Distinzioni

Creato il 23 marzo 2012 da Selena
Come non ammetterlo, penso alle differenze culturali e di vita tra Spagna e Italia. Anche perché si avvicina la data del famoso anniversarsio in cui, ben 8 anni fa, son partita, e dentro, beh, mi sento triste, non avrei mai pensato, l'anno scorso almeno, che quest'anno sarei stata qui in Friuli piuttosto che a Nerja.
Ma la vita va avanti...
Quando son arrivata in Spagna, nel 2004, mi sentivo come la classica personcina di provincia cresciuta in un posto pieno di stereotipi, in cui tutti avevan da ridire sul diverso.
Che il diverso fosse lo straniero, il punk, il gay, o chiunque la pensasse in maniera diversa rispetto alla massa, non c'era differenza. Io ero ovviamente parte dell'ultimo esempio citato.
Diversa e incompresa arrivavo in Spagna e mi ritrovavo per colleghi altrettante persone incomprese che si sentivano normali, anche troppo, rispetto a ció che trovavamo lí, a Mallorca.
Per la prima volta nessuno mi guardava o criticava per come vestivo quando uscivo, nessuno si sconvolgeva se vedeva due uomini camminare per strada mano nella mano, o due donne baciarsi in un bar.
O perlomeno era ció che io percepivo, che di gente con pregiudizi é pieno il mondo!
Cosí che oggi leggendo un'articolo sul fatto che l'Italia e la Grecia non vogliono riconoscere i matrimoni gay, e che vengono comunque costrette a riconoscerle almeno coppie di fatto con pari diritti alle coppie etero sposate, mi son ricordata di dove vivo....
Giá, perché in Spagna una coppia gay sposata é normale, riconosciuta e accettata.
Come lo sono le unioni etero conviventi, quali lo ero io.
Perché se convivi con una persona, e sei iscritto in comune, empadronado, dopo un anno sei coppia di fatto, e basta richiedere un certificato al comune nel caso tu abbia bisogno di fare dei documenti in cui lo richiedono - che poi io non ne ho mai avuto bisogno...
Nessuno ha mai messo in dubbio il fatto che io e l'ex fossimo una coppia di fatto. Neppure quando son rimasta incinta o quando ho partorito. Anzi, hanno dato per scontato che lui fosse il padre senza mai chiedere se fosse marito o convivente.
Tutti i documenti fatti poi per la nascita di mio figlio non hanno creato problemi, anche se noi non eravamo sposati. E come noi tutti quelli che conoscevamo e che vivevano la nostra stessa situazione.
Appena arrivata in Italia, cercando d'iscrivere Gabi al registro civile del mio paese, la prima domanda che mi é stata fatta é "Sposata?", e quando ho detto no mi son ritrovata con un funzionario dalla faccia schifata per ritrovarsi davanti una donna single con figlio a carico.
La domanda mi é stata fatta spesso nell'ufficio anagrafe, come fosse illegale viveve come vivo io.
Poi ci penso...e mi chiedo se nel mio futuro dovró per forza sposarmi per avere dei diritti rimanendo qui in Italia.
I conviventi non hanno diritti: se uno dei due s'ammala l'altro non puó prendere delle decisioni perché non é nessuno, non fa parte della famiglia (a meno che la famiglia di quello ammalato non sia d'accordo e gli deleghi questo diritto).
I conviventi, se uno dei due muore, non hanno diritto all'ereditá, anche se han pagato alla pari il mutuo o si son fatti comunque i loro bei sacrifici di tutta una vita.
I conviventi non son comunque riconosciuti pienamente come coppie di fatto.
Faccio mente locale e penso alle mie amiche di qui...quasi tutte sposate!
Le conviventi sono una raritá.
Faccio mente locale di nuovo, son comunque l'unica madre single...
Il resto son tutte sposate con figli e marito.
Di colpo mi rendo conto che tutto ció che vivevo non esiste piú.
Che prima non dovevo chiarire se ero sposata, madre, etero. L'unica domanda che mi sentivo rivolgere era "Italiana?". Niente altro. Ed era anche l'unica domanda che facevo io "Di dove sei?" spinta dalla curiositá di sapere che nazionalitá avevo davanti e come fosse arrivato in Spagna.
Con questo non voglio dire se la Spagna sia meglio dell'Italia, o parlare di differenze culturali.
Con questo solo dico che io vivo in un mondo tutto mio, dove gli altri solo li distinguo per nazionalitá e lingua, dove non m'importa di che colore siano, che preferenze sessuali abbiamo, se siano sposati, conviventi, divorziati, né che lavoro facciano.
Per me ci son solo accenti da riconoscere, curiositá sul passato, sul sapere che li porta a spostarsi, come son arrivati dove ci troviamo, dove andranno in futuro. Perché cosí é stato per piú di 7 anni, e non cambia niente.
Perché cosí continuerá ad essere per me, che non me ne frega niente delle differenze, che penso che l'amore puó unire chi vuole, che i figli li devono crescere persone che li amano e non importa che siano single, coppie etero o coppie gay, che gli schemi non son sempre da seguire, le regole non son fatte per vivere bene, la disciplina non é una forma d'educazione, la religione non é una distinzione, le donne e gli uomini hanno gli stessi diritti e doveri.
Ma quando esco dal mio mondo mi ritrovo ad ascoltare discorsi strani, dove le donne son esseri inferiori, i gay son malati che si possono ricondurre alla normalitá, che non possono crescere figli sani, che un bimbo deve crescere con una padre e una madre avendo modelli sia maschili che femminili in casa, che il materialismo é un bene essenziale, che il lavoro da un senso alla vita...
A mio figlio insegneró quel che penso, cercando di aprirgli la mente, insegnandogli solo a  distinguere le persone come buone e cattive, a dirgli ama chi vuoi, l'importante é che tu sia felice.
Perché sinceramente, a me non interessa se lui un giorno sará etero, gay, sposato, divorziato o quel che sia. L'importante é che sia felice e viva come vuole.

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