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Distacchi record nella scuola? Il Miur smentisce se stesso: sono meno di 10mila

Creato il 16 marzo 2012 da Simonetta Frongia


In rapporto al post precedente il Ministero spiega che la cifra record di 41mila prof che non insegnano è una leggenda metropolitana. Forse nata dalla difficoltà di dover distinguere tra ‘cattedre’ e ‘persone’: un malinteso legato a 30mila docenti che non hanno la cattedra completa. Rimane qualche dubbio: il capo dipartimento Stellacci aveva parlato di “stipendi da cui gli studenti non ne traggono alcun beneficio”.
Avevano ragione i sindacati: i docenti distaccati, che non svolgono attività di insegnamento, non sono 41mila, come aveva detto al Corriere della Sera il capo dipartimento Lucrezia Stellacci, ma meno di 10mila. A confermarlo è stato lo stesso Miur, attraverso una nota pubblicata sul sito internet dello stesso Ministero (come suggerito da questa testata già da ieri). Attraverso la nuova linea comunicativa, incentrata su un linguaggio semplice e diretto, il dicastero di viale Trastevere, “desidera rassicurare tutti i cittadini: si tratta di una leggenda metropolitana. Forse nata dalla difficoltà di dover distinguere con tirannica sintesi tra “cattedre” (posto in organico) e “persone”: nella stragrande maggioranza dei casi le due cose coincidono. Talvolta però una singola cattedra può avere più di un docente che, a tempo parziale, presta il proprio servizio insieme ad altri colleghi”.
Il ministero spiega anche che “la cifra di 41.503 docenti citata da alcuni organi di stampa (anche se la cifra sembrava essere prodotta dalla dirigente ministeriale ndr) deriva dunque da un’operazione di sottrazione tra “pere” (numero degli insegnanti) e “mele” (numero dei posti). Cioè dalla differenza tra il numero dei docenti che risultano in servizio, 765.017, e il numero dei posti in organico complessivo (comuni e di sostegno) pari a 723.514”.
Nel distinguere tra chi effettivamente insegna e chi svolge altre attività, il Miur si sente quindi “di rassicurare di nuovo tutti i cittadini e gli organi di stampa: questi ultimi sono meno di diecimila”. Scorrendo i dati ministeriali si scopre che quasi il 50% è composto da insegnanti inidonei: si tratta di 4.502 docenti, spesso vittime di malattie professionali, per esempio alle corde vocali. Nel computo ci sino poi docenti non più retribuiti dal Miur, tra cui 400 dottorandi di ricerca e circa mille docenti “comandati” presso enti, università o organizzazioni politiche statali o regionali. Così come non percepiscono busta paga dall’amministrazione i circa 450 insegnanti che ricoprono attualmente un mandato politico o amministrativo. Sul libro paga del Miur ci sono invece 300 insegnanti comandati per l’autonomia – cioè esperti a servizio dell’intero sistema – e circa mille docenti che insegnano all’estero.
“A questi si aggiungono infine i ‘famigerati’ insegnanti che usufruiscono in tutto il territorio nazionale del distacco sindacale: sono un po’ meno di mille, dunque una cifra assolutamente congrua con i numeri di questa amministrazione, che peraltro assicura l’esercizio di un diritto costituzionale del personale ad organizzarsi in sindacato”. Una precisazione che la Cisl Scuola aveva fatto con 24 ore di anticipo.
Ma allora come si è arrivati alla quota record di oltre 41mila “professori o maestri che però non insegnano, non vanno in classe”. Il Ministero tenta di chiudere la questione specificando che il malinteso si deve a circa 30mila docenti che “esercitano il loro mestiere didattico senza che ad ognuno di essi corrisponda una singola cattedra. Ciò avviene – sottolinea viale Trastevere - perché sono a tempo parziale, con un orario di cattedra inferiore a 18 ore settimanali”.
Rimane qualche dubbio. Soprattutto perché la Stellacci aveva dichiarato che si tratta di “40mila stipendi, per la precisione 41.503”, da cui “gli studenti non ne traggono alcun beneficio, ma il loro stipendio è sempre a carico del nostro bilancio”. Non possiamo sentirci quindi d’accordo con chi asserisce che tutti coloro che hanno un orario settimanale inferiore alle 18 ore non svolgono comunque un attività di insegnamento. Anche perché le restanti ore vengono sempre completate con supplenze, copresenze o progetti in aula. Tutte attività di cui gli studenti beneficiano.
Nota del MIUR: http://www.istruzione.it/web/ministero/focus_13032012 La passione per i numeri e quella per le leggende metropolitane Roma, 13 marzo 2012

