dei periodi, se mai ci si arrischiava a raccontarlo pubblicamente, ci si poteva ritrovare in mezzo a fascine ardenti, o infagottati in comode camicie legate sulla schiena.
Per cui, condanna a tutto spiano del lato meno luminoso, meno nobile…che si traduce in sdoppiamento, quasi a volere allontanare a tutti i costi da sé una parte che, volenti o nolenti, non si può tagliar via come un ramo secco. Anche perché…dove si troverebbe questo lato oscuro, fisicamente? Non è un braccio, una gamba, un pezzo di pelle in più.
Ora attendo le tue elucubrazioni dopo aver finito di leggere il distillato inglese tra le mani.
Altrimenti...chi ferma le mie?

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