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E così ci siamo giocati pure Caudo! La surreale giunta del III Municipio uccide ogni speranza

Creato il 08 luglio 2018 da Romafaschifo
E così ci siamo giocati pure Caudo! La surreale giunta del III Municipio uccide ogni speranzaDa qui in avanti davvero non sarà più possibile sostenere questa o quest'altra iniziativa politica senza sapere prima (prima!) tutti i dettagli delle nomine, delle persone, delle giunte. A scatola chiusa sembra ormai impossibile sbilanciarsi. Come i nostri lettori sanno abbiamo con insistenza anche pedante sostenuto l'iniziativa generosa e qualitativa di Giovanni Caudo al III Municipio. Siamo presuntuosi forse, ma siamo convinti che anche il nostro impegno e la nostra insistenza abbiano dato un piccolo contributo ad un esito politico che è stato molto positivo e profondamente significativo. Nello schierarci e soprattutto nell'invitare tutte le persone che ci seguono a accordare la loro fiducia a Caudo, mai ci saremmo aspettati però un esito così surreale. Come ci è successo in passato, non abbiamo nessunissima difficoltà nel criticare chi abbiamo sostenuto: finché siamo d'accordo sosteniamo una figura, non appena siamo in disaccordo lo diciamo liberamente a riprova del fatto che non viviamo negli steccati, nelle griglie, negli schemi.

Cosa è successo? E' successo che in una Giunta che sembra di buon livello, fatta di politici in gamba e civici competenti, Caudo ha insistentemente e contro ogni logica apparente inserito una figura divisiva al massimo, surreale quanto basta, folkloristica e caricaturale per le sue idee insistentemente diffuse. Christian Raimo è un intellettuale interessante, una persona profondamente di parte, profondamente ideologizzata, che come tale merita ascolto. Una voce che si sforza a leggere la città e questo è lodevole, ma che lo fa con griglie vecchie, superate da decenni, con un approccio che guarda pericolosamente al passato e non al futuro, incurante di quello che avviene in tutto il resto del mondo, fuori dalla bolla di follia e di anormalità che è diventata Roma.

Raimo è convinto che soluzioni di gestione della città ormai accettate da quarant'anni in tutte le grandi metropoli del mondo (dalle strisce blu per i parcheggi a pagamento per arrivare ai sistemi di videosorveglianza, davvero!) siano degli autentici soprusi orditi contro il proletariato; Raimo è convinto che la sicurezza sia uno stratagemma dei padroni contro i sottoposti, mentre in realtà è proprio una garanzia per gli ultimi visto che i ricconi la sicurezza se la possono fare da soli; Raimo è persuaso che la legalità sia un'arma per attaccare i deboli mentre è l'unica speranza per questi ultimi per non perire sotto le prepotenze; Raimo ha scritto più volte che la cultura a Roma in realtà si fa solo negli spazi occupati, nelle occupazioni illegali: chi a Roma fa cultura sacrificandosi a pagare un affitto, a pagare delle utenze, a rispettare le norme, a assumere regolarmente il personale non merita la stessa tutela di chi occupa illegalmente a prescindere dei contenuti culturali stessi. Tutto questo Raimo lo ha scritto più volte, il suo pensiero politico-culturale lo si può trovare senz'altro nei suoi libri ma ancor più facilmente nei tanti articoli su Minima e Moralia, CheFare, Internazionale. Tutti i contenuti a firma Raimo hanno il medesimo plot: una lettura ridicoleggiante della città di Roma dipinta in maniera sempre profondamente caricaturale e superficiale e poi l'approdo finale della narrazione in qualche ameno spazio occupato illegalmente (magari con un mano una "biretta presa dal bengalino", davvero!), sottratto alla proprietà pubblica che avrebbe potuto meglio valorizzarlo (magari assegnandolo a chi davvero meritevole) o sottratto a qualche proprietà privata: lì, tra le braccia degli occupanti, tutto diventa caldo, avvolgente, sensato, dotato di prospettiva e di profondità culturale. A Roma c'è una autentica cupola che sovraintende alle occupazioni, una mafia raccontata ormai anche in fior di atti di Tribunale, ma per Raimo è tutto oro ciò che occupa, è tutto sbagliato ciò che sgombera. Tutti gli articoli di Raimo, con i quali questo intellettuale a nostro modo di vedere inquina da anni il dibattito in questa disperata città già assai profondamente inquinata a livello intellettuale, sono impostati in questa maniera. Andateveli a cercare sui motori di ricerca e se supererete la nausea che provocano, leggeteli.

