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» Doppio vetro, di Halldóra Thoroddsen – Recensione

Creato il 18 maggio 2019 da Marta @M_Sognatrice

» Doppio vetro, di Halldóra Thoroddsen – Recensione

La passione richiede sacrificio. Sempre la stessa storia, eterni sacrifici.
Ma la vecchiaia non deve bruciare tra le fiamme, semmai tenere vive le braci.
Prendersene cura, badare alla continuità.
«I desideri non si avverano in un animo pavido».

Quando decido di leggere un libro devo imparare a non nutrire troppe aspettative, o immaginare di trovare una certa trama, perché potrei rischiare di rimanere delusa.
Fatta questa premessa, però, devo dire che il libro di cui vi parlerò oggi mi è piaciuto.
Diverso da come immaginavo, anche per stile – molto, molto particolare e poetico (l’autrice, infatti, è anche poetessa) – ma mi ha colpita.
Si legge davvero velocemente, avendo circa un centinaio di pagine, però è anche vero che non sempre “poco” vuole dire semplicità. Anzi, spesso sono i testi più brevi ad avere bisogno di una maggiore attenzione nella lettura.

Come si evince dal titolo, oggi vi parlo di “Doppio Vetro” di Halldóra Thoroddsen, pubblicato da Iperborea, che ringrazio per l’omaggio di una copia cartacea!

» Doppio vetro, di Halldóra Thoroddsen – Recensione

Si tratta di un romanzo molto breve che ha come protagonista una donna anziana islandese, profondamente attaccata e radicata alla sua terra e alla sua lingua e che, rimasta vedova, deve fare i conti con la sua solitudine. I suoi figli e nipoti da tempo hanno preso strade lontane e si riuniscono poche volte per una zuppa tutti insieme. Ma si avverte malinconia, e una mancanza di dialogo, di comunicazione tra le diverse generazioni, in un mondo che corre troppo in fretta e spesso relega ai margini proprio gli anziani. Persone che non sono più utili. Lasciate sole. La donna osserva quindi il mondo esterno dal doppio vetro delle finestre della sua piccola casa a Reykjavik, e ha un duplice impulso. Vorrebbe stare da sola e fra tanti. Da un lato si sente tagliata fuori e cerca di vivere la sua vita mantenendo tutto sotto controllo, nella speranza di rimanere lucida il più a lungo possibile, dall’altra però si interessa del mondo esterno, dei mutamenti della società in cui vive: dai cambiamenti climatici, al crollo delle azioni. Fatti sociali ai quali vorrebbe partecipare in prima linea, nonostante i suoi settantotto anni.

A lei importa di come va il mondo, ha a cuore che i giovani se la cavino e possano godersela un po’. Le sembra di essere finalmente riuscita a discernere il futile dall’essenza delle cose e sarebbe anche disposta a dare una mano alle nuove generazioni, ma chi apprezzerebbe mai la saggezza stantia di una vecchia come lei?

Vive quindi un’esistenza normale, monotona e ripetitiva. Chiusa tra le pareti del suo piccolo appartamento, con il costante sguardo verso l’esterno, riparata da quelle finestre a doppio vetro. Ogni tanto si concede un’uscita al bar, o incontri con altri anziani, ma nulla di così eclatante. Fino a quando nella sua vita arriva un uomo, che lei sente di aver già visto in passato, di conoscere, e che la porterà a dare una scossa importante alla sua esistenza e a provare di nuovo certe emozioni che fanno sentire vivi. Lei e Sverrir, due esistenze ormai al tramonto, vogliono comunque provarci, nonostante il parere negativo della famiglia e della stessa società, che sembra sempre non vedere di buon occhio l’amore – e anche il sesso, considerato ancor più un tabù – tra due anziani ormai troppo in là con l’età. Quasi come se fosse assurdo e incredibile costruire un nuovo nido sull’orlo della fossa.

L’amore tra persone anziane non è un amore coniugale sano, che ambisce a riempire la terra. La gente non lo associa mentalmente nemmeno a un’estetica, o alla celebrazione del piacere fisico, al contrario, lo respinge perché coinvolge la decadente vecchiaia.

