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Dopo Liberazione è Il Riformista la vittima designata della “selezione naturale” della stampa italiana

Da Kobayashi @K0bayashi

Liberazione ha sospeso le pubblicazioni fino a data da destinarsi, il Manifesto è sull’orlo del baratro e rischia di chiudere da un momento all’altro, ma non sono solo i due giornali di sinistra a navigare in cattive acque. A far loro compagnia, infatti, da tempo si è affiancato anche Il Riformista, il quotidiano diretto da Emanuele Macaluso e gestito dalla cooperativa editrice “Edizioni riformiste”.

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Tempi duri, insomma, per la stampa italiana, che dopo tutto il dibattito – non ancora concluso – sui contributi dello Stato al settore pare procedere spedita verso una vera e propria “selezione naturale”: chi ce la fa da solo prosegue, insomma, seppure a stento, mentre chi è troppo debole per cavarsela con le proprie forze appare sempre più costretto alla resa.

L’ex giornale della famiglia Angelucci, sacrificato circa un anno fa sull’altare di Libero (dopo il richiamo dell’Agcom per omessa comunicazione di controllo, dal momento che la legge prevede che a beneficiare dei finanziamenti pubblici all’editoria possa essere una sola testata per editore), viaggia a un ritmo di perdite insostenibile: circa 2mila euro al giorno, secondo Italia Oggi (riprendendo dati aziendali), che calcolato su base mensile porta il giornale ad accumulare 60mila euro di passivo ogni 30 giorni.

Decisamente troppo per un quotidiano già in sofferenza per il calo degli introiti pubblicitari, per l’andamento ondivago dei contributi statali al settore e per le vendite, che si dovrebbero essere assestate a quota 3mila euro tra edicola e abbonamenti – in associazione alla rivista ufficiale dell’associazione politica Le Ragioni del Socialismo, edita dallo stesso Macaluso.

Di questo passo, dunque, il quotidiano bianco-arancio potrebbe essere costretto a chiudere i battenti entro la fine di marzo, anche perché a dispetto degli annunci del governo sul rifinanziamento del fondo per l’editoria (per 120 milioni complessivi) non sono ancora chiari né i tempi di attuazione del provvedimento (si parla di almeno 3-4 settimane) e di trasferimento effettivo di tali risorse ai giornali né, tanto meno, la loro ripartizione tra tutte le testate che ne hanno fatto richiesta per il 2011. Ma al Riformista queste tempistiche, tutto sommato non eccessive per gli standard italiani, potrebbero comunque non bastare.


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