Magazine Cultura

E Blasphemer si prese la tana del lupo: ‘Wolf’s Lair Abyss’ compie vent’anni

Creato il 31 ottobre 2017 da Cicciorusso

E Blasphemer si prese la tana del lupo: ‘Wolf’s Lair Abyss’ compie vent’anni

Senza perdere tempo a ripetere la faccenda Euronymous, è doveroso però dire che il suo ruolo fosse pressoché impossibile da dare a chiunque altro. Volendo forzare la cosa, i Mayhem non avrebbero mai potuto scegliere miglior personaggio – e chitarrista, nel senso strettamente musicale – che Blasphemer. È proprio grazie a lui, infatti, se il nuovo corso ha per qualche tempo assunto una apprezzabile personalità, prima di imbarcarsi a rimpiangere il De Mysteriis al costo di richiamare Attila, dedicargli tour interi cose così, per dirla alla fiorentina, un po’ da baracconi.

Blasphemer, insieme a Snorre dei Thorns, è uno dei motivi per cui il black metal ha inserito degli elementi al suo interno che, negli anni duemila, ci avrebbero consegnato lavori evoluti -ma sentiti– come Ad Majorem Sathanas Gloriam dei Gorgoroth. E tutto partì in un certo senso da un punto di rottura come Wolf’s Lair Abyss, a mio avviso l’ultima ottima opera firmata Mayhem, prima che ai norvegesi si confondessero un po’ le idee con lo strano Grand Declaration Of War di tre anni dopo. E di questo ce ne accorgiamo probabilmente solo oggi, a mente fredda, mentre nel 1997 il compositore – attivo anche con gli Aura Noir – era semplicemente “colui che si era permesso di sostituire un’ icona”

E Blasphemer si prese la tana del lupo: ‘Wolf’s Lair Abyss’ compie vent’anni

Devo molto a questo EP, uscendo dalla questione-Blasphemer: l’ho scoperto grazie alla sua prima canzone, che trovai in una compilation allegata ad una rivista transalpina, il cui titolo era semplicemente Black Metal. Al suo interno, ovviamente, non mancavano gruppi di tutt’altro tipo come gli Opeth, con April Ethereal. E all’epoca di black metal conoscevo veramente poco… A un primo impatto, I Am Thy Labyrinth era una bomba comparabile con nient’altro al mondo, dato che non avevo sentito nulla del genere in vita mia. Linee vocali strazianti ad opera di un irriconoscibile Maniac, che mai si ripeterà in futuro su questi standard per motivi naturali legati all’autodistruzione delle corde vocali; batteria portata all’estremo da un musicista già raffinato che in quegli anni se la faceva con gli Arcturus e i Covenant, ed un redivivo Necrobutcher, che assieme a Maniac ricomponeva per metà la formazione di Deathcrush. Ma Blasphemer era, ci tengo a ripeterlo, il piatto forte.

Addentrandoci, Fall Of Seraphs prosegue il viaggio infernale mantenendo alto lo standard di qualità, dopodiché Ancient Skin riporta i canoni di scrittura a quelli degli anni ’80 e primi ’90 mentre è la traccia conclusiva, Symbols Of Bloodswords, ad anticipare alla grande il sound di Grand Declaration Of War: un all-you-can-eat generale, in cui banchettano senza ritegno i Dimmu Borgir che da lì importeranno pari pari un riff in Puritanical Euphoric Misanthropia (occhio alle parti più veloci e capirete), e gli stessi Mayhem, riutilizzandone un momento all’inizio del successivo lavoro, in segno di annunciata continuità.

Ultimo disco di rilievo dei Mayhem, che in seguito non vorranno rischiare scodellandoci Chimera – tentando di accontentare un po’ tutti – e lo faranno invece in occasione di  Ordo Ad Chao, minimale e sperimentale e probabilmente incompreso dai più. Sull’ultimo album, beh, non mi voglio nemmeno pronunciare. (Marco Belardi)



Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :