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Dogman

Creato il 25 marzo 2019 da Eva Gatti @avadesordre

Italia 2018
con Marcello Fonte, Edoardo Pesce, Nunzia Schiano, Adamo Dionisi, Francesco Acquaroli, Alida Calabria, Gianluca Gobbi
regia di Matteo Garrone


Dogman

Marcello è un uomo mite, che vive nella periferia degradata di una grande città dove esercita con passione la sua professione di toelettatore per cani e ha un forte legame con la figlia. E' legato anche da un forte senso di amicizia verso Simone, un muscoloso bellimbusto sfatto dalla droga che sta diventando sempre più violento con le persone del quartiere, tanto che Francesco, il barista a cui Simone ha spaccato la slot machine, dopo l'ennesimo gesto di violenza gratuito, propone agli altri commercianti vessati di pagare qualcuno per farlo fuori. Intanto Simone si accorge che una parete del locale di Marcello, contigua a quella del compro oro può essere facilmente abbattuta e costringe Marcello a lasciargli le chiavi per fare il colpo. Marcello si rifiuta ma non può opporsi alla soverchiante forza fisica di Simone che non è molto abile nel mascherare l'intrusione così Marcello si fa un anno di prigione e quando esce è malvisto da tutta la comunità. Cerca di farsi dare una parte della refurtiva da Simone ma questo si rifiuta e quando Marcello gli sfascia la moto lo pesta brutalmente, esasperato Marcello ricorre all'astuzia per vendicarsi dell'uomo che gli ha rovinato la vita, pensando anche di fare il bene della comunità.


Dogman

Ispirandosi a un cruento fatto di cronaca di 30 anni fa, il delitto del Canaro della Magliana, Garrone costruisce una parabola amara della nostra società dove il degrado e la violenza sporcano tutto, anche un omino sensibile che vive per la figlia e i cani, riuscendo ad addolcire gli animali più aggressivi. La stessa mitezza e disponibilità che Marcello ha usato anche per convivere più o meno pacificamente con Simone, improvvisamente non funziona più e l'impossibilità di competere fisicamente con il nemico portano Marcello a giocare d'astuzia: non è difficile vedere nel degrado ambientale e morale la parabola della società italiana dove gli equilibri sociali sembrano sempre più precari e sostituibili solo dalla frustrazione e dalla rabbia che sfociano nella violenza che può nascere anche nelle persone più inermi, quelle apparentemente rassegnate al loro destino di sopraffazione.


Dogman-

Per essendo un film stilisticamente molto differente, Dogman ha molto in comune con il precedente lavoro di Garrone, il fantastico Il Racconto dei Racconti, si tratta in fondo di due film horror, benché la dimensione perturbante sia raccontata in due modi completamente diversi, quasi opposti: il realismo di Dogman diventa complementare al fantastico de Il Racconto dei Racconti.
Dogman diventa spaventoso non tanto per la storia drammatica o la metafora di una nazione arrabbiata, a inquietare è il rovesciamento di certi stilemi del cinema comico: c'è qualcosa di chapliniano in certe riprese di Marcello in giro con il suo cagnetto, si sorride nel vedere cani sovradimensionati e aggressivi lavati col mocio, situazioni che sarebbero congeniali a Charlot ed è proprio nel partire da questo retaggio infantile e gioioso per terminare in un delirio cruento che sta la dimensione perturbante del film, sottolineata da una luce livida, molto da serie tv e infondo anche Il racconto dei racconti era la risposta autoriale al successo del fantasy seriale de Il trono di spade e proprio recuperando Dogman su un canale streaming dedicato alle serie tv (Amazon Prime) ho capito il mio disamoramento dalla dimensione seriale: se cinque o sei anni fa la serie tv era la risposta a un cinema molto omolagato, ricordiamo le parole di Spike Lee, ora è la dimensione seriale, salvo casi eccezionali, ad essere prevedibile con le sue tappe obbligate, ad esempio l'eterno cliffhanger a fine puntata e il cinema autoriale riguadagna il ruolo di spazio per la creatività libera.


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