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Dovendo scegliere, chi buttereste dalla torre? Dopo il Muro di Berlino, in arrivo il Muro del Cretino

Creato il 29 giugno 2019 da Tafanus

Coraggio... la scelta è quasi obbligata. Da una parte c'è un Ministro degli Interni che si occupa prevalentemente d'altro, in un anno ha ridotto il numero dei "clandestini" in Italia da 600.000 a 90.000, fra pochi mesi mi ridurrà l'IRPEF di due terzi, e a mia figlia daròìà 780 euro al mese. Basta chiedere.

Dall'altra c'è una tedesca che viola scientemente le leggi italiane, sperona di proposito - prendendo bene la mira - una motovedetta italiana, e non vuole rendersi conto che per l'Italia far sbarcare 42 disgraziati (con 5 paesi europei che hanno già comunicato la loro disponibilità a dividerseli) sarebbe un disastro immane.

Ma io sono fazioso, si sa. Quindi lascio la parola ad altri. Rubo due articoli: uno ad Antonello Caporale (ma, si sa, anche lui è un fazioso pasdaran), e un altro al moderato "Il Post". Leggeteli, poi decidete chi buttare giù dalla torre.

Iniziamo da Antonello Caporale:

20190629-Carola-Rackete

Esiste un fondo in fondo al pozzo?

Saremmo portati a ritenere di sì, ma la realtà ci dice che non è così.

Fino a due anni fa noi ritenevamo, tutti eh?, che le organizzazioni non governative fossero associazioni benemerite, a cui dare il nostro sostegno. Aiutavano i bisognosi: portando medicine, sollevandoli dalla fame, curandoli, o mettendoli in salvo. Chiunque metta in salvo un altro uomo è chiamato salvatore. Almeno lo era fino a poco tempo fa.

Poi abbiamo iniziato a ritenere insostenibile l’ondata migratoria e la classe dirigente, quella che ha come compito di guardare al domani e al dopodomani, invece di correre ai ripari organizzando misure di integrazione e pianificando interventi umanitari ed economici nelle aree di partenza, ha lasciato crescere, senza alcun controllo, un’industria nuova, quella dell’accoglienza. Che invece di accogliere, cioè di integrare, abbandonava gli ospiti al loro destino, innescando la miccia sociale dell’insofferenza. Il migrante si trasformava dunque prima in vagabondo, poi in uno sfruttato, un nuovo schiavo. E poi, in una misura sempre più significativa, in un piccolo e disgraziato delinquente di strada.

La classe dirigente ha provato, riuscendovi, a sostenere il cambiamento. Più intolleranza verso i nuovi schiavi, senza naturalmente provare a indagare e inquisire coloro che, sfruttandoli, hanno raccolto benessere, hanno truffato lo Stato, provocando un nuovo sentimento di astio. Le Ong sono state trasformate in “organizzazioni criminali”, e nessuno batte ciglio. L’Europa, della quale pure facciamo parte, non vede, non sente, non parla. Soprattutto non si immischia. Ciascuno Stato lavi i suoi panni sporchi come vuole e come sa.

Stanotte la comandante della nave Sea Watch è stata arrestata tra le urla compiaciute di questi nuovi nostri concittadini che si sentono patrioti. Alcuni giorni fa, ritenendo che la linea della fermezza di Salvini fosse più morbida del dovuto, Giorgia Meloni ha proposto di affondare la nave a cannonate. Svuotarla dagli esseri umani ma affondarla. Per dare l’esempio.
Sea Watch, Salvini: ‘Ue si faccia viva o non identifichiamo i migranti. Rotta balcanica, potremmo costruire una barriera fisica’

Allora Salvini, per essere ancora più duro di Meloni, ha già avvertito che la nuova emergenza migranti è la rotta balcanica, è il confine di Trieste, è la frontiera ad est. E che dunque a mali estremi, estremi rimedi: magari anche un muro andrà costruito per respingere i migranti.

Un muro, già.

E dopo il muro?

Torniamo da dove siamo partiti: non esiste un fondo in fondo al pozzo.

Antonello Caporale

E ora passiamo all'estremista "Il Post", noto giornale sovversivo, legato all'estremismo islamico:

Chi è la capitana della Sea Watch 3 - Si chiama Carola Rackete, è tedesca, ha 31 anni e il diploma da ufficiale nautico da quando ne aveva 23

Dopo 15 giorni trascorsi al largo di Lampedusa per via del blocco imposto dal governo italiano, Carola Rackete, capitana della nave Sea Watch 3 con a bordo 42 migranti, ha deciso ieri di entrare nelle acque territoriali italiane. Nella notte tra martedì e mercoledì ha oltrepassato il confine marittimo e adesso si trova poco fuori dal porto di Lampedusa, pronta ad attraccare e subire le conseguenze della sua decisione: il sequestro della nave e una multa che potrebbe arrivare fino a 50 mila euro.

Rackete – che ha 31 anni ed è ufficiale di navigazione da quando ne aveva 23 – conosceva bene i rischi della sua decisione. Negli ultimi anni ha avuto sei esperienze diverse come ufficiale su altrettante imbarcazioni, due di queste al Polo Nord; ha fatto la guida turistica nel parco naturale dei vulcani in Kamchatka, nella Federazione Russa, e aiutato a curare uccelli e piccoli mammiferi per un’associazione francese. Dal 2016 è imbarcata sulla Sea Watch 3, dove ha guidato gommoni di soccorso e svolto l’incarico di coordinatore di missione prima di diventare capitana della nave: il primo incarico da comandante di una carriera cominciata molto presto (oggi però ricorda sempre che a bordo della Sea Watch ci sono anche altri membri dell’equipaggio, tra cui dieci donne).

Sul suo profilo Linkedin elenca le sue passioni: «Conservazione della natura. Azione umanitaria. E un po’ di scienza polare». Laureata in Scienze nautiche, Rackete ha ottenuto un master in conservazione dell’ambiente all’università britannica di Edge Hill. Parla cinque lingue, oltre tedesco e inglese anche francese, spagnolo e russo. A parte Linkedin, Rackete non usa social network. Negli ultimi giorni ha postato messaggi e aggiornamenti sulla situazione tramite l’account twitter della sua ONG.

Poco dopo aver deciso di forzare il confine italiano, Rackete è stata intervistata da Fabio Tonacci di Repubblica, che al telefono le ha chiesto come mai avesse deciso di venire nel Mediterraneo a salvare naufraghi. «La mia vita è stata facile», ha risposto. «Ho potuto frequentare tre università, sono bianca, tedesca, nata in un paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto ho sentito un obbligo morale: aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità».

Credit: Il Post


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