Magazine Diario personale

DIALOGO CON IL PAPA’ MY DAD IS VERY ORRIBLE by Francesca Facoetti

Da Parolesemplici
tratta da fb, pagina

tratta da fb, pagina “frammento di stella”

“Ti posso chiedere papà perché con me sei sempre stato una persona orribile?”
“Modera i termini, ragazzina! Rispetto!”
“Beh, con tutto il male che mi hai fatto…”
“Dovresti ringraziare di aver avuto un padre! Io non ho avuto la tua fortuna: prima che nascessi mio padre, il tenente pilota era già morto, bruciato vivo su un aereo a soli ventott’anni. Tu invece hai avuto tutto dalla vita, e non ti accontenti mai. Se fossi stata una brava figlia, non avresti fatto morire la mamma di crepacuore…”
“Aridagli! Da quando è morta la mamma me ne hai sempre addebitata la colpa, sono stata anoressica, bevevo, ho fatto di tutto per distruggermi la vita e te ne sei sempre fregato. Dicevi alle suore che eri preoccupato che non mangiavo, e mi hai fatto pranzare a scuola solo una settimana, poi quando hai dovuto pagare il prezzo, in un’istante si è dissolta la tua ansia e non ho più potuto mangiare fuori.
“Accontentati! Io sono nato durante la guerra e non avevo niente: ho patito la fame.”
“Ma se il nonno ti ha cresciuto meglio di un figlio! Desiderava un maschio e per tutta la vita ha guardato a stento le sue tre figlie femmine, praticamente come hai fatto tu con me.”
“Giusto, la nonna: tu le somigli parecchio. Anche lei non ha mai combinato un ca… nella sua vita.”
“Infatti, e gli ultimi mesi di vita, quando era sulla sedia a rotelle, l’hai pure menata! Ringrazia la mamma che mi ha dato dei valori, se no a suo tempo ti restituivo quello che le hai fatto.”
“Ma sentila! Se proprio te le davo io! Se ti fossi comportata da figlia mia, avresti fatto il gioco di squadra, invece ti sei schierata dalla parte della nonnina… Tu te ne freghi degli altri, sei identica a tua nonna.”
“Era incinta e vedova a diciott’anni, poveraccia; la zia Marilena mi ha detto che l’hanno dovuta persino legare per farla partorire, perché lei avrebbe voluto ammazzarsi…”
“See ammazzarsi, quella era brava solo a fare scene… ah ah ah!”
“…E che quando le hanno comunicato che era vedova le sono venuti di colpo tutti i capelli bianchi, dal trauma.”
“Adesso mi hai stancato, taci! Scema, che ti preoccupi tanto per la tua nonnina! Dovevi pensare alla mamma, invece! Guarda la fine che le hai fatto fare! Cretina! L’ho detto a scuola alle tue professoresse che persona sei… loro ti vedevano tanto bene, studiosa, impegnata, ma ci ho pensato io a raccontare come sei davvero! E non è possibile che a dodici anni non si legga il giornale! Devi leggere il giornale! Queste sono le soddisfazioni che dai tu.”
“Si, e a dieci anni mi obbligavi a vedere “Chi l’ha visto?”, e io andavo a dormire nella paura, e non si poteva tenere accesa la luce o la porta aperta, se no crescevo viziata. Ancora mi ricordo di una certa Chiara Aquini sparita a vent’anni. Per non parlare dei film di guerra che mi costringevi a vedere a sette anni, e io di nascosto chiudevo gli occhi: e ora ho il terrore dei botti e sto rintanata in casa l’ultimo dell’anno.”
“Poverina. Ah ah ah! Non hai mai combinato niente di buono nella tua vita. Non hai nemmeno concluso l’avvocatura e non ti sei degnata di comunicarmelo.”
“Perché a te non importa se un mestiere mi renda o meno serena, l’unica cosa che conta ai tuoi occhi è il potere che ne deriva, per esibirlo agli altri. E poi non meritavi di saperlo, dato che te ne sei andato di casa dieci giorni dopo il mio diploma.”
“Ah, non meritavo di saperlo? Con tutti i sacrifici che ho sempre fatto per te! Avrei potuto comprarmi un aereo e invece tutto quello che faccio è per te.”
“Sì, come dire alla mamma di non comprarmi nemmeno i biscotti della colazione perché si mangia il pane secco.”
“I biscotti sono una cosa superflua, poverina te che non lo capisci. Per il tuo bene ti facevo mangiare il pane secco che rinforza i denti, dovresti ringraziarmi!”
“Sì, e tu intanto ti mangiavi quello fresco…”
“Certo, i miei denti sono già forti. Ah ah ah!”
“E la mamma di nascosto da te mi comprava le merendine, e quando tu eri andato al lavoro me le dava, e mi diceva: “non dirlo al papà.” Sapessi quante cose ti abbiamo tenuto nascosto io e la
mamma! Quante cose abbiamo fatto solo io e lei, che tu non te ne sei mai accorto. Sei tu il poveraccio che vivrai tutta la vita avendo conosciuto una persona solo a metà. E ricordati bene di quando lei si voleva separare, voleva lasciare te, mica me! Perché sei un essere ripugnante. Io ho i miei ricordi di mia madre, e me li tengo stretti, e sono ricordi che gridano il suo amore per me; e ringrazio Dio per tutto quello che lei è stata per me, e che non dimenticherò mai.”


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Dossier Paperblog