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Dizionario della moda: j

Creato il 24 settembre 2014 da Rames.gaiba @GaibaRames

Jabot - voce francese, dalla base gaba "gozzo". Il cambio del campo semantico è avvenuto da "rigonfiamento dell'esofago degli uccelli" a "stomaco dell'uomo" e infine "davantino di stoffa" che a quel rigonfiamento fa pensare. 
1. Volan decorativo in pizzo o altro materiale, appuntato alla base del collo o a livello del petto. Oggi è patrimonio esclusivo dell'abbigliamento femminile, che divenne popolare per le donne a partire dalla metà dell'Ottocento fino agli anni venti e trenta.
2. Originariamente elemento dell'abito maschile del XVI secolo che indica la pettorina di batista o di seta, ossia una specie di cravatta a forma gonfia come una sorta di gozzo ornata di pizzi e di ricami.  
**** Jacquard - dal nome del francese J. M. Jacquard, inventore di un dispositivo per la tessitura.
1. Speciali telai tessili che permettono di muovere ogni filo di catena indipendentemente da tutti gli altri. Il movimento di questi fili viene ora comandato dal computer, mentre sui telai meno recenti attraverso un sistema di schede perforate, è applicato ai telai e alle macchine per maglieria e che consente di realizzare prodotti tessili; ad ogni scheda corrisponde un preciso disegno. Si ottiene una struttura a maglia in cui da due a quattro (ma anche fino a sei) fili di colore diverso sono alimentati ad aghi selezionati in modo che nello stesso rango compaiono maglie di diverso colore. Modificando la disposizione delle maglie da un rango all'altro si ottengono aree di colore che formano motivi di disegno. Secondo il sistema che controlla il movimento degli aghi destinati a formare le maglie con i vari colori si possono ottenere aree di disegno che coprono da 24 maglie, in larghezza e lunghezza, fino ad aree di disegno di un migliaio di maglie nei due sensi (macchine elettroniche). A differenza dell'intarsio il disegno appare su una sola faccia del tessuto.
2. Vengono indicati jacquard anche tutti i tessuti fatti con telai muniti di meccanismo jacquard: si tratta di stoffe con disegni complessi come il broccato, il  damasco, il gobelin, il lampasso. I tessuti jacquard sono utilizzati nell'abbigliamento, arredamento, biancheria per la casa, tessuti per l'industria automobilistica, ecc.
DIZIONARIO DELLA MODA: JSTORIA - Il dispositivo fu ideato dal francese Joseph-Marie Jacquard (Lione 1752 - Oulins 1834) nel 1804, che inventò la macchina semplice ed ingegnosa che da lui prese il nome, con la quale sostituì l'insieme di corde per l'alzata di fili (che richiedeva l'impiego di più persone) con cartoni perforati. Il dispositivo delle schede era costituito da file di aghi che potevano attraversare solo dove c'erano i fori: i fili venivano alzati automaticamente permettendo il passaggio della trama. L'invenzione consentiva di ridurre a un solo operaio il personale addetto al telaio, realizzando il tessuto operato, anche dal disegno più complesso, come se fosse ad armatura semplice. Nonostante l'ostilità dei tessitori lionesi, che temevano di restare senza lavoro, la macchina ebbe larga applicazione. Il suo principio di funzionamento è rimasto a tutt'oggi invariato. Ma non solo, l'invenzione consentiva di "depositare" su schede perforate il risultato di un ciclo di lavorazioni, all'occorrenza, recuperando e riutilizzando l'intero ciclo.
In realtà pare che il prototipo del telaio Jacquard fosse stato realizzato nella seconda metà del XV secolo da un tessitore catanzarese, conosciuto a Lione come Jean le Calabrais. Quest'abile tessitore fu ospite di Luigi XI che fece arrivare alcuni esperti tessitori da Catanzaro per impiantare una macchina tessile a Lione. Il telaio introdotto da Giovanni il Calabrese (è oggi custodito nel Museo delle arti e dei mestieri di Parigi) già allora suscitò ostilità tra gli operai tessili, che cercarono di ostacolarne la diffusione.