Questo libro mi ha ricordato, almeno per questo tema, un po’ “Le nostre anime di notte” del mio amato Kent Haruf, e in un certo senso mi ha trasmesso anche l’idea – presente anche ne “L’ora di Agathe”  di Anne Cathrine Bomannche non è mai troppo tardi per ricominciare a vivere, a provare certe emozioni.

Nessuno si aspetta mai che costruiamo un nido sull’orlo della fossa. Essere innamorati alla sua età è un penoso canto del cigno.

Fingere che la vita sia in piena fioritura, che ci troviamo nel mezzo del cammino. È a questo che bisogna ambire. Lei non ha certo voglia di tornare giovane.
Ha capito quello che tutti desiderano una volta oltrepassata la metà.
Occorre fingere di esserci, anche con sforzi immani. Le risate devono ingannare la morte… così la morte nella sua stupidità pensa: aspetta un po’, qui non c’è posto per me… qui sono tutti allegri.

Sono molto attratta dalle storie che propongono questa forma di amore. 
L’amore tra due solitudini, tra due persone ormai anziane e vedove, che cercano di trovare un nuovo spiraglio di luce, di vita, anziché arrivare agli ultimi giorni in solitudine.
Ma in questo libro ho trovato anche molto di più ed è scritto in maniera insolita, almeno rispetto a quel che sono abituata.
Perché troverete il flusso di pensieri di questa donna, con le sue paure, le sue riflessioni, i suoi ricordi, le sue idee, le sue speranze, e la sua malinconia, intervallati di tanto in tanto da brevi frasi che riportano un po’ alla vicenda, al presente. Tocchi di pennellate poetiche, che descrivono il paesaggio che vede, le persone, gli eventi sociali e politici, altre storie di vita di persone della sua età. Un fluire di pensieri che ti trascina con sé, e ti fa provare emozioni diverse. C’è malinconia, e un profondo senso anche di solitudine. C’è l’amore e i ricordi che fanno anche sorridere. Ma c’è ancora la difficoltà di vivere in un mondo sempre più falso, e legato alla competitività, ai problemi, e al fatto di sentirsi sempre più estranei, soli, con sempre meno comunicazione e rapporti umani, soprattutto tra diverse generazioni.
O almeno io ci ho visto un po’ tutto questo.

All’amore non si comanda. Questo lo sa per esperienza. L’amore nutre e cresce spontaneamente se ci abbandoniamo a lui. Allora può avvolgerci come l’atmosfera, e può contribuire a spostare le montagne.
Al tempo stesso contiene in sé la tragedia.

La vedi lì, sola alla finestra, una muta spettatrice pensante, dai capelli color grigio strega.  Odi solo il ticchettio dei ferri da calza ad accompagnarla. Lei una donna da soglia di casa, una stella dell’aia che osserva il mondo dall’altra parte di quello spesso vetro: ed ecco un gatto che perlustra il giardino, il volo degli uccelli, le voci dell’infanzia, dei bambini che giocano insieme in un asilo vicino, di giovani amanti che si scambiano effusioni, e poi quegli occhi che la guardano con amore, nonostante le ginocchia messe male... pronto a farle scoprire una nuova complicità, un nuovo desiderio.

È un libro che a mio parere va letto con attenzione, e non con superficialità. Un canto d’amore di profonda sensibilità.
Un libro che nonostante si sia rivelato distante dalle mie aspettative, mi ha comunque molto colpita.
Lo consiglio!

Menzione anche alla copertina. Me ne sono follemente innamorata. Quella donna sola, immersa nel verde, che osserva davanti a sé, e sembra di scorgere quasi il vento che le smuove le vesti e i capelli… capelli che sembrano aver la stessa sfumatura delle nuvole di quel cielo infinito. Io la trovo semplicemente meravigliosa.


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“Doppio Vetro”
di Halldóra Thoroddsen
Iperborea
Pagine: 106
Prezzo: 15 euro

Voto: ♥♥♥½

(7/10)

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