Difende la procreazione assistita: «Io, perseguitata per le mie idee»

Da Fabiobrescia
Corriere del Mezzogiorno - 11 ottobre 2010
La storia dell'avvocatessa Filomena Gallo, attivista e presidente dell'associazione Amica Cicogna

SALERNO — C’è un uomo che ha ripreso a perseguitare una donna: le lascia messaggi intimidatori nella cassetta postale, le telefona e citofona a qualsiasi ora del giorno e della notte per minacciarla o insultarla. Un classico esempio di stalking che meriterebbe non più di dieci righe in cronaca se la donna in questione non si chiamasse Filomena Gallo, avvocato salernitano nota in tutt’Italia per le battaglie civili per il diritto alla salute e la libertà di cura. Presidente dell'associazione «Amica Cicogna» e vicesegretario nazionale dell'associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, l'avvocato Gallo appena qualche giorno fa è tornata agli onori della cronaca per avere ottenuto, assistendo una coppia toscana che non può avere figli, che il tribunale di Firenze rinviasse alla Corte Costituzionale la legge 40 per la parte che vieta la fecondazione eterologa, giudicata incostituzionale in quanto lede il diritto alla salute e i diritti fondamentali dell’uomo sanciti dalla Carta. Una grande soddisfazione personale e professionale che fa il paio con la gioia per l’attribuzione del premio Nobel 2010 a Robert Edwards, il papà dei «figli in provetta».
Eppure questa donna, intellettualmente vivace, docente a contratto presso l'Università di Teramo e amica personale di Emma Bonino e Marco Pannella, vive quotidianamente in uno stato di paura. «C'è un uomo che non conosco che da tempo mi perseguita per le mie idee - trova il coraggio di confessare - eppure io metto a disposizione il mio lavoro per l'affermazione dei diritti, ho degli ideali, ci credo e non faccio niente per guadagnare soldi». La storia ha inizio a ridosso del Natale 2005 quando Filomena, già all'epoca molto attiva nella difesa della procreazione assistita, è fatta oggetto di minacce di aggressione fisica: «Mi trovavo da sola nella sede di Amica Cicogna - racconta - e ad un certo punto bussano alla porta. Chiedo chi è e dall'altra parte sento un uomo che urla: chiedi pure chi è? Ora te lo faccio vedere io come si fanno i figli! E comincia a prendere a calci la porta. Io riesco a mantenere il sangue freddo e chiamo il 113 e una mia amica, Azzurra Manzione, che si precipita con il marito. Quell'individuò intanto scappa. E a terra lascia tracce di liquido seminale». Ciò avveniva cinque anni fa. In tutto questo tempo Filomena Gallo ha proseguito la sua attività che l'ha portata, tra l'altro, a scrivere una parte del codice civile riformato attualmente fermo alla Camera e in Senato. E a frequentare dibattiti pubblici, rilasciando interviste e opinioni.
«La sera del 25 novembre 2009 - riprende - trovo nella cassetta postale un opuscolo di colore nero. Penso che si tratti di materiale pubblicitario e invece è un breve racconto di 31 pagine, Sorry di Zoran Drvenkar. Comincio a sfogliarlo e mi colpiscono alcune frasi sottolineate con penna nera. In particolare a pagina 14: «Di lei fai un pacchetto. Spingi le cosce contro il seno, fai scivolare le braccia sotto le ginocchia. Non è alta… la porti fuori dall'appartamento… E' semplice come buttare giù l'immondizia. E a pagina 16: Un chiodo perfora i palmi delle mani, una sull'altra, senza incontrare resistenza. Non so se in quel momento provo più paura o più rabbia». Parte la denuncia ai carabinieri contro ignoti in cui la paladina delle donne sterili riferisce anche di aver ricevuto durante la notte citofonate senza risposta e che nelle ore diurne qualcuno suona alla porta d'ingresso e poi si dilegua. Pochi giorni dopo, il 7 dicembre, un altro avvertimento inquietante: «In una busta bianca recapitata a mano trovo sei viti e un tubicino di piccolo spessore di colore argento, in acciaio. Fin troppo chiaro il riferimento a quel libro in cui si spiega come inchiodare una donna al muro!».
In quel momento Filomena pensa: e ora cosa mi aspetta? Cambiano le abitudini di vita: meno tempo in casa e meno tempo con la famiglia. E mai da sola sul pianerottolo al rientro a casa. Nel frattempo s'intensificano le telefonate mute nel cuore della notte. E c'è anche un tizio che dice di aver sbagliato numero e che la riempie di insulti. Le preoccupazioni private non incidono però sulla vita pubblica: il 23 settembre di quest'anno Filomena partecipa a un convegno del Pd a Tarquinia per il lancio delle Doparie sulla legge 40. Nella mattinata un nuovo avvertimento: «Alle 7.30 una citofonata e una voce maschile, adulta, mi fa: ancora insisti, non la vuoi smettere? Stai attenta questa sera a Tarquinia. Gli chiedo: ma chi sei, dimmi chi sei, non ricevo risposta». Fin qui la storia oltre i riflettori di Filomena Gallo che oggi vive nell'ansia. «Eppure - conclude - non ho mai fatto del male a nessuno, non ho mai litigato e so ammettere i miei errori. Perché devo essere aggredita in questo modo per le mie idee?»
G. B.

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