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Diario africano - 71/Dolores

Creato il 12 febbraio 2018 da Mapo
Masai Mara, 5 febbraio 2018
A Dolores piace la musica, eppure sembra non sapere che porta il nome della compianta cantante dei Cranberries, recentemente scomparsa.In questa guesthouse su una collina ai bordi del Masai Mara le giornate possono essere particolarmente lunghe per una giovane vedova Masai un po' atipica. Mi immagino la musica che può provare a riempire il silenzio che cala al tramonto, quando si spengono i motori delle Jeep da safari e gli unici rumori sono quelli prodotti dalle bestie. Qui non è raro mentre si beve una birra in veranda, sentire i ruggiti dei leoni che rimbalzano da una collina all'altra e il ruminare degli elefanti, particolarmente numerosi anche di fianco alla guesthouse.Diario africano - 71/DoloresLa padrona di casa sembra più che altro una ragazza europea troppo abbronzata. È alta più di un metro e ottanta, non per niente il suo animale preferito è la giraffa, di cui conserva anche l'eleganza nei movimenti. I capelli sono corti come si usa per le donne di qua, l'inglese scandito perfettamente e i modi gentili senza essere ossequiosi.Dolores diversamente da tutte le donne anche più giovani di lei non ha figli, lei e suo marito - un professore europeo appassionato di zoologia - si sono trasferiti qui alcuni anni fa e hanno costruito questa splendida casa. "Quadrilocale con ampio salone, angolo cottura e doppia esposizione" scriverebbero a Milano. Le pareti sono tempestate di quadri pieni di animali e collane Masai di tutti i colori. Sul tavolino davanti allo stereo c'è un vaso di legno sorretto da quattro piccole giraffe. Nello spazio all'aperto antistante all'ingresso sono stati sistemati tre comodi divani e una lampada a petrolio che lancia una luce romantica sui volti affacciati a chiacchierare, bianchi e neri.Diario africano - 71/DoloresIl marito di Dolores, circa cinquant'anni, è morto qualche mese fa trafitto da un elefante che si aggirava nei pressi della guesthouse. Il sogno perfetto di una casa appena costruita si è macchiato di sangue, coperto da uno spesso telo nero diverso dalla notte di qui, sempre punteggiata di stelle e costellazioni lontane.Invece di scappare a Nairobi a rifarsi una vita lei è rimasta in questo angolo ai confini con la Tanzania, in una casa senza recinti protetta da un guardiano che parla solo swahili e la sera accende un fuoco per allontanare gli animali.Diario africano - 71/DoloresNon sembra avere intenzione di risposarsi anche se Martin, il nostro driver, sembra essere di avviso diverso e non ci mette troppo a ottenere il suo numero di cellulare.I suoi coetanei - racconta Dolores - si dividono tra quelli che restano per condurre una vita in maniera tradizionale nelle case di terra circondate dalle capre e quelli che se ne vanno in cerca di un futuro migliore per non tornare più. A lei, che ha vissuto nella capitale ed è stata in Europa, non piaceva l'idea di abbandonare il posto dove è nata. Prima di conoscere il marito lavorava come contabile nella vicina scuola, non le piace il mare e si sveglia ogni mattina dopo le 10 perché è pigra. Lo spazio per questa giraffa che con lo sguardo vola alto sembra essere insufficiente. Ma la vista di questi panorami aperti sulla Savannah, punteggiati da alberi di acacia sotto cui si riparano zebre e leoni, non lascia posto alla claustrofobia. Invece che piangersi addosso meglio pitturarsi le unghie a colori alternati (verde e arancione), mettere la propria splendida casa in affitto su Booking.com (Narasha Guesthouse - Masai Mara) e far partire il suo CD preferito. A lei piace lavorare con i turisti e venire a contatto con chi viene da lontano, ma non vuole "aprire un locale a Malindi come ha fatto Briatore" (sic) e il fatto che la bandiera italiana venga portata altrove da un grasso pappone ci imbarazza parecchio.La cena è messa in tavola da due ragazzi kenyoti che arrivano a bordo di un Boda Boda con qualche lattina di birra miracolosamente fresca. Uno ha la maglietta di Mickey Mouse e sorride di continuo, l'altro non bada alle cianche e in circa mezz'ora (effettiva, "no african time") sul tavolo compare una cena squisita e leggermente speziata.Diario africano - 71/DoloresAnche nelle camere l'arredamento è impeccabile, i bagni puliti e le sulle lenzuola sono disegnate le zebre. Persino le zanzariere qui sembrano meno pesanti. La mattina dopo ci alziamo all'alba per andare a vedere i ghepardi e Dolores ci aspetta con la colazione e un bicchiere di succo di mango. Prima di andare via ci dà dei nomi in lingua Masai. Io sono Lemaian (Blessed), Paola diventa Nassirian (Peaceful) e Laura Nashipaj (Happy). C'è ne è uno anche per Martin, ma adesso non me lo ricordo. Non è che qualcuno passa di lì a chiedere?

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