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Dieci bellissimi coetanei (classe di ferro 1972)

Creato il 12 agosto 2019 da Kelvin
DIECI BELLISSIMI COETANEI  (CLASSE DI FERRO 1972)
Ad Agosto si può fare, anche per rivitalizzare un blog un po' in standby per indolenza da stagione estiva... sì, chi mi conosce lo sa: non sopporto l'estate, il caldo, la noia, la spossatezza di questi mesi, dove non riesco a scrivere nulla. E allora mi viene in aiuto questa simpatica catena ideata dal blogger Gramon Hill, e scoperta grazie all'amico Jean Jacques di Recensioni Ribelli. Il giochino è semplice: elencare i dieci film che più ti sono piaciuti usciti nel tuo anno di nascita, ed eventualmente taggare altri blogger. Nel mio caso (ahimè) si parla di preistoria: correva infatti l'anno 1972... ma quell'anno, cinematograficamente parlando, fu proprio tanta, tanta roba! Leggete per giudicare!
p.s. non taggo nessuno perchè non voglio forzare nessuno, però... insomma, sarei curioso di vedere quante femminucce accetterebbero di partecipare al giochino (e rivelare così il loro anno di nascita). Cattivello? un poco sì, dai... ;)
SOLARIS
(di Andrej Tarkovskij)
Ovvio, vero? Cosa dire ancora su questo film? Il mio film dell'anima, il film della mia vita, uscito non a caso (cosa credevate?) nel mio anno di nascita. Non un semplice film di fantascienza, anzi forse neppure un film di fantascienza: un'esperienza, un compagno di viaggio, sempre pronto a soccorrerti e venire in tuo aiuto. Lui è invecchiato benissimo, io un po' meno. Ma va bene così
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DIECI BELLISSIMI COETANEI  (CLASSE DI FERRO 1972)
IL PADRINO
(di Francis Ford Coppola)
Esiste un film più cult di questo? La storia di Don Vito Corleone, boss di Cosa Nostra emigrato negli States, è diventata una delle saghe cinematografiche più famose di tutti i tempi. Ma questo primo capitolo è insuperabile: Marlon Brando che si gonfia le guance con il cotone, Al Pacino che sfodera il ghigno che lo renderà immortale, il tema musicale di Nino Rota, le battute che ispireranno generazioni di registi. Capolavoro assoluto, da vedere e rivedere.
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ULTIMO TANGO A PARIGI
(di Bernardo Bertolucci)
Provate a pensare anche solo per un attimo cosa possa aver significato un film del genere negli anni '70. Al coraggio che è servito per concepirlo e realizzarlo, oltre alla bravura del suo regista e dei suoi attori. Accanto alla giovanissima Maria Schneider (che resterà "schiava" di questo film per tutta la vita) c'è ancora lui, Marlon Brando: ci sono ruoli che un attore sogna per tutta la vita senza mai ottenerli. Lui ne ha interpretati due nello stesso anno. Un gigante.
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CABARET
(di Bob Fosse)
Berlino, anni '30. Uno scrittore idealista e spiantato s'innamora di una prostituta, che gli spezzerà il cuore. Ma non sempre le storie d'amore sono a lieto fine, nemmeno nei film: elegante metafora sulla fine dell'innocenza e sui prodromi del nazismo, girata sotto forma di musical, che rivelò al mondo il talento di attrice e balerina di Liza Minnelli. Vinse otto Oscar, ma non quello per il miglior film. Se non ci fosse stato Il Padrino, avrebbe portato a casa tutto.
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CORVO ROSSO NON AVRAI IL MIO SCALPO
(di Sidney Pollack)
Un western epico, durissimo, crudo, neanche troppo velatamente razzista e classista verso gli indiani d'America. Ma a quei tempi andava così. Il film che consacrò definitivamente Robert Redford (che aveva già girato Butch Cassidy) come sex symbol e attore perfetto e carismatico per il ruolo dello yankee wasp, clichè che faticherà molto a togliersi di dosso.
DIECI BELLISSIMI COETANEI  (CLASSE DI FERRO 1972)
IL CASO MATTEI
(di Francesco Rosi)
Gli anni '70 videro nascere in Italia un genere che oggi rimpiangiamo alla grande, ovvero il film politico "impegnato", scomodo, d'inchiesta, capace di smuovere le coscienze e dire le cose senza paura, anche quando toccavano il potente di turno. Francesco Rosi (e il suo attore-feticcio Gian MariaVolontè) ne fu uno dei massimi esponenti, insieme a Elio Petri, Gillo Pontecorvo, Giuliano Montaldo, Florestano Vancini... E Il Caso Mattei fu uno dei vertici più alti di questa filmografia.
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LO SCOPONE SCIENTIFICO
(di Luigi Comencini)
Provate a immaginare un film italiano che schierasse Alberto Sordi, Silvana Mangano, Bette Davis, Joseph Cotten e Domenico Modugno. Oggi parrebbe follia, invece ai tempi era possibile e splendidamente "normale". Comencini a differenza di Rosi sceglie la commedia per rappresentare la difficile realtà delle classi modeste del nostro paese, e lo fa dirigendo un film incredibilmente cinico, crudele, nerissimo, eppure allo stesso tempo comico e divertente, con un Sordi da antologia.
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MIMI' METALLURGICO FERITO NELL'ONORE
(di Lina Wertmuller)
Lina Wertmuller riceverà tra qualche mese l'Oscar alla carriera. E per chi si chiedesse (soprattutto i più giovani) cosa abbia fatto per meritarlo, eccone un esempio ad hoc: una storia di amore, tradimento, coltelli, mafia, genio e sregolatezza, con un Giancarlo Giannini monumentale, insieme ad altri comprimari di lusso (Mariangela Melato, Agostina Belli, Turi Ferro). Questo era il cinema italiano... altri tempi.
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PIU' FORTE RAGAZZI !
(di Giuseppe Colizzi)
Bud Spencer e Terence Hill, oppure Terence Hill e Bud Spencer: invertendo i nomi il risultato non cambia: una delle coppie più celebri e amate del nostro cinema, qui già al top della loro fama dopo lo straordinario successo, tre anni prima, di Lo chiamavano Trinità. Botte, sganassoni, gag comiche celebri e divertimento assicurato. Arte popolare, nel senso più alto e rispettoso del termine.
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QUEL GRAN PEZZO DELL' UBALDA TUTTA NUDA E TUTTA CALDA
(di Mariano Laurenti)
Un titolo leggendario, mitico, che lancio' nel firmamento della commedia sexy il nome (e soprattutto le grazie) di Edvige Fenech, che oggi rinnega tutto ma che con film come questo si è costruita sopra una fortuna... pellicola goliardica, scollacciata, pecoreccia, di infimo valore, ma perfetta per i bollenti e pruriginosi spiriti delle classi popolari del tempo. Costato 60 milioni di lire, incassò dieci volte tanto.
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