Magazine Psicologia

Disagio iniziale o incapacità appresa?

Da Pasqualefoglia @pfoglia2

Disagio iniziale o incapacità appresa?Disagio iniziale o incapacità appresa?L'EVITAMENTO È MICIDIALE

LE CRISI DI IDENTITÀ E L'AUTOSTIMA ALTA

Tantissime persone, forse la quasi totalità, all'inizio di qualsiasi nuova attività, non si sentono a loro agio e se possono, preferiscono dileguarsi. E col passare del tempo cominciano a sentirsi sempre più inadeguate e fallimentari perché non sanno che la sensazione di disagio iniziale è del tutto normale.

La situazione è questa: più facciamo una data cosa ogni giorno, più diventiamo abili ed efficaci, anche se all'inizio ci sentivamo del tutto negati.

Pertanto, se ti senti impacciato(a) quando vai a una festa, ad una cena o a una gita con gli amici, quando viaggi e in tutte le occasioni in cui devi prendere la parola in pubblico, il motivo è uno solo e universalmente valido: l'hai fatto poche volte!

La stessa cosa si verifica se ti accingi a fare un nuovo mestiere, per esempio la vendita porta a porta, o imparare a suonare uno strumento musicale, imparare a nuotare, a guidare la macchina o imparare a ballare: il primo impatto è assai deprimente.

Ma anche quando andiamo in palestra la prima settimana, quando prendiamo in mano un librone universitario, ci sentiamo a disagio e persino quando ci innamoriamo.

LA PRIMA VOLTA SIAMO SEMPRE A DISAGIO

Qualsiasi attività ci causa disagio se la facciamo la prima volta. Al contrario, se l'abbiamo ripetuta già tantissime volte, ci riesce molto facile e ci annoiamo persino.

Ora le occasioni in cui ci troviamo a fare qualcosa la prima volta sono tantissime, anzi direi praticamente tutte, perché c'è sempre una prima volta per ogni cosa.

Molte persone, trovando tante difficoltà iniziali, si convincono di essere inadeguate e attribuiscono la propria incapacità a presunte deficienze personali o a chissà quali problemi psicologici. Ciò accade anche perché si ritrovano spesso a fare la stessa attività assieme ad altri che, rispetto a loro, sembrano molto disinvolti, non considerando che essi hanno magari già molte ore di pratica al loro attivo.

Questo capita per esempio quando ci scriviamo a una scuola di ballo e in tante altre situazioni.

La regola generale è che all'inizio di qualsiasi processo siamo a disagio e imbranati.

Questa situazione, secondo me, rappresenta il completamento, se non proprio il superamento della teoria dell'incapacità appresa di Martin Seligman e e delle sue tre "P": pervasività, personalizzazione e generalizzazione. Infatti, se ti senti incapace o inadeguato in tante situazioni è solo perché sei ancora un principiante: hai soltanto poche ore o pochi giorni di pratica al tuo attivo!

Anche quando si esce dalla zona di comfort si è all'inizio e ci troviamo in difficoltà per gli stessi motivi.

Ma le piccole sconfitte o difficoltà che incontriamo quando usciamo dalla zona di comfort, ci fanno sviluppare gli anticorpi -la resilienza- che ci aiuterà a superare le grosse delusioni e le grosse sconfitte, che altrimenti sarebbero devastanti.

L'EVITAMENTO È MICIDIALE

Quando facciamo qualcosa la prima volta, la paura di fare errori e di fare brutta figura ci blocca e ci fa stare male. E per evitare tali sensazioni spiacevoli finiamo per evitare il più possibile quelle esperienze. Anzi, ci costruiamo vere e proprie difese per difenderci, che però ci chiudono la mente che invece dovrebbe restare aperta e ricettiva.

Purtroppo le difese diventano col tempo una corazza caratteriale che continua a farci sentire minacciati anche quando non c'è pericolo. Quindi non ci protegge dai pericoli, ma al contrario evoca fantasmi che ci spaventano dissipando le nostre energie e portandoci a rinunciare sempre più alla vita di relazione.

L'evitamento, in tutte le situazioni, è la nostra condanna perché porta alla formazione e al consolidamento delle credenze e alle profezie autoavveranti negative.

Invece, se vuoi trovarti bene nella vita, devi continuare a fare proprio ciò che non sai e non ti piace fare, anche se fai errori e ti senti a disagio, con la consapevolezza che all'inizio è "logico" sentirsi in difficoltà e avvertire repulsione. Così è per tutti.

Disagio iniziale o incapacità appresa?
Disagio iniziale o incapacità appresa?
La cosa che voglio qui rimarcare è che tutte le teorie addotte nel caso dell'evitamento, in generale, come la paura del rifiuto, la paura di essere giudicati, di non essere all'altezza, ecc. non ci fanno capire la vera causa del disagio che è molto semplice e logica e ha sempre la stessa origine.

Noi diventiamo abilissimi soltanto nelle cose in cui ci applichiamo ogni giorno.

L'unica spiegazione valida sulla paura da disagio è che sei all'inizio del processo e rinunciando non fai altro che consolidare la tua paura e rendere sempre più difficile uscire dal circolo vizioso della rinuncia e dell'evitamento.

LE CRISI DI IDENTITÀ E L'AUTOSTIMA ALTA

La spiegazione del disagio iniziale in qualsiasi processo o situazione si fa ancora più interessante se consideriamo che anche tantissime crisi di identità e di rottura delle proprie certezze, sono causate dall'impatto iniziale in nuove attività in cui incappano spesso soggetti brillanti, ma privi di umiltà.

L'autostima alta, infatti, porta spesso a disfatte del tutto inattese. Anzi, penso che il tallone d'Achille non corrisponda a una menomazione fisica, ma ad un peccato di superbia. La presunzione di sapere tutto causa lo sfacelo del proprio valore di fronte a una situazione nuova affrontata con superficialità e mancanza di umiltà.

Nella mia esperienza epistolare con i miei lettori, ho salvato letteralmente parecchi giovani laureati da una crisi profonda in cui erano caduti, soprattutto perché non comprendevano la causa del loro fallimento: non sapevano nulla del disagio iniziale.

In conclusione, la spiegazione del disagio iniziale in tutti i campi della vita è la seguente: ogni nuova abilità che apprendiamo è innanzitutto una nuova abitudine! E come ben sappiamo, per ogni nuova abitudine occorre un apprendistato iniziale, cioè fare continue ripetizioni. L'apprendistato, come l'allenamento, è per definizione sempre più o meno faticoso e difficoltoso anche perché richiede costanza ed impegno.

Le difficoltà dell'apprendistato (o pratica deliberata) sono la causa del disagio e della rinuncia a continuare e spesso persino a iniziare una nuova attività. Ma senza ripetizioni non si impara nulla e si va incontro a continui fallimenti.

Le ripetizioni fanno miracoli in ogni ambito della nostra vita perché sono il fondamento delle abitudini.

Persino mangiare una pizza in comitiva diventa piacevole soltanto se lo facciamo regolarmente, altrimenti chi lo fa una tantum rischia di sentirsi impacciato e a disagio.

Leggi anche questi Articoli:


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog