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Disuguaglianza sociale globale:comunque vada, noi non ce la faremo

Creato il 28 luglio 2012 da Tnepd

Disuguaglianza sociale globale:comunque vada, noi non ce la faremo

ilupidieinstein.blogspot.it

financial elite
Non ce la faremo perchè questa crisi è programmata dall’elite globale che ci ha tenuti in un continuo stato di preoccupazione e di paura, e quindi di asservimento, al fine di arricchirsi ancora di più e di trasformarci in un branco di disperati.

Quelli che ora stanno governando nel mondo, diretti mandanti dell’elite, ci stanno sottraendo non solo quello che serve alla nostra sopravvivenza fisica ma anche, e soprattutto, la nostra dignità, il nostro onore, la nostra sicurezza, la nostra fiducia e le cose in cui crediamo.

Quelli che ora governano nel mondo sono "globalisti", la peggiore specie che si sia mai vista nella storia. Sono perversi, vili, narcisisti (esistono anche stupendi narcisisti ma non è questo il caso), e non vogliono mai macchiare la loro falsa immagine, quell’immagine con la quale si presentano al mondo e che attribuisce loro un’aria di finta bonomia.

Sono talmente desiderosi di non rovinare la loro immagine, neanche di fronte a se stessi, da escogitare sempre nuove tecniche, volte a fare in modo che siamo noi stessi a farci del male.

Alimentano continuamente il cammino verso la violenza che è sempre lo stesso ed è la sequenza frustrazione – rabbia – violenza. La frustrazione nasce quando l’azione di una persona, mirata ad un obiettivo,  viene bruscamente fermata da una causa esterna. Quale frustrazione più grande di quella che nasce dal vedersi cambiare i propri progetti di vita, elaborati in mezzo a tante difficoltà?

Ci sono persone che si sentono frustrate perchè non riescono a comprarsi l’ennesima auto di lusso e questo non è universalmente accettabile e ci sono persone che si sentono giustamente frustrate perchè non riescono più a dar da mangiare ai loro figli o a soddisfare i loro bisogni primari e irrinunciabili. Ma, non importa quanto siano legittime e universalmente accettabili le nostre aspirazioni, la frustrazione genera sempre rabbia e la rabbia finisce sempre con l’esprimersi con la violenza.

Ma quando la violenza non puo essere espressa neanche in maniera positiva, non violenta, contro quelle persone che sono colpevoli della situazione attuale, si finisce con il rivolgerla contro se stessi, cosa che spesso si trasforma in depressione o peggio.

L’elite "globalista" sa benissimo che frustrare le aspirazioni delle persone, farle arrabbiare, non basta a raggiungere i suoi scopi; vuole anche, e soprattutto, spingerle a farsi del male. Lo fa rendendo le persone assolutamente impotenti, ache solo a farsi ascoltare. Questo genera altra frustrazione che genera altra rabbia che non potrà mai esprimersi in alcun modo, nè giusto nè sbagliato. E’ un circolo vizioso

Le prove che i “globalisti” non ci amano ma che giocano contro di noi e ci vogliono morti, sta nel fatto che mentre noi diventiamo sempre più poveri ed insicuri, loro si arricchiscono sempre di più.

Nell’articolo "L’Elite globale nasconde 18 trilioni di dollari in banche offshore" pubblicato su questo blog il 21 Gennaio 2012, si parlava di 18 trilioni di dollari. Ebbene, finora, questa ricchezza si è raddoppiata

Nessuno può più venirci a dire che sta agendo per il nostro bene, ma solo per il bene di un’elite che poco si interessa della nostra vita e che vuole sopravvivere da sola, in un mondo possibilmente spopolato, dopo aver saccheggiato fino all’ultima cosa, guadagnata con tanta fatica.

Quello che sta succedendo, in relazione all’approfondimento della disuguaglianza sociale, finalizzata agli obiettivi dell’elite, è ben descritto nell’articolo di Ernst Wolff apparso prima su World Socialist Web Site e su Global Research, il 27 Luglio 2012

La  disuguaglianza sociale a livello mondiale è più profonda che mai
I Super-ricchi nascondono trilioni di dollari nei paradisi fiscali offshore …

di Ernst Wolff

Attualmente i super-ricchi nascondono una  ricchezza stimata tra i 21 e i 32 trilioni di dollari in paradisi fiscali come la Svizzera e le Isole Cayman. Questa è la conclusione pubblicata lo scorso fine settimana da Tax Justice Network, una Ong con sede a Londra. L’autore dello studio è James Henry, ex capo economista presso la società di consulenza McKinsey ed esperto in paradisi fiscali.

