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Disoccupazione giovanile: per combatterla arriva il tutor scolastico

Creato il 02 febbraio 2017 da Propostalavoro @propostalavoro

Per le generazioni cresciute con le serie tv americane non è strano vedere circolare per i corridoi delle high school un personaggio chiamato “tutor scolastico”. Questa figura, in Italia sconosciuta, di solito consiglia ed orienta i ragazzi al termine del loro percorso scolastico. Non solo. Fornisce informazioni sui college migliori, su come ottenere borse di studio e su come compilare le domande di accesso all’università.

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In Italia, l’occupazione sale, ma solo per gli over 50. I giovani continuano a non vedere prospettive di lavoro stabili e il tasso di disoccupazione giovanile torna a superare il 40%. Per contrastare la piaga della disoccupazione giovanile bisogna mettere in campo risorse finora mai utilizzate. Perché gli sgravi servono, ma non bastano.

E proprio qualche giorno fa arriva l’annuncio dell’Anpal, la neonata Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro. Entro il 2019, tutti gli istituti scolastici superiori e le università pubbliche avranno un loro tutor scolastico. Una persona in grado di ascoltare, consigliare, orientare e supportare gli studenti nel delicato passaggio dal mondo scolastico a quello universitario o lavorativo. Ma non solo. Il tutor dovrà essere il trait d'union con il mondo delle imprese per attivare stage, ore di alternanza scuola lavoro e apprendistati. Una figura che, se funzionante, potrebbe davvero cambiare la scuola italiana.

Perché la scuola italiana è ricca di pregi e di difetti. E tra i difetti non si può ignorare la perdurante assenza di orientamento, lasciata solo alla buona volontà degli insegnanti, e i primi timidi tentativi di approccio al mondo delle imprese. Talvolta maldestri e poco utili per gli studenti.

Perciò ben venga se anche per i corridoi delle scuole e delle università italiane comparirà una figura preparata ad hoc sul placement dei propri studenti. Una figura che spieghi ai diplomandi che di laureati in Lettere Moderne o in Giurisprudenza l’Italia è piena e che, forse, è meglio orientarsi verso una laurea più spendibile sul mercato del lavoro. Gli studenti probabilmente rimarranno delusi da tali consigli. Ma meglio essere coscienti delle proprie scelte universitarie, che ritrovarsi spiazzati e con poche prospettive al termine del ciclo di studi.

Carlotta Piovesan


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