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Donald Trump candidato del Gop alla Casa Bianca, tra personalismi e isolazionismo

Creato il 25 luglio 2016 da Pfg1971

Donald Trump candidato del Gop alla Casa Bianca, tra personalismi e isolazionismo

Giovedì scorso si è conclusa la convention del partito repubblicano.

Dopo 104 giorni di campagna elettorale finalmente Donald trump ce l'ha fatta: ha ottenuto la nomination alla presidenza.

Il congresso che lo ha incoronato è stata una esperienza anomala rispetto al passato. Non tanto per la scelta dell'ex rivale del miliardario, il senatore del Texas Ted Cruz che non ha voluto dare il suo appoggio al candidato del partito: la storia delle convention di entrambi i partiti èpunteggiata di episodi del genere, basti ricordare Ronald Reagan contro Gerry Ford nel 1976 o Edward Kennedy contro il presidente in carica Jimmy Carter nel 1980.

Ma perché, l'intero evento è parso più come una celebrazione dell'uomo Trump che una assise con l'obiettivo di riunificare un partito spaccato da una stagione delle primarie lunga e divisiva come poche altre.

Non a caso, a Cleveland, in Ohio,il luogo in cui si è tenuta la convention, non hanno partecipato i big del partito. S

ono mancati sia i due Bush, padre e figlio, sia gli ultimi candidati sconfitti da Obama, John McCain e mitt Romney.

Assenze molto rare in tali occasion. Segno che trump, malgrado i buoni risultati tra gli iscritti, non èstato ancora accettato dall'establishment del partito.

Tra gli intervenuti a parlare, ci sono stati solo autentici comprimari, come il governatore del New Jersey, Chris Cristie, a lungo possibile candidato alla vice presidenza, prima della scelta di Mike Pence, oppure il senatore Jeff Session, uno dei primi sostenitori di Trump, uomini però più noti per la loro fedeltà al leader che per il loro peso politico nel partito e sulla scena nazionale.

L'accento sul candidato sulle sue posizioni e poco o nulla su una prospettiva corale comune a tutti i conservatori, è stato ulteriormente accresciuto dalle parole pronunciate da Trump nel discorso di accettazione della sua candidatura.

Nel suo intervento, il candidato ha ribadito che sarà lui a ridare la grandezza perduta all'America, sarà lui a rinegoziare i trattati di libero scambio che hanno condotto alla delocalizzazione di numerosi posti di lavoro statunitensi in Messico, sarà sempre lui a fare in modo che gli USA tornino ad essere rispettati da tutti i paesi del mondo, dopo la stagione di scuse e riesame dei passati interventi americani negli affari di altre nazioni, condotta da Obama negli ultimi otto anni.

Una personalizzazione eccessiva e che molti media americani hanno criticato aspramente, anche con toni ironici.

Trump ha poi sostenuto che la Nato dovrà essere rivista.

Secondo lui, non è possibile che il suo paese continui a spendere per mantenere una organizzazione in cui gli altri membri cotribuiscono poco o nulla.

Non solo, se un giorno nazioni come l'Estonia o la Lituania dovessero essere attaccate dalla Russia di Vladimir Putin, da presidente, egli verificherà prima che questi stati siano in regola con i contributi finanziari alla Nato e solo in caso positivo potrà inviare i soldati americani a difenderli.

Una posizione del tutto inedita che rischia di mettere in crisi l'architrave delle relazioni transatlantiche degli ultimi settanta anni.

Si tratta inoltre di una affermazione che travolge le idee repubblicane più recenti, fondate sull'internazionalismo e sulla volontà di intervenire all'estero per difendere o diffondere la democrazia, come avvenuto in Iraq. E' un ritorno ad un sostanziale isolazionismo, proprio del partito repubblicano fra le due guerre mondiali.

Un passato che riemerge, sintomo di una certa insofferenza del popolo americano verso gli impegni all'estero, di cui, negli ultimi anni, se n'è fatto interprete anche Barack Obama con i suoi propositi di ritiro da Afghanistan e Iraq, ma che, nel caso di Trump, appare espressione di puro egoismo e volontà di tirarsi fuori da un mondo che non si riesce o non si vuole comprendere.

In definitiva, il partito repubblicano uscito dalla convention di Cleveland appare sempre più semplice una espressione e prolungamento della leadership di Donald TrumpTrump e appare avviato ad un isolazionismo sempre più marcato e anacronistico.

Donald Trump candidato del Gop alla Casa Bianca, tra personalismi e isolazionismo

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