Dorian Gray: libro o film? Decisamente il primo.

Creato il 21 aprile 2012 da Emanuelesecco

Ebbene, ieri sera ho finalmente deciso di guardare la riduzione cinematografica di quella che è l'opera più famosa di Oscar Wilde: Il ritratto di Dorian Gray. Inutile dire che volevo aspettare di voler leggere il libro prima di farlo. Sì, lo so: forse sono rimasto un po' in ritardo con la lettura di un simile capolavoro, ma alle scuole superiori non è che ci facessero leggere granché (quindi la curiosità spesso e volentieri scemava nell'oblio con mio grande dispiacere attuale).
Mi rendo conto di essere in ritardo assoluto rispetto all'uscita del film nelle sale cinematografiche, ma scrivere questa sorta di riflessione male non mi fa.
Veniamo dunque al film.
Il fatto che io abbia letto il libro dovrebbe già avervi fatto capire cosa ne penso. In questi casi, più che di trasposizione cinematografica si tratta di quasi totale trasformazione della narrazione con ulteriori aggiunte di materiale inutile che, contando quanto già narratoci dal caro Oscar, non aggiunge una dannatissima acca, anzi serve a sottolineare l'incompetenza di molti sceneggiatori.
Di seguito solo alcuni dei punti negativi che mi hanno colpito dopo una prima e, a un certo punto, annoiata visione.
Primo: secondo il mio modesto parere si tratta di un film inutile, banale e privo anche di quella magica e malsana atmosfera che circonda il romanzo. E non è aggiungendo qualche scopata e qualche tetta in più che si riesca a far capire quanto fosse perverso il personaggio di Dorian nel pieno della sua scoperta e amplificazione dei sensi. L'autore fa solo intuire cosa quell'eterno giovane possa aver commesso alle persone a lui care e non. E questo, vi assicuro, è molto più che vedersi qualche infimo dettaglio sparatoci in piena faccia. Ovviamente non mi sto lamentando delle scene di sesso accusando la maniera in cui mi hanno scandalizzato, ci mancherebbe, sto solo palesando la loro inutilità assoluta per quanto riguarda questa storia; vedi il rapporto di Dorian con Sybil Vane, completamente privato della purezza dalla quale è fondato all'interno del romanzo.
Secondo: che fine ha fatto la rigogliosa chioma bionda di Dorian?
Terzo: capisco la necessità di spettacolarizzare il tutto, ma era proprio necessario animare il ritratto? Così lo si banalizza e basta. E qui ci si ricollega al prossimo punto.
Quarto: la fine mi ha lasciato con l'amaro in bocca più di qualsiasi altro stravolgimento che ho potuto notare visionando il film. Posso solo dire che in questo punto hanno davvero esagerato.
Quinto: il ritratto parla e urla. Davvero? E da quando?
Potrei continuare all'infinito, solo che rischierei seriamente di tediarvi oltre ogni misura con le mie critiche.
A questo punto posso solo farvi presente che l'unico, e dico l'unico, punto a favore nel film risiede nella figura di Lord Henry Wotton, interpretato da un magistrale Colin Firth. Recitazione davvero ottima, senza tralasciare il fatto che leggendo il romanzo me l'ero immaginato proprio così (sembianze comprese). Forse l'unico elemento positivo che potrebbe valere una vostra eventuale visione del film se ancora non l'avete voluta, o potuta, affrontare.
Ormai di questi tempi assistiamo sempre più a stravolgimenti totali e inutili di opere magistrali (vedi il Beowulf, che mi riprometto di vedere al più presto) che servono al semplice fatto di rendere un'opera appetibile al grande pubblico, come se il grande pubblico debba essere per forza composto da una manica di ignoranti. Certo, dico che sia è molto utile far avvicinare a questi capolavori della storia umana anche le persone che non hanno mai avuto la possibilità di gustarle (per scelta e non), tuttavia critico il metodo fin troppo pacchiano con cui questo delicato tema viene affrontato.
Mi auguro solo che quanti abbiano visto il film senza leggere il romanzo si siano poi avvicinati alle pagine stampate per elogiarle ancora più, mettendo da parte questa insulsa trasposizione cinematografica.
Forse sono stato un po' troppo duro, e probabilmente è così, ma il libro mi ha colpito a tal punto che non potevo esimermi dall'essere il più critico possibile.
Ci rifugiamo nella lettura? Benissimo:
«A pochi di noi non è mai capitato di svegliarsi prima dell'alba, sia dopo una di quelle notti senza sogni che quasi ci fanno innamorare della morte, che dopo una di quelle notti di orrore e di gioia mostruosa quando nelle regioni della mente passano fantasmi più terribili della realtà stessa, fantasmi imbevuti di quella vita ricca di colore che si nasconde nelle cose grottesche e che dà all'arte gotica la sua duratura vitalità, essendo quest'arte, si potrebbe pensare, propria di chi ha avuto la mente turbata dal malanno del reverie. A poco a poco, bianche dita si insinuano attraverso le cortine e paiono tremare. Ombre mute dalle nere forme fantastiche strisciano negli angoli della stanza e vi si acquattano. Fuori, gli uccelli si agitano tra le fronde, si sentono i rumori degli uomini che vanno al lavoro, o i sospiri e i singhiozzi del vento che scende dai monti e si aggira intorno alla casa solitaria come se temesse di svegliare chi dorme e tuttavia costretto a evocare il sonno dalla sua purpurea caverna. I soffici veli di nebbia si sollevano a uno a uno, a gradi le cose riacquistano forma e colore, e noi vediamo l'alba che restituisce al mondo l'antico aspetto. I pallidi specchi riprendono la loro vita di imitazione. I candelabri senza fiamma sono dove li abbiamo lasciati. Accanto, c'è il libro a metà intonso che stavamo studiando o il fiore, sostenuto dal filo di ferro, che portavamo al ballo, la lettera che, per timore, non abbiamo letto o che abbiamo letto troppe volte. Nulla ci appare cambiato. Dalle ombre della notte esce di nuovo la vita che conosciamo. Dobbiamo riprenderla dove l'abbiamo lasciata e a quel punto, pian piano, ci pervade la terribile sensazione di dover continuare a impiegare energia nello stesso monotono circolo di abitudini stereotipate, o anche il desiderio sfrenato che una mattina i nostri occhi si possano aprire su un mondo che nell'oscurità si è rinnovato per il nostro piacere, un mondo dove le cose abbiano nuove forme e colori, siano diverse o abbiano altri segreti, un mondo in cui il passato abbia poca o nessuna importanza, o comunque sopravviva in forme ignare del dovere o del rimpianto: anche il ricordo della gioia, infatti, possiede una sua amarezza e quello del piacere una sua pena. »

Sperando, come sempre, di avervi fatto cosa gradita vi lascio e aspetto le vostre opinioni a riguardo del film.
A presto!
E.

1. Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, Garzanti Editore s.p.a., Milano, 1987, pp. 178-9

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