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Donna o no, meglio la Puppato che la destra autoritaria e berlusconiana: ecco il programma contro il precariato nel lavoro. Esodiamo la Fornero, non Puppato

Creato il 15 novembre 2012 da Cremonademocratica @paolozignani

Laura Puppato propone un interessante programma, a proposito del lavoro. Riporto con copia e incolla una parte del programma della candidata alle primarie del centrosinistra, il cui sito si trova all’indirizzo www.laurapuppato.it. La propaganda sarà vecchio stile e tanto meglio. Meglio se non intervengono astuti consulenti come nel caso di Renzi. Gori go home in Mediaset.

Propaganda ruspante, poco visibile, forse anche poco efficace. La candidata non è abituata a stare in tv. Meglio. Noi leggiamo i programmi, non c’interessa se il candidato è simpatico o no. Ma chi vota Puppato, come meglio ancora chi vota Vendola, NON SBAGLIA.

Fra le varie scelte che può compiere una persona che si riconosce nei princìpi caratteristici della sinistra storica, che ha sempre avuto correnti più o meno moderate, più sensibili ad alcuni temi anziché altri, Laura Puppato è un volto pulito. Si può dire che il centrosinistra è troppo moderato e che ha compiuto errori storici, non facendo la legge sul conflitto d’interessi e addirittura proponendo a Berlusconi, uno che ha infiniti problemi con la giustizia da molto prima che entrasse in politica, di riscrivere la Costituzione!!!!

La Puppato propone di abolire i contratti a termine, di introdurne uno solo, di aumentare gradualmente la tutela del lavoro, di vigilare e sanzionare le aziende che sfruttano opportunisticamente lavoro e occasioni fornite dalle norme sulla flessibilità.

Allora non è certo Laura Puppato l’avversario da battere.  Si legga almeno questa pagina di programma. Non è rivoluzionaria ma nemmeno insensibile stile Fornero (donna da mandare in pensione come esodata a caso).

 

Lotta al precariato e alla disoccupazione giovanile

Il lavoro precario mina la coesione sociale del Paese. Lo sfruttamento di giovani e meno giovani genera instabilità economica e rende incerto il futuro. Nei i casi in cui il contratto a tempo indeterminato non risponde in pieno alle esigenze organizzative dell’imprenditore, si possono introdurre misure controllate di flessibilità che soddisfino le necessità aziendali senza tuttavia pregiudicare gli interessi dei lavoratori.La strada da seguire è quella della gradualità della tutela: più lungo è il periodo di lavoro, più stabile diventa l’impiego.

Va comunque riformata completamente la normativa sui contratti a termine, abolendo tutti quelli in vigore e creandone uno soltanto, ben strutturato, destinato alle attività di durata davvero limitata (perché stagionali o realmente brevi), prevedendo sanzioni severe per quei datori di lavoro che dovessero servirsi di lavoratori “a termine” per lo svolgimento di attività ordinarie. Il contratto di breve durata dovrà in ogni caso essere meglio retribuito rispetto a quello ordinario.

In Italia la disoccupazione giovanile ha raggiunto il livello record del 35% (tra le più alte in Europa, almeno 10% in più della media (il 26% in più della Germania) e la maggioranza dei giovani che lavora lo fa con contratti precari e con basse retribuzioni. Si continua a dire che la situazione è tale perché il Paese è cresciuto troppo poco nel decennio scorso ed ora è in recessione. Queste considerazioni, per quanto giustificate, non possono portare all’inerzia politica e ad accettare che per la gran parte dei nostri giovani non ci sia futuro. Lo Stato deve darsi e dare degli obiettivi di sviluppo a lungo termine, coraggiosi e sfidanti.

Occorre un accordo lungimirante fra sindacati e imprese, che contemperi gli interessi dei giovani e dei meno giovani, con l’obiettivo di ridurre la disoccupazione giovanile al di sotto del 15% entro tre anni, portando il precariato ai livelli marginali come dovrebbe essere.

Ma è pure indispensabile che i giovani prendano coscienza del loro ruolo nella società, che accettino le sfide e le difficoltà dell’esistenza. Il nido protettivo della famiglia è rassicurante ma spesso controproducente ed i genitori non possono fare da “ruota di scorta” ai figli, anzi, devono dare loro quella spinta all’indipendenza ed all’autoaffermazione di cui spesso difettano.


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