In qualsiasi città del mondo (immaginatevi un Raimo a Milano, a Londra, a Tokyo, a New York), una impostazione intellettuale simile seppur assolutamente legittima e, ribadiamo, per certi versi perfino interessante, condanna però chi la propugna alla giusta merginalità. Non è che puoi dire panzane di questa portata e poi far parte delle istituzioni, amministrare persone, impattare sulla qualità della vita dei cittadini e dei loro figli. E invece a Roma così non è. 

Ma se ci ha sorpreso ben poco che Raimo fosse stato coinvolto da Luca Bergamo nel consiglio di amministrazione delle Biblioteche di Roma (il confine tra le panzane di Raimo e le panzane della pozzanghera intellettuale ove germinano i bacilli pentafasci è davvero labilissimo) dove pure attualmente ancora sta, ci ha sorpreso invece enormemente che questa figura fosse scelta da Giovanni Caudo per l'assessorato alla cultura del III Municipio. 

Semplicemente perché Raimo rappresenta, e qui sopra abbiamo fatto solo alcuni dei mille esempi possibili, tutto il contrario di quello che ci si aspettava da Giovanni Caudo. Giovanni Caudo in queste settimane, in questi mesi, ha rappresentato in primo luogo la speranza. La speranza della possibile edificazione di un racconto contemporaneo di una città che guarda al 2035, la città dei nostri figli finalmente allineata alle migliori esperienze amministrative e civili occidentali sotto tutti i punti di vista. Nella scia di quanto stava facendo Ignazio Marino, insomma. Una città profondamente solidale e totalmente inclusiva, e ci mancherebbe altro. Ma una città dove non ci si permette di insultare il merito, la competizione, lo sviluppo economico, la trasformazione urbana, la sfida architettonica, l'organizzazione di grandi eventi, la crescita, il rispetto delle norme, la parametrizzazione internazionale, la libera impresa commerciale, il profitto quando questo è sano e onesto. Una città dove non è consentito scegliere deliberatamente percorsi di illegalità e dove chi lo fa deve venire perseguito e non deve trasformarsi in qualcuno legittimato a prendere per i fondelli chi invece con enorme sacrificio sceglie la legalità. 

Purtroppo invece, probabilmente traviato dall'ansia di dimostrarsi più possibile "di sinistra", Caudo ha optato per una figura come quella di Raimo. Una figura che solo a Roma, solo in questo contesto di costante mistificazione dei riferimenti culturali e politici, si potrebbe definire "di sinistra" peraltro. In tutto il mondo la sinistra è quella cosa che combatte la povertà per superarla, per creare opportunità, per creare lavoro, per creare impresa e investimento a beneficio di chi poi grazie a questo potrà trovare un percorso di lavoro e di vita; a Roma la sinistra è invece quella cosa che tutela la povertà difendendola e lavora per perpetrarla (e guai a toccargliela, altrimenti poi se le persone stanno bene, lavorano, guadagnano dignitosamente chi può strumentalizzare l'esercito dei disperati?). 

Ora senz'altro non siamo così ingenui da non sapere che il ruolo realmente operativo di Raimo sarà minimo, non siamo così sprovveduti da non sapere che l'impatto vero e proprio sulla vita dei cittadini del III Municipio non si vedrà granché: già il Municipio conta poco, figurarsi un assessore alla cultura di un Municipio... ma non è quello il punto, il punto è un punto puramente simbolico, politico, prospettico (ecco perché, tra l'altro, non ha senso affermare "sì, ma vediamo prima di criticarlo cosa farà Raimo"). La vittoria di Caudo rappresentava un possibile riscatto e una prospettiva per un nuovo governo cittadino di alto livello dopo la parentesi atroce dei Cinque Stelle. Caudo oggi ci sta dicendo che per riprendersi il Campidoglio lo schieramento di centro sinistra deve puntare su personaggi come Christian Raimo e questa è una delusione cocente. Questo ci fa capire che l'uomo che si candidava a leader di una rinascenza di sinistra non è nelle condizioni di distinguere la causa dall'effetto, la malattia dalla medicina. Nulla di personale contro Raimo - che non abbiamo mai incontrato mezza volta in vita nostra -, ma mentalità come la sua, insufflate in un'opinione pubblica fragile, funzionalmente analfabeta e creduolona da decenni, sono il motivo per cui la città si trova in queste condizioni miserabili. Raimo (non lui personalmente, poverino, ma ciò che rappresenta) non è la soluzione a questo stato imbarazzante di cose, ma è parte integrante del problema. 

Cosa è capitato dunque? O Caudo non ha letto nulla degli scritti di Raimo (ma davvero scegli un intellettuale per la tua squadra e non leggi le sue teorie pubblicate dovunque?); o Caudo è stato in qualche maniera obbligato a inserire nella sua squadra una figura simile; oppure - cosa a questo punto non da escludere - noi non abbiamo capito assolutamente nulla di Caudo e del percorso che l'ha portato a diventare presidente del III Municipio.
Resta il fatto che queste scelte pesano come macigni. Si tratta di docce d'acqua ghiacciata verso tutta quella parte di città che era pronta a ripartire, a impegnarsi, a rinunciare ai progetti di trasferimento altrove (quelli in gamba stanno scappando tutti a Londra o ancor più a Milano, qui rimangono solo i derelitti, così Raimo avrà sempre più persone da "difendere" coi suoi scritti).  Tutta questa gente finirà per non crederci più un'altra volta, per perdere la voglia. Si doveva disegnare la città del 2035 e invece si prefigura una città di 35 anni fa, con i tic patetici della non più tollerabile e nociva rometta cazzarona e con in mano una "biretta presa dal bengalino". Se a questo aggiungiamo il mood che emerge dall'altro municipio andato alle elezioni, l'VIII, dove il giovane presidente ha esordito con un discorso da anni Settanta, capiamo come la sinistra abbia scelto scientemente di andare una volta ancora a sbattere contro un platano. Si tratta di un passaggio delicato signori, si tratta delle scelte forsennate che con ogni probabilità riconsegneranno per la seconda volta la città all'abisso di malgoverno di Virginia Raggi nel 2021. Questo è.
In tutto ciò si fa fatica a capire il ruolo del PD. Va benissimo l'indipendenza del presidente, tanto più che si tratta di una figura che ha battuto il PD alle primarie e tanto più che si tratta di una figura seria e autorevole, ma davvero il PD può accettare di condividere una giunta e una così significativa e - ancora - simbolica amministrazione con un personaggio che passa il suo tempo da anni ad insultare (talvolta a ragione, quasi sempre a torto) il PD stesso? Oltre alle tirate continue e noiosissime contro di Renzi, ora Raimo accortosi in ritardo che Renzi non c'è più se l'è iniziata a pigliare con Carlo Calenda. L'ultimo attacco è stato perché Calenda ha avuto la colpa di aver pubblicato il suo manifesto politico su Il Foglio, secondo Raimo il foglio di Claudio Cerasa (schierato da anni - a differenza di Raimo stesso, salvo recentissimi ripensamenti - contro i fascio grillini oltre che contro la destra leghista e meloniana e su evidenti posizioni renziane) sarebbe un giornale di destra e dunque sarebbe insensato pubblicarci un manifesto che vuole essere di sinistra. Raimo è così: la destra e la sinistra, il centro e la periferia, i ricchi e i poveri, gli sfruttatori e le vittime. Una costante e semplificata visione del mondo da sedicenne (di quelli che chiamano "guardie" le forze dell'ordine, disprezzandole di sottecchi) che imbratta non da oggi giornali, tv, siti web con una lettura delle cose e, purtroppo, della città, vecchia decenni, superata da una vita. Un passetto ulteriore verso un pauroso punto di non ritorno. Un caso civile drammaticamente unico in occidente. 

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