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Diario africano - 60/Pasqua

Creato il 29 marzo 2016 da Mapo
Gulu, Pasqua 2016
"Paska Maber". In Acholi "Buona Pasqua" si dice (più o meno) così. Nella notte ha piovuto un po' e stamattina c'è un po' meno polvere del solito quando il sole, alle 07.30, già picchia fortissimo. Nei villaggi sono tutti vestiti a festa in quella maniera così in equilibrio tra ridicolo ed eleganza che solo l'Africa può regalare. In smoking a piedi nudi, giusto per intenderci. Una bambina di 4 anni attende nel suo abito colorato con la gonna svolazzante davanti alla chiesa. Con quel sandalo di plastica gialla tra le mani sembra una piccola Cenerentola equatoriale. Quando finalmente ritrova la mamma sorride e tenendosi per mano entrano dalla porta principale del tempio. Oggi si festeggia la resurrezione del Signore, un affare anche qui decisamente serio. La chiesa di Elio, il fratello combiniamo da decadi legato a doppio filo con le sorti di questo angolo d'Uganda, è un edificio immenso a cui il tetto in lamiera non toglie l'eleganza perfetta delle cose semplici. L'ampia facciata svetta sulle capanne circostanti, nella campagna solcata dai binari di una vecchia ferrovia abbandonata.Diario africano - 60/Pasqua
 Da quando l'ho lasciata più di un anno fa ci sono stati grandi progressi. Per la festa hanno levato i ponteggi ed è ben visibile l'affresco del Cristo Pantocratore dietro l'altare. L'aveva dipinto il buon Luigi, il pittore di Moena, venuto qui a disegnare la chiesa e poi morto tragicamente proprio qui davanti, un giorno come un altro. Ai lati sono comparsi due dipinti: a destra ci sono due missionari di colore di cui ignoro l'identità, dall'altro lato Comboni, il missionario che ha dato il nome all'ordine. Visto da qui, seduto in una delle panche di legno in fondo con la mia reflex in mano, sembra una copia magra di Giobbe Covatta. I pilastri che dividono le navate laterali da quella principale sono rivestiti da un finto marmo color salmone e dalle finestre laterali, ormai tutte ricoperte con del plexiglas colorato, filtrano potenti i raggi del sole. Come un vero e proprio evidenziatore, colorano i propri bersagli: anziane signore in abiti tradizionale, i membri del coro e l'abito stesso del prete che per qualche secondo a metà dell'omelia sembra assumere la tinta accesa di un abito di Madonna, la più blasfema delle due. L'edificio è gremito e come al solito i bambini non perdono un angolo per rincorrersi e indicare incuriositi i pochi bianchi nascosti tra i fedeli.Diario africano - 60/Pasqua
Marco è un dentista che torna in Uganda a più di 15 anni dall'ultima volta, quando solo diciottenne, durante la guerra, dovette tornarsene a casa di corsa lasciandosi dietro un amico. In piedi davanti a una macchina pesca da una tasca dei palloncini colorati che gonfia con il fiato, lega a tempo di record e lancia in giro, scatenando le grida e i giochi dei più piccoli. Un mare di braccia nere si alza a cercare di afferrare l'ambito premio. Qui a Gulu l'uovo di Pasqua è un palloncino viola che vola di mano in mano, e la sorpresa non delude mai. Dopo una decina di minuti di schiamazzi una signora esce a rammentarci che, forse, non è il momento adatto a fare chiasso.Diario africano - 60/Pasqua
Ieri sera qui, nella luce fioca delle lampade, hanno battezzato una cinquantina di bambini nerissimi. Una grossa croce illuminata grazie ai pannelli solari montata in cima alla facciata ha attirato centinaia di fedeli. Sul pullman che va a Kampala persone di ogni età cantano canzoni di chiesa, i ragazzini portano al collo scadenti crocefissi di plastica, l'ateismo è comune quanto il veganesimo e nessuno si fa scrupoli a camminare per ore in processione sotto il sole cocente. La religione è per tutto, scontata quanto la forza di gravità. La spiritualità è qui una forza fisica, con una sua unità di misura e quel modo unico di rendere elettrica l'aria che si respira. Paska Maber.

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