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Diritti sotto scorta

Creato il 22 giugno 2018 da Annagiuffrida @lentecronista

“Saranno le istituzioni competenti a valutare se corra qualche rischio, anche perché mi pare che passi molto tempo all’estero (…) Saviano è l’ultimo dei miei problemi. Gli mando un bacione se in questo momento ci sta guardando. È una persona che mi provoca tanta tenerezza e tanto affetto. Ma è giusto valutare come gli italiani spendono i loro soldi.” Con queste parole il neo ministro dell’Interno Matteo Salvini, nel salotto televisivo di Agorà su Rai Tre, ieri mattina ha fatto sapere a Roberto Saviano e agli italiani che avrebbe valutato se la scorta allo scrittore è necessaria. Come se fosse un privilegio, un premio, che il ministro assegna ai suoi simpatizzanti o toglie, come un capriccio, a chi non condivide le sue decisioni. Un’altra, l’ennesima, azione/affermazione politica, fatta a meno di un mese dalla formazione dell’attuale governo, che vede il capo del Viminale dare in pasto all’opinione pubblica temi delicati, dove in gioco c’è la vita delle persone, diventate carne da audience in questa sua perenne campagna elettorale.

Va infatti precisato che la decisione e valutazione dell’assegnazione delle scorte è un atto ben lontano dai clamori della tv, riservato all’Ucis – Ufficio centrale interforze per la Sicurezza personale, un Dipartimento del Viminale che ha il compito di assegnare le scorte a chi è esposto a pericolo di vita. Lo sanno, tra i tanti giornalisti sotto scorta per le loro inchieste e i magistrati con le loro sentenze scomode, anche i testimoni di giustizia. Loro, spesso più di altri, vivono le loro giornate sotto scorta lontano dai riflettori e del clamore politico e mediatico. Alcuni hanno scelto di rinunciare alla scorta, mentre molti altri se la sono vista negare pur rimanendo oggetto di minacce da parte delle mafie che hanno denunciato.

Di seguito, pubblico la lettera di un testimone di giustizia che vive sotto scorta. Un lettera che si spera arrivi anche al ministro Matteo Salvini, che sempre nella giornata di ieri si è recato con il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti nella villa di lusso confiscata a Roma alla famiglia dei Casamonica. Il primo approccio da ministro dell’Interno ai temi della legalità e del contrasto alle mafie, che non può prescindere dalla tutela di chi le denuncia.

“Noi testimoni di giustizia non essendo famosi viviamo le nostre vite da comuni cittadini anche se purtroppo non lo siamo e mai lo saremo perché le mafie non dimenticano.
Le nostre scorte sono diverse dalla sua, noi non possiamo decidere dove andare e non abbiamo sempre la blindata anche se c’ è scritto sul dispaccio.
A volte ci adattiamo alle circostanze e dobbiamo ubbidire agli ordini.
A noi troppo spesso la solidarietà non ci viene dimostrata nessuna indignazione.
Noi quando chiediamo i nostri diritti lo dobbiamo fare incatenandoci alle prefetture umiliandoci.
Noi testimoni di giustizia siamo stati vittime di ricatti e vendette da parte di una fazione politica e non …..che voleva che questa figura scomparisse.
Noi testimoni di giustizia siamo stati troppo spesso abbandonati alla sorte.
Ho scritto per anni al Dott. Saviano ma non ho mai ricevuto una sola risposta ma non è polemica.
Oggi assistiamo ad uno scontro tra VIP e ad insulti che non fanno certo bene alla legalità.
Io ho la mia ‘miseria’ ho dovuto comprare un giubbotto antiproiettile e un auto protection per assicurare a me e ai miei figli un poco di sicurezza.
Io ho dovuto spendere oltre 10 mila euro per un impianto di videosorveglianza e tutela della proprietà dove viviamo.
Ma io sono un testimone di giustizia non sono un VIP, io quando ho subito minacce mi hanno detto verificheremo.
Ma noi tutti tdg siamo andati nelle aule di tribunale ed abbiamo mandato in galera i criminali.
Io per restare vivo sono esiliato lontano dalla mia terra e mai potrò tornare .
La mia vita non è vita ma resisto per un esempio e per i miei figli .
Ora Dott. Saviano la scorta non si sceglie vero ma nemmeno diventare testimone di giustizia si sceglie .
Da vivo il testimone di giustizia non è nessuno ma se ti uccidono sarai ricordato come un eroe dall’antimafia di Stato.
Ciliberto Gennaro”


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