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Durant, Giannis, Davis ma non solo: cosa resta dell’All Star Weekend 2019

Creato il 20 febbraio 2019 da Basketcaffe @basketcaffe
Durant, Giannis, Davis ma non solo: cosa resta dell’All Star Weekend 2019

Con l' All Star Game vinto da Team LeBron contro Team Giannis per 178-164 si è chiuso il 68esimo weekend delle stelle, quest'anno disputato allo Spectrum Center di Charlotte, North Carolina, casa degli Hornets e di Michael Jordan. Tre giorni intensi, piacevoli e spettacolari, con una crescita negli ascolti televisivi, con oltre 150.00 visitatori in città e con un giro d'affari superiore ai 100 milioni di dollari. Poi c'è quello che è successo in campo, o attorno al campo, e vale la pena riassumere cosa è andato e cosa no.

Ha dormito per tre quarti o quasi, facendosi notare solo per delle scarpe rosa/fucsia, poi nell'ultimo periodo ha preso fuoco, ha guidato la rimonta da -20 di Team LeBron e ha chiuso con 31 punti (11 nel 4°) con 10 su 15 al tiro, 6 su 9 da tre. Questo è Kevin Durant, chirurgico, un killer, efficace e letale come un cobra, decisivo anche all'All Star Game come nelle ultime due Finals dove è stato MVP per i Warriors campioni NBA. Per KD il secondo premio di MVP all'All Star Game dopo quello del 2012 e la certezza di essere il secondo miglior giocatore del pianeta dopo LeBron James. La stessa certezza che sarà protagonista anche nel proseguo della stagione con Golden State e poi in estate, nella free agency: resterà sulla Baia? Si trasferirà a Los Angeles? O firmerà davvero per i New York Knicks?

Ha ancora margini di crescita ma ora si può dire chiaramente che Giannis Antetokounmpo è una stella acclarata della NBA. Aldilà dei voti e del ruolo di capitano all'All Star Game, il greco alla sesta stagione tra i pro sta facendo un'annata da MVP e sta guidando i Milwaukee Bucks al miglior record della regular season (43-14 contro il 41-16 dei Warriors). Il suo Team si è piegato a Durant e soci ma è stato l'ultimo ad arrendersi, quello che ha giocato "per davvero" dall'inizio alla fine e ha chiuso con 38 punti, 11 rimbalzi e 5 assists, la performance numericamente migliore della storia! Soprattutto si è guadagnato ancora di più la stima degli avversari, in primis quella di Durant:

" Il suo potenziale è pazzesco. È già nell'élite di questa lega per quello che produce in campo, ma fa ancora più paura pensare a dove potrà arrivare. Il suo gioco sta prendendo forma, sta continuando a migliorare, è giovanissimo ma è già tra i primi 5, forse 3 candidati MVP. È un'autentica gioia vedere il modo in cui sta progredendo ".

Anche Anthony Davis è stato tra i protagonisti di questo All Star Weekend ma, purtroppo per lui, non sul parquet. Per lui solo 5 minuti in campo e 5 punti, un'apparizione fugace e passata assolutamente sotto traccia. Totalmente diversa la situazione 24 ore prima, quando fu al centro dell'attenzione durante lo spazio dedicato alla stampa: tantissimi i giornalisti a fargli domande sul futuro e sulla volontà di lasciare i Pelicans. Bersagliato dai cronisti, Davis ha confermato l'esistenza della famosa lista che parlava di Lakers, Knicks, Bucks e Clippers come destinazioni preferite, ha aggiunto che in questo elenco ci sono assolutamente anche i Celtics ("mai detto il contrario..."), e poi, per non far torti a nessuno, ha corretto il tiro: " Tutte le altre 29 squadre sono nella mia lista. Voglio solo vincere". Di sicuro non smetteremo di sentir parlare di Davis e del suo agente Rich Paul ...

Il commisioner Adam Silver non poteva fare scelta migliore che portare all'All Star Game Dwyane Wade e Dirk Nowitzki, un modo unico per salutare due autentiche leggende che a fine stagione si ritireranno. Due che hanno segnato nettamente gli anni 2000, che hanno lottato uno di fronte all'altro in due Finals, 2006 e 2011, e che hanno guadagnato il rispetto di compagni e avversari. Per Flash 10 minuti in campo con 7 punti e 4 assists, per Dirk appena 4 minuti con 3 triple nel primo tempo che hanno esaltato tutti! Ora però la speranza è che questa iniziativa venga ripetuta anche in futuro perchè i grandi del gioco meritano un'ultima volta il palcoscenico delle stelle.

A Charlotte ci si aspettava la vittoria di un Curry, Steph più che Seth, nella gara del tiro da tre punti e invece alla fine sbuca Joe Harris! Non del tutto una sorpresa visto che la guardia dei Brooklyn Nets viaggia col 47% dall'arco su 5 tentativi di media (2° solo a Davis Bertans per percentuale), ma i suoi due turni sono stati clamorosi, con un'efficacia e una macchina esiziale: 25 punti al primo turno, dietro al 27 di Steph, e 26 con un filotto di 11 bersagli consecutivi in finale. Un successo che non ha scalfito l'apparente tranquillità di Harris, ragazzo dello stato di Washington e prodotto dell'università di Virginia, che è rinato ai Nets (dal 2016...) dopo una stagione e mezza coi Cleveland Cavs passata più in panchina e a far la spola coi Canton Charge della G-League. Tranquillità dicevamo: venerdì è sceso da un SUV tra la totale indifferenza e ha mangiato pollo in un ristorante del centro di Charlotte, senza che nessuno gli chiedesse un autografo. E la dedica per la vittoria? Per l'università di Charlotte che gli ha concesso una palestra dove allenarsi negli ultimi giorni.

Una nota negativa per chiudere: vero che l'All Star Game non si è acceso fino al quarto periodo, vero che il Dunk Contest non ha regalato particolari novità, la cosa certamente meno bella è stata il Rising Stars Game! La partita del venerdì era molto attesa perchè i nomi in campo erano di alto livello - Doncic, Simmons, Mitchell e Kuzma solo per citarne alcuni - e perchè la formula USA-Resto del Mondo sembrava azzeccata, e invece è stata una brutta esibizione, una serie infinita di schiacciate e tiri senza contatti e il minimo agonismo. Ha ancora senso proporla? Come si potrebbe rilanciarla? Forse sarebbe il caso di nominare due capitani e fare le squadre come per l'All Star Game? O magari coinvolgere i rookies e i sophomores della G-League? Sarebbe il caso che Adam Silver consideri qualche alternativa.

Durant, Giannis, Davis ma non solo: cosa resta dell’All Star Weekend 2019

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