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Diario africano - 70/A casa dei Masai

Creato il 12 febbraio 2018 da Mapo
Masai Mara (Kenya), 4 febbraio 2018

Per capire il Masai Mara bisogna capire i Masai, e noi non li abbiamo capiti. Uno dei parchi più famosi del mondo prende il nome dall'antica popolazione di guerrieri nomadi, famosa dovunque per le fotografie che ritraggono quei volti scavati dal tempo e dalla fatica eppure cosparsi di gioielli colorati e vistosi. A partire dagli orecchini, che le signore si mettono addosso anche per portare le bestie al pascolo. I maschi portano sulle spalle dei drappi rossi a quadretti, vestono una specie di gonnellino alla quale è attaccato un lungo coltello e tengono in mano un bastone di legno dalla punta arrotondata. O perlomeno è così che si presenta Nixon (!), la guida che ci accompagna per questo tour nel parco a caccia di ghepardi, leoni e leopardi (in ordine di avvistamento!). Questo ventiquattrenne sdentato che si chiama come l'ex presidente degli Stati Uniti d'America forse sarà stato un autentico Masai fino alla terza elementare, ora guida i Muzungu sui loro fuoristrada per 40 dollari al giorno, ha un cappellino da baseball bianco candido e chiama i ranger dal suo smartphone per farsi dire se oggi si è visto qualche rinoceronte (e la risposta è sempre "no").Diario africano - 70/A casa dei Masai
Diario africano - 70/A casa dei Masai

Il tipico villaggio Masai è un agglomerato di case con i muri fatti di terra disposte in un grosso cerchio. Al centro c'è un largo cortile con un unico albero sotto cui si riposano un paio di caprette. I bambini più piccoli si affacciano dalle porte in lamiera e salutano con le manine, qui non hanno paura dei bianchi.La casa è equamente condivisa tra persone e bestie (se nella tua vita non c'è niente di più importante della tua mandria non hai tanta voglia che in piena notte arrivi un leopardo a mangiarsela tutta). Le persone vivono in un ambiente comune in cui ci sono due letti separati per la madre e il padre, delle minime suppellettili e una panchina che funziona anche da tavolo. Si riesce a malapena a stare in piedi.Diario africano - 70/A casa dei Masai

Al centro della stanza è allestito il punto per fare il fuoco e Nixon sembra convinto che le due finestre larghe una decina di centimetri siano sufficienti a far uscire il fumo. Negli ospedali la pensano diversamente dato che in questi paesi la prima causa di bronchite cronica - più diffusa tra le donne - non è il fumo di sigaretta ma la necessità di mettere qualcosa in tavola tutte le sere. In una piccola stanza accessoria c'è un letto per i bambini, qualunque sia il loro numero.L'accampamento è circondato da un folto recinto allestito con rami taglienti e degli arbusti che ho visto solo qui e che non so come si chiamino, ma se dovessi indovinare direi "albero degli stuzzicadenti" a giudicare da quelle lunghe spine bianche e durissime che tengono lontano qualunque cosa.

Diario africano - 70/A casa dei Masai

Hanno organizzato uno spettacolo di canti e balli tradizionali. C'è un ragazzo sulla trentina che soffia all'interno di un lungo corno forato da due lati da cui esce un rumore sordo, usato come segnale di allarme tra i villaggi contigui. Il suo coetaneo che balla a pochi metri di distanza tiene una lancia acuminata nella mano sinistra mentre con la destra si sorregge il copricapo ricavato dallo scalpo di una criniera. Lui è quello che "ha ucciso il leone" a quanto dicono i vicini.Sono tutti agghindati per le feste e tra una canzone e l'altra fanno dei salti altissimi verticali con i piedi nudi. Le donne ondeggiano il torace come in una litania al ritmo della musica facendo tintinnare tutti i loro gioielli. In pochi oltre i quarant'anni hanno più di 5 denti.Ad un certo punto tirano fuori da non so dove una specie di muschio secco che prende fuoco dopo che un solerte giovanotto chinato per terra strofina due legnetti chiari. Ecco come facciamo il fuoco!Guardo le donne, con i loro capelli cortissimi, i vestiti colorati lunghi con quasi alle caviglie e quel grosso buco al centro del lobo di entrambe le orecchie. Mentre cantano ondeggiano il petto su e giù facendo sobbalzare le catenine colorate.
Diario africano - 70/A casa dei Masai
Prima che ce ne andiamo si materializzano una ventina di bancarelle disposte a cerchio che vendono gioielli colorati "home made". Contratto sul prezzo e compro un bastone di legno rivestito di perline variopinte che suona quando viene agitato. Visto così non mi sembra cinese.

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