L’attore umbro alle prese con la personificazione stessa del “fascino del male”, fino a domenica 16 febbraio 2014 in scena al teatro della Pergola a Firenze, rilegge il mito in una versione quanto più possibile pop e contemporanea.
Toni da tragedia greca in un gran circo kitsch, farcito di oscenità e popolato di personaggi da fumetto. Chiari e precisi i riferimenti al piccolo e grande schermo, da spezzoni e frammenti di programmi trash e cartoni animati per arrivare alla citazione di Arancia Meccanica. Eppure, la cosa che colpisce, dopo attenta riflessione, è il senso di morte e disperazione che aleggia: dalla scena iniziale in cui Don Giovanni si fa una pera per morire, mica per sballare fino all’estremo e definitivo gesto di non pentirsi per andare all’inferno. Sempre, che sia inferno e non un paradiso come Timi, autore del testo e della regia, lascia intendere. Un eroe negativo che l’attore definisce però un poveraccio da compatire. Eppure questo seduttore ambizioso e bulimico a fronte dei moderni Don Giovanni è a tutti gli effetti un gigante: quanto lui esprime il sottile fascino del male, gli altri possono permettersi di essere giusto l’espressione di una banalizzazione del male.
Fondamentale il ruolo giocato dai costumi, in questo Timi si è affidato alla definizione di un critico dell’800: Don Giovanni è il suo costume. Sono abiti di scena che sarebbe piaciuti a Freddie Mercury, a cominciare dal cappotto di fiori e che potrebbe tranquillamente indossare Renato Zero nell’ultimo tour. Belle le scene in un Settecento rivisto e corretto in stile anni Settanta. Timi ha attorno a se sul palco un affiatato gruppo di attori in cui brillano Marina Rocco e Umberto Petranca. Singolare e brillante la scelta delle musiche. Uno spettacolo da vedere per divertirsi e discuterne, ma soprattutto per farsi sedurre.