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Diario africano - 63/La scuola

Creato il 03 aprile 2016 da Mapo
1 aprile 2016
Il cortile davanti ai dormitori dei maschi è arso dal sole. La pioggia della scorsa notte sembra lontana anni luce e l'erbetta che schiaccio sotto le scarpe impolverate è gialla come se non ci fosse acqua da settimane.In questo sabato mattina di inizio aprile la Angioletta Primary School riposa in un compound circondato da un basso muro di pietra, come una grossa tartaruga alta appena un piano di scale.Diario africano - 63/La scuola
Buona parte degli studenti sono in classe per le lezioni e in giro non si vede nessuno. Sotto il portico degli uffici una signora Acholi, elegantissima nel suo abito tradizionale azzurro acceso, siede in silenzio. Sembra di essere in una città del Far West abbandonata alla fine della corsa all'oro, o forse no."883 studenti, di cui 244 risiedono stabilmente nella scuola" - la direttrice aggrotta le sopracciglia mentre cerca di ricordare il numero esatto, che cambia di giorno in giorno. Suor *** è una grossa matrona che siede sotto un albero di mango come una regina d'altri tempi. La sedia in plastica rossa, crepata in più punti, assume le fattezze di un trono massiccio e imponente. Ha un abito azzurro che arriva fino alle caviglie e un velo bianchissimo che getta contrasto con il faccione scuro, rotondo e sorridente. Pur affabile e molto disponibile, emana una certa autorità e per la prima volta da quando sono tornato in Uganda mi viene lo scrupolo di dare del lei. Anche perché Suor *** parla perfettamente italiano. Dal 1974, tiene a precisare, quando mise piede nel bel paese per la prima volta per iscriversi a una scuola di fisioterapia. Suor *** è una specie di Atlante DeAgostini di Casa Nostra: ha vissuto a Milano, Como Varese, Magenta, Sant'Angelo Lodigiano e, senza battere ciglio, si mette a sciorinare una lunga serie di paesini dell'hinterland milanese che io ho a malapena sentito nominare. Un rosario lungo quanto la BreBeMi. Conosce anche il mio, Canonica d'Adda, di cui ricorda II ponte, il fiume, il prete e un grosso castello medievale. Nonostante confondere milanesi e bergamaschi sia tutto fuorché un peccato veniale, non mi azzardo a farle notare che si confonde con Cassano, sull'altra sponda dell'Adda. "Ma non ho mai capito una parola di bergamasco" - racconta.Diario africano - 63/La scuola
La scuola ha 27 insegnanti e ci sono bambini tra i 4 e i 15 anni. La retta, intorno ai 300 euro all'anno, è particolarmente alta e non tutti se la possono permettere. L'alternativa è la scuola pubblica, ma qui il sorriso si increspa, giusto per usare un eufemismo. Diserzione del personale docente, programmi scarsi, spese eccessive senza alcun servizio e assenza totale di vitto adeguato per i bambini: il carrozzone pubblico targato Museveni, presidente ugandese ormai giunto al settimo mandato, sembra un relitto ormai alla deriva. L'altro giorno, a una riunione del distretto scolastico con i presidi di tutte le scuole del circondario, pubbliche e private, si è talmente arrabbiata che è andata via dimenticandosi cellulare e occhiali da vista.Suor *** guarda in cielo, io penso che se dalle fronde cariche di frutti di questo grosso albero non le sia ancora caduto un mango in testa ci siano gli estremi per parlare di miracolo. Intorno ci sono dei bambini che stanno cucinando del pollo dentro una pentola appoggiata sul fuoco a terra. Il fatto che un esercito di galline circondi la scena sbocconcellando qua e là  non fa che confermare la nomea che si trovano appiccicata addosso questi animali. A pochi metri da dove siamo seduti ci sono dei campi pieni di cassava, il tubero bianco che qui la fa da padrone. Qui viene insegnato tutto ai bambini, anche come si cucina, come si stira e come si piantano e coltivano gli ortaggi. Probabilmente se avessi studiato qui forse ora sarei in grado almeno di cambiare una lampadina o mettere insieme qualcosa di più di una pasta al pomodoro per cena. Samantha, per esempio, era a lezione di elettronica quando siamo arrivati. Funziona così: Suor *** caccia un urlo, un bambino a piedi nudi accorre in maniera solerte, si inchina per riverenza, lei gli dice quello che vuole e dopo pochi minuti compare la bambina desiderata. È la figlia di un'infermiera dell'ospedale, conosciuta l'anno scorso. Nel giro di 12 mesi è ingrassata un pochino ma non ha cambiato idea riguardo al futuro: vuole sempre fare la dottoressa all'ospedale di Lacor. Scattiamo le foto di rito e le consegnano un piccolo regalo: la divisa azzurra del Monzino, per quando sarà una brava internista. C'è il mio nome scritto sopra e ci vorrà qualche piccola modifica per la taglia ma non sembra importarle troppo. Prima di ripartire firmiamo il registro delle visite.Diario africano - 63/La scuola
Il cortile all'entrata adesso è pieno di bambini che giocano a calcio. Ce ne sono 20 vestiti di giallo e 20 di blu. Penso che nel tempo dell'intervallo capiti spesso che neanche si riesca a giocare una palla. Mentre i maschi giocano a piedi nudi, poco più in là scorgo le compagne di classe che pompano l'acqua dal pozzo, la versano nell'ubiquitaria tanica gialla e se la caricano in testa per portarla verso il dormitorio. Immagino non sia un gioco e mi viene da pensare che anche la scuola privata possa avere le sue pecche.Prima di andare via, un po' di soqquatto, sposto più in là di un paio di metri le ciabatte che fanno da palo della porta dei gialli. Scoppiano tutti in una lunga risata, tranne il portiere.

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