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E alla fine Battisti ce l’ha fatta. Anziché il carcere, la sua condanna sarà il sole in una bella spiaggia di Rio

Creato il 10 giugno 2011 da Iljester

E alla fine Battisti ce l’ha fatta. Anziché il carcere, la sua condanna sarà il sole in una bella spiaggia di Rio

Quando si dice che il crimine paga, non si dice male. Anzi, si dice bene… benissimo. Perché è così che sono andate le cose per Cesare Battisti. Condannato a qualche ergastolo, perché ha ammazzato un paio di persone (cose da «poco»!), il signore in questione, anziché scontare come tutti i criminali la propria pena in carcere, meditando sui suoi maledetti errori, si gode le spiagge assolate di Rio de Janeiro, e solo perché qualcuno – Lula – gli ha riconosciuto lo status di rifugiato politico. E solo perché il Supremo Tribunale Federale brasiliano non ha avuto il coraggio di sconfessare questa grande bugia come avrebbe dovuto, nel rispetto dei trattati internazionali e dell’amicizia tra Italia e Brasile, che – a quanto si è potuto vedere – conta poco per i brasiliani.  
Una delusione per noi italiani. Soprattutto un’offesa alla nostra memoria storica, al dramma che ha vissuto il nostro paese negli anni ‘70 con il fenomeno del terrorismo. Un’offesa alle vittime e ai parenti di quelle persone cadute sotto la ferocia di Cesare Battisti e dei suo compagni, solo perché si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Il  rifiuto del Brasile di estradare Battisti è pure un’offesa grave e uno spregio bell’e buono al nostro sistema giudiziario, alla nostra civiltà giuridica e alle nostre istituzioni democratiche. Perché se è pur vero che la giustizia italiana presenta squilibri e scompensi, se è pur vero che soffre di protagonismo, se è pur vero che esiste tra questa e la politica un rapporto difficile (perché mancano oggettivamente delle norme di garanzia o di cuscinetto tra i due poteri), è anche vero che mai o quasi ha assunto atteggiamenti persecutori nei confronti di un condannato. La dignità e la civiltà giuridica italiana è tale che il Brasile può solo imparare dall’Italia i concetti di democrazia e diritto. Quando nel nostro paese nascevano le prime istituzioni democratiche e il diritto diventava una delle espressioni più alte e progredite della civiltà romana, il Brasile era solo una foresta vergine, immersa nel silenzio. E quando l’Italia scriveva la propria costituzione, fra le più garantiste in assoluto, il Brasile era dilaniato da lotte interne, diviso fra governicchi pseudo-democratici e tentazioni golpiste. Insomma un abisso.
Il vero è che ancora una volta ha vinto l’ideologia comunista, la più barbara fra le ideologie insieme al nazifascismo. Già, perché sappiamo chi furono Lula e Genro nel vecchio governo del paese sudamericano: due comunisti che hanno protetto un volgare criminale, forse per solidarietà politica (vista la comunanza ideologica) più che per reale convinzione circa l’idea che qui in Italia potesse essere fatto oggetto di persecuzione (ma da chi?). Il tutto in completo spregio delle vittime italiane di questo criminale, dei loro parenti che ieri l’altro hanno visto il proprio caro morire una seconda volta. E non possiamo dimenticarci della Francia, che in tutti questi anni ha coccolato l’ex terrorista, lo ha innalzato agli onori della cronaca culturale, gli ha dato un posto fra gli intellettuali. Insomma, lo ha reso una vittima, cancellando il suo reale profilo: quello di carnefice di persone innocenti. E non possiamo dimenticarci dell’Europa, che non ha mosso un dito – come suo solito – per sostenere le ragioni italiane.
E infine, cosa non meno importante, non possiamo dimenticarci dei molti «intellettuali» nostrani che qualche anno fa (nel 2004) apposero la loro firma in difesa di Battisti, ritenendolo un uomo di un certo spessore culturale, addirittura capace «di una straordinaria e ineguagliata riflessione sugli anni ’70, quale nessuna forza politica che ha governato l’Italia da quel tempo a oggi ha osato tentare». Un delirio vergognoso che vi invito a leggere nell’ottimo articolo de Il Giornale.
Ora il nostro Governo tenterà la strade del Tribunale dell’Aja, per verificare se il Brasile abbia violato in trattati internazionali e gli accordi bilaterali con il nostro paese. Personalmente ritengo la risposta già affermativa. Ed è indubbio che questa assurda decisione brasiliana non potrà non avere effetti nei rapporti con l’Italia. Anzi, deve averli! Perché se lasciamo correre, il nostro paese – il nostro paese democratico – verrà percepito come un paese debole e incapace di imporsi a livello internazionale. Un paese con il quale è possibile violare i trattati, senza alcuna ripercussione. E nessun Governo italiano, di destra o di sinistra o di centro, può permettersi questo smacco. Diversamente è meglio che andiamo tutti a buttar giù le noci di cocco nella repubblica delle Banane e lasciamo la politica e la giustizia a chi le fa seriamente…

 

di Martino © 2011 Il Jester


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