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E così “come stiamo” non lo sa proprio nessuno. Tanto meno noi.

Da Nicla

Quante volte facciamo questa domanda a qualcuno e non rimaniamo fino in fondo ad ascoltare la risposta.

Siamo al telefono, in ufficio o al supermercato. Incontriamo qualcuno e come prima cosa gli allunghiamo un sorriso e gli chiediamo come sta. Ma mentre la risposta arriva, eccoci già concentrate sull'orario, la domanda successiva, la persona dietro che ti aspetta.

Cattiveria?

Io non credo. Che sia parlare con nostro figlio la sera o affettare le verdure per pranzo è difficile oggi non essere "da un'altra parte": alla spesa da fare, ai ragazzi da prendere, al fascicolo in ufficio da completare.

E così "come stiamo" non lo sa proprio nessuno. Tanto meno noi.

E così “come stiamo” non lo sa proprio nessuno. Tanto meno noi.
Se ti chiedessi come stai, adesso?
Come stanno le tue gambe, i tuoi piedi, le tue mani?

In mezzo a tutto questo fare, abbiamo perso la capacità di sentire. E se non sentiamo neanche la nostra risposta, come possiamo sentire quella di nostro figlio o del nostro compagno?

Quindi la domanda vera è: come sto?

Come sto adesso, mentre mi lavo i denti, mastico una mela, cucino il mio pranzo o parlo con un collega? Ogni giorno, ogni secondo, abbiamo in mano l'unica vera occasione di sentirci veramente. Si tratta solo di imparare a chiedere.

Un caro saluto
Nicla


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