Disturbi del sonno: come aiutare il bambino sonnambulo

Da Paola

Il sonnambulismo è un parziale risveglio durante una fase di sonno profondo priva di sogni. E’ quindi completamente sbagliata la credenza che i sonnambuli stiano mimando un sogno. Non sempre è facile rendersi conto che il piccolo che gironzola durante la notte è colto da una crisi di sonnambulismo.

Il sonnambulo si muove un po’ goffamente, ma riesce perfino a fare le scale ed evitare i mobili che trova sul suo percorso. Chiude e apre cassetti, porte e perfino il frigorifero, da cui si serve liberamente, va in bagno o decide di fare la pipì in un angolo della stanza. In genere gli occhi sono aperti, ma fissi, e il viso è privo di espressione. Se interrogato, risponde, spesso a monosillabi, ma anche con frasi brevi e logiche.

Nonostante tutto, se il sonnambulismo si manifesta tra i 3 e i 7 anni è considerato assolutamente normale, causato da una condizione di assestamento del sistema nervoso centrale. Ma allora come aiutare il bambino sonnambulo?

Molti esperti consigliano di non svegliare mai il sonnambulo; ma la direttiva non è così rigida. E’ pericoloso svegliare un sonnambulo adulto ma con un bambino si corrono meno rischi, perché è più facile tenerlo fisicamente a bada, anche se non è consigliabile portarlo al punto di perdere il controllo di se stesso. C’è chi invece sostiene che sia bene svegliare il bambino per interromperne il sonno e offrirgli la possibilità di iniziare un altro ciclo del sonno.

Comunque, svegliare un sonnambulo non è mai impresa facile, perché il suo sonno è particolarmente profondo. Il modo migliore per farlo è pronunciare il suo nome con calma finchè si sveglia. In ogni caso, è assolutamente sbagliato urlare, schiaffeggiarlo, scuoterlo, buttargli acqua in faccia in quanto le sue reazioni potrebbero essere violente. Non tentate di ostruirgli il cammino, a meno che si stia mettendo in pericolo.

La preoccupazione principale, infatti, deve essere quella di garantire la sicurezza del bambino, impedendogli di farsi male. Quando si alza, stiamogli vicino e a questo scopo molti genitori attaccano un campanello alla porta della camera del bambino che li avvisi se lui si alza ed esce dalla stanza, e tolgono dalla sua portata qualsiasi oggetto che costituisca un potenziale pericolo.

E’ importante che il bambino abbia ritmi di sonno regolari, in modo che non accumuli stanchezza. Se i sonnellini pomeridiani sono già stati aboliti, forse è il caso di ripristinarli. Un metodo che produce risultati soddisfacenti è quello di svegliare il bambino prima dell’ora durante la quale solitamente avvengono gli episodi di sonnambulismo. Per farlo, si deve avere la pazienza, per un paio di settimane, di registrare su un diario quanto tempo passa tra il momento in cui il bambino si addormenta e l’inizio della crisi.

Una volta individuato lo schema, si sveglia il bambino un quarto d’ora prima del tempo previsto per l’inizio dell’episodio di sonnambulismo, e lo si tiene sveglio per almeno 5 minuti. Dopo una settimana si sospende la “terapia”. Se si verificano altri episodi di sonnambulismo, si continua nei risvegli per un’altra settimana, altrimenti si tira un sospiro di sollievo. In molti casi, infatti, anche se non scompaiono del tutto, gli episodi tendono a diminuire notevolmente.

Verso i 7-8 anni il sonnambulismo scompare senza bisogno di alcun intervento medico. Solo nel caso in cui il bambino sia particolarmente agitato e incontrollabile, è consigliabile rivolgersi a uno specialista. In genere si ottengono buoni risultati con l’ipnosi, perché questa terapia consente di ridurre le fasi di sonno profondo.

Qualcuna di voi ha un bambino sonnambulo? Volete raccontarci la vostra esperienza?

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