Henry basa le sue proiezioni sui dati della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), il Fondo monetario internazionale (FMI), le Nazioni Unite e varie banche centrali nazionali. Il suo studio è limitato alle attività finanziarie, beni materiali esclusi, come quelli immobiliari, oro, gioielli o altri beni.

I dati rivelano che gli "individui ad alto patrimonio netto" (definiti come quelli con un patrimonio di oltre 50 milioni di dollari) hanno messo da parte nei paradisi fiscali somme molto più grandi di quanto si pensasse. Il rapporto mostra anche che la concentrazione della ricchezza mondiale nelle mani di sempre meno persone ha subìto una rapida accelerazione.

Nel 2005, i beni stimati offshore dei super-ricchi ammontavano a 11.500 miliardi di dollari. Da allora questo totale è raddoppiato o triplicato. Oggi il 10 per cento della popolazione mondiale controlla l’84 per cento dei beni, mentre il 50 per cento con reddito più basso ha accesso ad appena l’1 per cento della ricchezza. Secondo lo studio, quelli in cima – 92, 000 persone che costituiscono una frazione infinitesimale della popolazione mondiale – hanno nascosto attività finanziarie che ammontano a più di 9 trilioni di dollari, una media di quasi 100 milioni a testa.

La rapida crescita di queste attività nel corso degli ultimi sette anni mostra che la crisi globale del capitalismo non è stata in alcun modo svantaggiosa per l’elite finanziaria. Al contrario, mentre sempre più persone nei paesi avanzati stanno soffrendo a causa di programmi di austerità del governo e milioni di persone nei paesi in via di sviluppo sono condannati alla povertà estrema, i super-ricchi hanno usato la crisi finanziaria ed economica degli ultimi anni per aumentare massicciamente la loro ricchezza e nascondere i loro soldi al di là della portata delle autorità fiscali.

Sono assistiti da un codice fiscale che permette loro di spostare enormi quantità di denaro verso i paradisi fiscali off-shore che utilizzano scappatoie legali e aiuto professionale.

Mentre quelli a basso reddito sono strettamente controllati dallo stato e vengono assillati per il pagamento delle loro imposte, i super-ricchi sono in grado di contare su un gruppo molto ben pagato che opera a livello mondiale  e su consulenti di investimento utilizzati dalle grandi banche internazionali, che richiedono somme notevoli in cambio dei loro consigli fiscali. Solo le quattro maggiori banche del Regno Unito, HSBC, Barclays, Lloyds e Royal Bank of Scotland, hanno più di 1.200 filiali nei paradisi fiscali.

Secondo Henry, le 10 più grandi istituzioni finanziarie private del mondo, tra cui la Deutsche Bank, hanno spostato offshore più di 6.250 miliardi di dollari nel 2010. Prima del crollo del 2007, la somma era pari a 2.340 miliardi di dollari.

I più colpiti dall’ evasione e dall’elusione fiscale sono i paesi in via di sviluppo. Negli ultimi 40 anni i 139 cittadini più ricchi dei paesi in via di sviluppo hanno nascosto nei paradisi fiscali un patrimonio non dichiarato stimato tra i 7.300 miliardi di dollari e i 9.300 miliardi di dollari. Le loro attività off-shore sono spesso superiori al debito pubblico dei rispettivi paesi e giocano un ruolo importante nella mancanza di denaro per finanziare urgentemente il bisogno di salute pubblica e programmi di formazione nei loro paesi d’origine.

I primi tre nella lista dei paesi con il maggior numero di individui super-ricchi sono gli Stati Uniti, Cina e Germania. Uno studio dell’Istituto tedesco di ricerca economica (DIW) ha recentemente rivisto al rialzo la stima dei beni dell’1 per cento più ricco del paese, dal 23 per cento al 34 per cento della ricchezza nazionale, ammettendo che i redditi delle famiglie ultra-ricche non erano stati inclusi nelle sue inchieste precedenti.

Sulla base della scoperta dell’enorme livello di risorse nascoste, Henry sostiene nel suo studio che i criteri applicati precedentemente alla disuguaglianza sociale, che sono generalmente legati al reddito familiare, hanno "sottovalutato drammaticamente" il vero spartiacque tra ricchi e poveri.

L’autore dello studio concorda con l’economista e giornalista britannico Stewart Lansley, che scrive nel suo libro di recente pubblicazione, il costo della Disuguaglianza: "Non c’è assolutamente alcun dubbio che le statistiche sul reddito e sulla ricchezza delle persone al vertice sottostimano il problema. "

La disuguaglianza sociale a livello globale, oggi non è solo molto più profonda di quanto mostrino tutte le statistiche. In termini globali, essa ha raggiunto livelli senza precedenti nella storia umana. (Global Research)

Traduzione: Anna Moffa per ilupidieinstein.blogspot.it


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