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Diversità tra Italia ed Europa in tempo di crisi

Creato il 21 giugno 2011 da Francozapzapzup

Niente piani mirati alla difesa dei lavoratori

Diversità tra Italia ed Europa in tempo di crisi

a cura di Gino Scarfò

La differenza maggiore tra l’Italia e il resto d’Europa sta nel cambio generazionale,nell’evoluzione della realta’ circostante:

“non dimentichiamo che ostinarsi a pretendere che i punti di vista, le necessita’ in un epoca  cosi’ complessa come quella attuale debbano necessariamente essere uguali a chi ci ha preceduto”, sono il perno problematico del nostro stivale!

Con l’avvento del web cambia tutto sullo scacchiere produttivo e di conseguenza su quello lavorativo,arriva la flessibilita’,i contratti a tempo determinato,licenziamenti e cosidette “carestie” economiche.

Diversità tra Italia ed Europa in tempo di crisi

Cosa e’ successo nel centro/nord Europa,patria del welfare? E’ successo che si sono irrobustiti i contributi per le fasce meno abbienti e,come in Germania, si e’ riuscito addirittura ad investire su di esse. Quando parliamo di fascia debole non dobbiamo,come ci hanno abituato i governi italiani, pensare al clochard per la strada,ma al giovane studente che dovra’ crearsi un’opportunita’ per il suo futuro oppure l’operaio che si vede costretto a chiedersi se domani ci sara’ lavoro per i propri figli.

Insomma non si fa una sommaria stima dei danni calcolando qualche indennizzo qua’ e la’,si creano veri e propri progetti di crescita globale del paese includendo le categorie sulla soglia della povertà, si pensa all’essere umano come una persona che se non e’ accompagnata ad uscire dalla crisi non puo’ farcela da sola, lo stato si mette al tavolo con le associazioni di impresa e vara piani di austerity molto sofisticati,ma studiati per non danneggiare ulteriormente chi e’ gia’,come detto, a rischio sopravvivenza e per recuperare quel piu’, messo sopra la normale spesa di welfare.

In Italia succede l’opposto,non si decide nulla, si creano imbarazzanti annunci e il cittadino non viene nemmeno preso in considerazione, non viene preso in considerazione il suo disagio, lo si lascia da solo in un mondo nel quale non puo farcela, se lo stato non crea piani di austerity assolutamente necessari in questi momenti cosi difficili!

Concludo dicendo che se mai ci fosse un risveglio del popolo Italiano, in questo paese bisognerebbe incominciare a “parlare  Europeo” cosa che  evita la attuale classe dirigente per non essere obbligata a fare tante cose…

E questo, necessariamente, dovra’ passare attraverso un cambio generazionale che portera’ il vento di cambiamento di punti di vista e ammodernamento culturale e sociale di cui questo paese ha bisogno.

 

….per l’abolizione dei privilegi


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