Dimmi che senso ha: viaggio nell’Italia dei 5 sensi

Creato il 01 ottobre 2012 da Auroradomeniconi

Da giorni impazza in rete un nuovo contest per travel blogger organizzato da Blink Booking. Il titolo è originale e dice già tutto: Dimmi che senso ha. Le regole sono semplici: ci sono 5 città italiane (Venezia, Milano, Firenze, Roma e Napoli) da abbinare ai 5 sensi. Sembra facile, invece il gioco rappresenta una bella sfida. Vediamo di dare un senso a questo viaggio tutto italiano, andando a pescare dal cesto dei ricordi…

C’è stato un periodo, quando ero ragazzina, in cui ogni anno compravo puntualmente un biglietto del treno (di andata e ritorno in giornata) e passavo ore e ore in treno, a volte addirittura in piedi, pur di arrivare a Venezia per vedere le maschere di carnevale. Perché il carnevale a Venezia ha qualcosa di magico: i costumi d’epoca mi facevano sognare a occhi aperti di tempi antichi in cui i nobili si intrattenevano in feste e balli e la laguna – già splendida di per sé – risultava ancor più suggestiva esaltando la malinconia delle maschere, che in essa cercavano il loro completamento. Questo, insieme agli album fotografici che raccolgono le variopinte foto delle maschere, è il ricordo che mi fa associare a Venezia la vista.

Fino a qualche anno fa Milano non mi piaceva per niente. Quando arrivavo in visita, la mia era sempre una toccata e fuga: non vedevo l’ora di ripartire per lasciare il suo grigiume e tornarmene in Romagna. Non mi piaceva l’odore della metropolitana, non mi piaceva lo smog e in generale non mi piaceva l’atmosfera. Poi, quasi per caso, durante un blog tour ho conosciuto l’altra faccia della città e ho potuto assaporare la Milano dell’arte e del design. Dalla visita ai laboratori della Scala – dove scenografi, scultori e sarte sono instancabilmente al lavoro per produrre l’allestimento scenico per gli spettacoli – mi sono portata via l’odore delle vernici, dei colori e delle tinture utilizzati per le decorazioni; dall’incontro con Alberto Alemagna, fondatore dell’azienda T’a, mi sono portata via l’aroma forte del cioccolato di qualità. Ecco perché scelgo di associare Milano all’olfatto.

La prima volta che sono stata a Firenze ero una bambina: ero in gita con la scuola e sicuramente ero troppo piccola per apprezzarne la bellezza come merita. Infatti, della città e di quel viaggio in particolare mi ricordo poco o nulla. Tuttavia, un ricordo che spicca su tutti gli altri c’è: la voglia di toccare il David di Michelangelo… e non poterlo fare! Non so perchè, ma mi ricordo che fissavo estasiata questa statua enorme, maestosa, praticamente perfetta, mentre la maestra ci raccontava la storia di Davide e Golia e l’unico pensiero che passava per la mia mente era perché cavolo non si potesse toccare. Le mie associazioni mentali mi portano quindi ad abbinare Firenze con il tatto (o in questo caso la sua assenza ).

Roma caput mundi, ovvero Roma centro del mondo. Eh sì, perché tutto (o quasi) ha avuto origine qui e Roma ne conserva ancora oggi le tracce: Roma Imperiale, da una parte; Roma Città Eterna, dall’altra. Sono milioni i turisti che ogni anno vengono in visita nella nostra capitale per ammirare i gli echi di un passato che non c’è più, così come sono migliaia i fedeli che si radunano in Piazza San Pietro (o si collegano con la piazza grazie alla tv) per seguire le ricorrenze cattoliche. E innumerevoli sono le lingue che si possono ascoltare a Roma: si va dal simpatico accento romanesco, al latino di ciceroniana memoria, dall’inglese turistico a qualsiasi altro idioma vi possa venire in mente perché, si sa, nella cacofonia di suoni che vi circonda mentre ammirate la fontana di Trevi, vi rilassate sulla scalinata di Piazza di Spagna o fate la fila per entrare ai Musei Vaticani non c’è verso che non vi capiti di sentire almeno una lingua straniera. Per questo scelgo l’udito come il senso che mi ricorda Roma.

Premessa: purtroppo a Napoli non ci sono mai stata, almeno per il momento. Però una delle cose più tipiche di Napoli la conosco, così come la conosciamo tutti: la pizza! Anche senza doverci per forza recare nel capoluogo campano, per fortuna l’abbiamo sempre a portata di mano e possiamo anche sbizzarrirci in nostre personali interpretazioni, per gustarcela come più ci piace. E’ vero, probabilmente, che si tratta molto spesso di semplici – per quanto buoni – surrogati dell’originale, ma è altrettanto vero che anche quando non è l’originale napoletana, la pizza è sempre ugualmente buona. Siccome capita che sia anche uno dei miei piatti preferiti, ringraziando i napoletani per averla inventata non posso che giustificare così l’associazione tra Napoli e il gusto.

E ora veniamo alle nomination per i prossimi travel blogger che proseguiranno il divertente gioco delle associazioni (secondo queste regole):


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