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Diario africano - 65/Gulu Market

Creato il 04 aprile 2016 da Mapo
Gulu, 31 marzo 2016
A Gulu, seconda città d'Uganda in ordine di grandezza, la novità dell'anno è il nuovo mercato coperto. Fino a poco tempo fa le bancarelle dei venditori erano pericolanti architetture di legno sotto le quali venivano esposte tutte le merci: radio a pile, tessuti dai colori cangianti, cipolle e altri ortaggi a non finire, pesce secco, carne ricoperta da grossi mosconi neri e noccioline di ogni tipo. Quando pioveva la fanghiglia arrivava dovunque e buona parte dei venditori erano costretti a raccogliere baracca e burattini prima di ritrovarsi mezzi annegati. I bambini correvano liberi tra le bancarelle e si facevano grandi scherzi nascondendosi dietro le immancabili Singer delle sarte Acholi, sempre impegnate a confezionare abiti colorati.
Diario africano - 65/Gulu Market
Il nuovo mercato dà l'idea di aver avuto lo stesso impatto sulla città di quanto ha fatto la costruzione  di San Pietro nella Roma dei Papi. L'hanno messo in centro, ad un paio di vie dall'incrocio principale. Una volta girato l'angolo si scorge questa costruzione imponente, una delle poche della città a poter vantare ben tre piani, di certo la più estesa per metri cubi. I muri sono pitturati di un giallo ocra che sbiadisce di ora in ora sotto il sole mentre il tetto sembra il prodotto di un ingegnere impegnato in una simulazione in piccola scala dell'effetto serra. L'ingresso sulla strada è adornato ai lati da due riproduzioni a grandezza naturale di elefanti africani con tanto di zanne. A parte l'effetto scenografico, servono più che altro a dare un rifugio all'ombra ad alcuni ragazzi in canottiera che si mettono qui a vendere ananas mature. Sono ammassate l'una sull'altra dentro cariole da muratore e, quando le api si scostano un po', hanno davvero un bell'aspetto. Sulla facciata frontale c'è persino una rampa d'accesso per il carico e lo scarico delle merci su cui si affollano i Boda Boda, ansiosi di farsi pagare una corsa dagli avventori usciti a fare la spesa.Diario africano - 65/Gulu Market
Dentro si crepa di caldo e l'aria si riempie subito degli odori che si diffondono pungenti dai bancali. Siamo di fianco a quello del pesce dove troneggiano filetti di tilapia e nile perch. La prima, più piccola, viene pescata nel lago Vittoria e viene trasportata tutti i giorni in camion da Kampala, mentre il secondo, prelibato, è uno dei cibi preferiti dei coccodrilli del Nilo che spesso si appostano alla fine delle cascate per mangiare gli esemplari tramortiti dall'acqua che sbatte sulle rocce scure. Il pescivendolo, nella sua tuta da meccanico blu scuro, colpisce forte con un machete per recidere i pezzi migliori che poi mostra orgoglioso alle donne intente a fare la spesa per pranzo. Gli faccio due foto, facciamo amicizia e mi porta a visitare tutto "il negozio", tra le risate della moglie, sdraiata sul bancone incurante della vicinanza dei pesci. Da un lavandino tira fuori un pezzo di materiale biancastro di consistenza tendinea, a tratti quasi traslucido, che mi giura essere utilizzato per riparare i tessuti negli interventi chirurgici. Viene estratto dalle interiora del persico del Nilo, e quello che potrebbe sembrare una forma di estremismo vegano è in realtà solo senso pratico.Diario africano - 65/Gulu Market
Negli stretti corridoi alle spalle dei banconi vengono raccolti i prodotti di scarto, a cominciare da grosse foglie di banano, ormai rinsecchite e prive dei frutti che, giallissimi, brillano ovunque. A terra vedo delle signore che vendono cipolle rosse e pomodori.  Visto che è ora di pranzo mangiano grosse porzioni di una polenta bianca intrisa di un intingolo, direttamente con le mani che poi infilano in bocca per essere ripulite. Una grossa matrona visita di un abito sontuoso di colore oro fosforescente sceglie i pomodori a uno a uno e li infila in una borsa di plastica. Li guarda abbassando il capo per vedere attraversi i suoi Rayban scuro che la fanno sembrare una curiosa combinazione tra Renato Zero e Venditti. Poco più in là c'è il reparto pollame. Le grosse gabbie sono ripiene di galline starnazzanti che si agitano ogni volta che il venditore entra a prendere quella di volta in volta indicata dal cliente. I polli si vendono vivi e si ammazzano a casa, ovunque ci sono padri di famiglia che se ne vanno in giro in bicicletta con questi pennuti appesi a testa in giù ai lati del manubrio.Diario africano - 65/Gulu Market
Il primo piano è più ricercato e le bancarelle di cibo lasciano il posto a negozi di vestiti e tessuti. Gli odori e il chiasso si fanno più lontani e l'ambiente è scandito dal rumore delle macchine da cucire, centinaia di macchine a pedale perennemente attive. Alcuni sembrano veri e propri Atelier, come quello di Sarah, la sarta Acholi con cui abbiamo fatto amicizia. Si lamenta un po' delle rate d'affitto del posto, ma il giro d'affari sembra funzionare abbastanza bene. Confeziona coperte colorate e pantaloni di cotone che vanno letteralmente a ruba, specie tra i Muzungu. Tiene un quadernetto su cui appunta misure e prezzi. Di fianco, con un ago, mette un pezzo di tessuto per non scordarsi la fantasia. Oggi è particolarmente contenta perché la figlia Clare è stata ammessa alla scuola di infermieri del Lacor. Undicesima, su centinaia di partecipanti, ora mollerà ago e filo per dedicarsi a vie venose e cateteri. Saluta con il solito inchino, i capelli corti e il viso rotondo. Festeggiamo con una foto, prima di uscire con la solita, immancabile, borsa piena di colori.Diario africano - 65/Gulu Market

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