CURIOSITA' - Per ottenere un tessuto a disegni, prima dell'introduzione della macchina Jacquard, si usava il telaio da tessitura, fornito di due apparati: uno a licci, per la bordatura del tessuto (che serviva anche per i tessuti senza disegni), e un apparato per il disegno, per mezzo del quale venivano sollevati i fili dell'ordito secondo il disegno da riprodursi.
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Jamana
Tipica seta fabbricata in Giappone, famosa perché con essa si fanno stoffe con bellissimi disegni. Non è diffusa all'estero in quanto destinata principalmente all'uso interno.
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Jaspé - termine francese per screziato.
1. Filato fantasia a tre capi, screziato, ossia come macchiato di più colori, ma senza contrasti di tono.
2. Tessuto lavorato con tali filati e quindi picchettato e prizzato (macchiettato, screziato).
3. Stoffa, prevalentemente di lana, intessuta di fili multicolore, dai quali derivano particolari sfumature. Il tessuto assomiglia al gabardine con costa diritta.
**** Jeans [gins] - termine inglese. Il nome "jeans"deriva dalla deformazione americana della parola Genova (Genes in francese), perché i marinai genovesi erano visti sempre con pantaloni fatti con un tessuto simile. Un tessuto con le stesse caratteristiche veniva fabbricato anche nella città di Nimes, denominato "serge de Nimes" contratto poi in denim.
Tessuto di cotone a struttura serrata, robusto, lavorato su armatura saia, talora anche su "corda rotta". Il filato di ordito è un ritorto con la catena tinta (in genere all'indaco, un colorante sintetico di solidità inarrivabili, esso pure di vita secolare) mentre quello di trama è in filato cardato dello stesso colore. Viene prodotto in diverse pesantezze espresse sempre in "once" (il "classico" è il 14-14,5 once). Per questo tessuto, specie per gli innovativi articoli-moda, sono cambiati strutture, pesi, composizione  (importante l'inserimento di lycra), finissaggi, ecc. Prima o dopo la confezione dei caratteristici indumenti, particolarmente i ben noti "blue jeans", possono venire trattati in svariati modi: semplice lavaggio in acqua, lavaggio con cloro (blicet o delavè), lavaggio con pietra pomice (stone washed, ecc.). Vengono inoltre proposti jeans stracciati, maculati, arricchiti di orpelli di ogni genere. Nel 1999è stata superata la barriera di 2,5 miliardi di metri prodotti a livello mondiale.
Differenza c'è fra denim e jeans - Secondo gli storici dei tessuti essa risiedeva anzitutto nel colore delle fibre impiegate: nel denim infatti il filo dell'ordito era blu, e quello della trama era bianco o écru, mentre nel jeans trama e ordito erano dello stesso colore, quasi sempre blu. La conferma viene da un libro considerato fondamentale per il cotone "Staple cotton fabrics" di John Hoye, pubblicato in America nel 1942. Nel testo si spiega come il jeans fosse una saia di cotone, con ordito e trama della stessa tintura, adatta particolarmente per confezionare pantaloni di buon taglio, abiti sportivi, uniformi per medici e infermiere  e fodere di scarpe e stivali. Più adatto alla confezione di abiti da lavoro pesante era invece il denim. Due stoffe, in definitiva, molto simili ma non uguali, anche se oggi i termini sono spesso usati indifferentemente.
CURIOSITA' 1 - I tre grandi marchi storici del settore hanno tradizionalmente utilizzato l'andamento della diagonale (saia) per distinguersi l'uno dall'altro. Così la "saia destra" è tipica della Levi's, la "saia sinistra" dei Lee, mentre i Wrangler hanno una specie di "saia spezzata", che sale cioè a zig-zag.
CURIOSITA' 2 - Per fare un paio di pantaloni di jeans di cotone ci vogliono almeno una libbra e mezzo (poco meno di 7 etti).
