Dopo il Trilafon enantato è la volta del Moditen depot: la progressiva scomparsa di farmaci antipsicotici efficaci e poco costosi

Da Psiconauta

Pochi anni or sono, nel 2013, scrivemmo su questo blog al riguardo della scomparsa del Trilafon enantato sottolineando le strane scelte di mercato delle aziende produttrici che decidono di togliere farmaci molto validi e a basso prezzo, diminuendo progressivamente le opzioni di cura per patologie diffuse e molto invalidanti come la schizofrenia. Un'altra domanda che ci eravamo posti era come mai la classe medica, sostenuta anche da scelte ed opinioni di governo, chieda di poter disporre di tutte le opzioni terapeutiche possibili ma, di fatto, non esprima mai rammarico rispetto alla perdita di farmaci molto efficaci e sicuri, ai dosaggi adeguati, che pesano poco sulle finanze del sistema sanitario nazionale. Questa, credo, è un'osservazione che si può estendere anche ad altre specialità mediche nelle quali è posta attenzione alla possibilità di disporre non di tutti i farmaci ma solo di quelli più nuovi e più costosi. In linea con i fatti e le considerazioni espresse in passato scriviamo oggi circa la comunicazione avvenuta in questi giorni da parte della Bristol-Myers Squibb relativa allo stato di carenza del medicinale Moditen Depot, ovvero della flufenazina decanoato. Crediamo che la "temporanea" difficoltà a reperire il Moditen depot potrà avere delle conseguenze di una certa portata sulla pratica clinica di molti psichiatri. In sintesi il medico, in accordo con il paziente, dovrà sicuramente fare almeno queste tre cose:

  1. Impostare una terapia neurolettica alternativa
  2. Valutare se questa terapia sarà efficace e ben tollerata per la persona come si presume sia stata quella precedente con flufenazina
  3. Valutare se, una volta (speriamo) risolto il problema della disponibilità del Moditen depot, ripristinare la terapia precedente


Un'altra cosa importante sarà quella, vista la vaghezza del termine "carenza", di valutare se iniziare un processo decisionale di sostituzione di terapia depot addirittura prima di aver assistito ad una effettiva possibile irreperibilità del farmaco per evitare discontinuità od intoppi relazionali con il paziente. Tutte queste dimensioni cliniche sarebbero difficili da gestire in ogni ambito della medicina e, probabilmente, in ambito psichiatrico il tutto potrebbe essere addirittura più complesso viste le variabili interpersonali ancora più complesse. Quindi cosa potrà accadere alla luce di queste premesse? Uno scenario possibile potrebbe essere quello di una migrazione massiccia verso antipsicotici atipici a formulazione depot dal costo molto più elevato e con vantaggi, in termini di efficacia clinica e tollerabilità, dubbi. Rimandiamo agli articoli presenti in precedenti post di questo blog per la valutazione basata sulle evidenze della comparazione tra antipsicotici di prima e seconda generazione e, come sempre, allo studio dellaCochrane Library.