Quanti sono in Italia gli insegnanti pagati dallo Stato per non fare lezione? Esistono decine di migliaia di “imboscati” nella nostra Amministrazione? Il Miur desidera rassicurare tutti i cittadini: si tratta di una leggenda metropolitana. Forse nata dalla difficoltà di dover distinguere con tirannica sintesi tra “cattedre” (posto in organico) e “persone”: nella stragrande maggioranza dei casi le due cose coincidono. Talvolta però una singola cattedra può avere più di un docente che, a tempo parziale, presta il proprio servizio insieme ad altri colleghi.

La cifra di 41.503 docenti citata da alcuni organi di stampa deriva dunque da un’operazione di sottrazione tra “pere” (numero degli insegnanti) e “mele” (numero dei posti). Cioè dalla differenza tra il numero dei docenti che risultano in servizio, 765.017, e il numero dei posti in organico complessivo (comuni e di sostegno) pari a 723.514. Ma come abbiamo tutti imparato sin dalle elementari, “mele” e “pere” non possono sommarsi o sottrarsi.
Da questa impropria sottrazione deriva l’oramai leggendario numero di 41.503. A sua volta questo numero contiene due diverse tipologie: chi effettivamente insegna e chi svolge altre attività.
A questo punto siamo in grado di rassicurare di nuovo tutti i cittadini e gli organi di stampa: questi ultimi sono meno di diecimila.
Nel dettaglio, e per gli amanti della statistica della PA: quasi il 50% di questi diecimila è composto da insegnanti non più idonei all’insegnamento in classe. Questi sono infatti ben 4.502, e tra i motivi di inidoneità ci sono purtroppo anche malattie professionali, per esempio alle corde vocali. Si tratta però di lavoratori che, pur non insegnando più, sono comunque collocati professionalmente nel Ministero, anche se non più in classe. Abbiamo poi addirittura un certo numero di insegnanti non più retribuiti da questa amministrazione, tra cui 400 dottorandi di ricerca – che rappresentano un investimento in formazione professionale – e circa mille docenti comandati presso enti, università o organizzazioni politiche statali o regionali. Così come non percepiscono busta paga dall’amministrazione i circa 450 insegnanti che ricoprono attualmente un mandato politico o amministrativo. A carico del Ministero ci sono poi 300 insegnanti comandati per l’autonomia – cioè esperti a servizio dell’intero sistema – e circa mille docenti che insegnano all’estero. A questi si aggiungono infine i “famigerati” insegnanti che usufruiscono in tutto il territorio nazionale del distacco sindacale: sono un po’ meno di mille, dunque una cifra assolutamente congrua con i numeri di questa amministrazione, che peraltro assicura l’esercizio di un diritto costituzionale del personale ad organizzarsi in sindacato.
I docenti che esercitano il loro mestiere didattico senza che ad ognuno di essi corrisponda una singola cattedra sono quindi circa 30mila. Ciò avviene perché sono a tempo parziale, con un orario di cattedra inferiore a 18 ore settimanali. Possono esserci, ad esempio, fino a 3 docenti che “coprono” una cattedra di 18 ore e che, quindi, prestano servizio per 6 ore o docenti che coprono ore di insegnamento lasciate libere da titolari di part-time. In questi casi ci vogliono dunque più docenti per comporre una cattedra, cioè uno stipendio.
Questo è quanto dovuto per amore di chiarezza.

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