CURIOSITA' 3 - Il progenitore del tessuto jeans è il fustagno. Una volta il fustagno aveva una trama (cioè il filo orizzontale) di cotone, mentre l'ordito (cioè il filo verticale) poteva essere di lino, di canapa, e talvolta di entrambi. Fino alla prima metà del Trecento la domanda di fustagno in Europa veniva soddisfatta soprattutto dai fabbricanti italiani. Nella seconda metà del Trecento però accade qualcosa di nuovo: mercanti tedeschi - provenienti soprattutto dalla Svevia - incominciano ad acquistare ingenti quantità di cotone grezzo, particolarmente sul mercato di Venezia. Nel giro di qualche anno (la storia si ripete!) l'Europa sarà invasa, favorita dai prezzi molto più bassi di quelli italiani, dal "barchent", una flanella di cotone tessuta in Svevia. Non è un caso che nel Cinquecento l'industria del fustagno in Italia vada in crisi. Resistono solo Milano e Cremona per l'alta qualità dei tessuti e delle tinture. Ha inizio una corsa al ribasso: buona parte della produzione si sposta in Piemonte, dove i Savoia offrono incentivi alle corporazioni dei Fustagneri, e contribuiscono a creare centri di produzione a Novara e Chieti. Fu proprio intorno a questi anni che compare, sui moli del porto di Londra e negli empori inglesi, un nuovo termine: jeans. L'Inghilterra era diventata un importatore di fustagno, e questi tessuti non potevano che arrivare dall'Europa Continentale. Fra questi tessuti d'oltremare c'erano soprattutto due tipi di fustagno: quello proveniente dalla Svevia e quello genovese "fustagno rurale", proveniente soprattutto dall'entroterra della Repubblica (Novi Ligure, Serravalle, Voltaggio, Alessandria, Asti) dove il tessuto era fatto con il cotone importato dalla Turchia e dall'Italia meridionale e veniva intrecciato con la canapa locale. Da sempre alcuni tessuti sono conosciuti grazie al nome del luogo di provenienza. Così nell'Inghilterra di fine Cinquecento le balle di fustagno che si ammucchiavano sulle banchine venivano segnate dai portuali con scritte grossolane, che ne definivano la provenienza: "holmes", per esempio, era il tessuto prodotto a Ulm, in Svevia. E "jeans" (da Gênes, alla francese) era proprio il tessuto che arrivava da Genova.
DIZIONARIO DELLA MODA: JCURIOSITA' 4 - A Genova nel novembre 2004 è stato realizzato un pantalone blu di Genova con dimensioni da Guiness dei primati. Misura infatti 18 metri e ha un giro vita di 5 metri. Confezionato con seicento paia di vecchi jeans ed issato su un'alta gru del Porto antico, è stato disegnato dagli studenti del liceo artistico Barabino e realizzato da quelli dell'Istituto professionale Duchessa di Galliera.
  
BLUE JEANS: una affascinante storia http://trama-e-ordito.blogspot.com/2009/11/blue-jeans-una-affascinante-storia.html
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Jeanswear - voce inglese che letteralmente significa "abbigliamento jeans".
Termine generico che definisce tutti i tipi di indumenti ed accessori confezionati con la stoffa →jeans.
**** Jersey - il nome deriva dall'isola di Jersey, nel canale della Manica (Inghilterra), dove il tessuto si cominciò a diffondere nell'Ottocento.
1. Termine generico per indicare i tessuti a maglia in trama, con filati di qualsiasi fibra, a struttura rasata, elastico, modellabile bene attorno al corpo, ma cedevole sotto sforzo prolungato. Il jersey, chiamato in gergo maglina, ha industrialmente un costo basso e una grande versatilità di impiego. Viene usato nella confezione, soprattutto di abbigliamento esterno, per maglieria intima, per indumenti sportivi.
Si distingue tra:
  • jersey semplice, o "jersey" senza aggettivazione, quando è prodotto su macchine monofrontura (rasata, piqué) e si presenta leggero ed estensibile.
  • jersey doppio quando è prodotto su macchine circolari bifrontura (o doppia frontura), e con intrecci che garantiscono un cero spessore (come i tessuti a costa) e con estensibilità contenuta, in quanto i ranghi in costa si incrociano, come nell'interlock, oppure si alternano con ranghi in rasata, cioè formati su una sola frontura.

2. Tessuto in seta in fiocco per camiceria ed abiti femminili eleganti.
3. Specie di maglione indossato in origine dai pescatori inglesi.
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Jockstrap - termine inglese; da jock (genitali maschili) + strap (cinghia)


Modello di slip maschile, conosciuto anche come "i sostenitori atletici". Comodissimo in quanto lascia ampia libertà di movimento, dà un ottimo sostegno sul davanti; sul retro vi sono due elastici che avvolgono, sostenendoli, i glutei. E' utilizzato soprattutto negli sport in cui si suda molto. Questo indumento è visto come alternativa alla biancheria intima maschile normale, in quanto molto comodo e pratico (possono essere lavati facilmente e si asciugano rapidamente, oltre che occupare poco spazio in zaini, ecc.). La maggior parte dei jocks sono fatti in cotone, o poliestere o spandex.
La versione femminile è denominata "jill" o "jillstrap".
Alcuni jockstraps hanno sul davanti una forma protettiva dei genitali maschili fatta in plastica dura (se ne conoscono due forme: una "classica" rettangolare ed arrotondata sulla parte alta, ed una più nuova che è una specie di triangolo più lungo), a volte con i fori di traspirazione, e sono usati da alcune categorie di atleti (giocatori di baseball, pugili, ecc.).
STORIA - L'invenzione di questo indumento è da attribuire sia al filandese Parvo Nakacher, un atleta che ha dedicato molto tempo allo studio della anatomia e le aspettative che alla Bike Company, tuttora tra le compagnie che producono il jockstrap più utilizzato in atletica.
Una alternativa maschile a questo indumento per gli atleti sono gli "short di compressione".
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Jucca
Fibra tessile ricavata dalla pianta omonima, simile all'agave sisalana.
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Juliet

Berretto rotondo, di dimensioni contenute, che si adatta comodamente alla testa; realizzato con un tessuto a trama aperta e solitamente decorato con perle o pietre semipreziose, il copricapo fu reso popolare dalla attrice Norma Shearer nel film del 1936 Romeo e Giulietta.
DIZIONARIO DELLA MODA: J   ****
Jumper - voce inglese.
1. Cappotto corto dal colletto stretto e dalla linea a sacchetto, dallo stretto colletto rivoltato abbottonato al collo, indossato dagli uomini nel XIX sec.
2. Abito senza maniche, con una profonda scollatura rotonda o squadrata, da indossare sopra una blusa, di moda nel XX sec.
3. Maglione di lana con maniche lunghe.
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Jupe - voce francese.
1. Termine usato per indicare la sottana.
2. Nel 1600 si indicava una veste intera con maniche.
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Jupe-culotte - termine francese; da jupe, gonna + culotte, calzoni.
Gonna-pantalone.  
**** Jùta - dal bengalese "jhuto".
Fibra tessile ricavata daslla pianta omonima delle tigliacee, analoga alla canapa, coltivata sopratutto nel Bangladesh, in India e Pakistan. Le piante di juta sono annuali, erbacee e hanno fusti alti 2 o 3 metri. Non hanno esigenze per la qualità del terreno, ma hanno bisogno di un clima umido e caldo, con alternanza di pioggia e sole. Allo scopo di ottenere una fibra quanto più possibile forte, fine e morbida, il raccolto si effettua quando inizia la fioritura. L'estrazione della filaccia si compie in due modi: meccanicamente o mediante macerazione e battitura del fusto del corcoro. La juta è costituita dal 60-65% di cellulosa e dal 20-25% di sostanze incrostanti e piccole quantità di cere e ceneri. E' 100% biodegradabile e riciclabile, rispettosa quindi dell'ambiente. In italiano iuta.
IMPIEGHI: E' usata sopratutto per fare tela da sacchi, cordami e spaghi, ed anche per tappezzerie.
CODICE TESSILE: JU (EURATEX)
© Riproduzione riservata ----- ULTIMA AGGIUNTA/MODIFICA: 24-SET-2014
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