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È di colore. E si chiama Mario.

Creato il 30 giugno 2012 da Fabiosiena @alternativadem

Immaginedi Simone Spinale

Si si, avete capito bene il titolo che vi ha incuriosito. Un uomo lo si può definire con due caratteristiche esterne come il colore di appartenenza e il nome scelto dai suoi genitori. L’esterno così è già definito ed è già definito ogni confine a cui lui può ambire di conquistare. È un uomo e come tale imperfetto e perfettibile ma è un uomo di successo oggi. I riflettori sono su di lui e il campo dove vuole giocare attende ormai solo di essere calcato da lui. Ma è di colore. Non bisogna dimenticarlo. Ah, è anche italiano ma è un italiano fuori stereotipo. Ha caratteristiche subito evidenti che quasi lo si associa a nazioni estere. Fa l’uomo statuario ma in realtà vuole solo compiacere per compiacersi. È pur sempre un uomo e diffidate da chi lo ritiene un idolo o uno che non è di noi. Ha quel colore ma la natura fa il suo corso e perlopiù non segue i canoni della società artefatta e ancora composta da caste sociali. In realtà lui è l’esempio evidente di una casta sociale, cresciuta all’ombra delle più dirompenti ed eclatanti per l’opinione pubblica. Ma lui ha una classe che ora tutti riconoscono. Rompe le ossa e i progetti ma lo fa con classe e determinazione. Ha un suo stile e nessuno lo può negare. Anche i cori contro di lui nascono per uno stile che lascia interdetti, lascia una vecchia novità sul campo da gioco. Perché di gioco si parla. Come su una scacchiera le pedine devono muoversi, le scelte devono essere dettate dalla conoscenza dell’ambiente ma anche dall’imprevedibilità di ciò che ci si pone davanti. Il problema o l’avversario non lo si conosce fin quando non lo ci si ritrova di fronte. E così Mario gioca e con astuzia attende di rispondere con fatti, con decisioni e con sbavature che poi lo rendono umano.
Mario Monti è così. Ha un suo colore permeato da conoscenze economiche di studi sul campo europeo, sul campo universitario e sul campo della concertazione tra parti uguali. Non ha colore politico perché li ha tutti come il nero che racchiude tutti i colori assorbiti e li trattiene in sé per farne un uso sapiente e chirurgico nelle occasioni in cui il gioco si fa duro. Ha un nome simile ad uomo che fa solo il calciatore, che è solo uno dei tanti milionari che gioca a pallone e che muove capitali e implica azioni finanziare di tutto rispetto con i suoi calci ad un pallone oggi europeo. Ma quel Balotelli non ha colore e chi lo guarda col colore della pelle ha ancora molto da crescere perché si limita ad un colore epidermico e non guarda invece i colori che non hanno visione per gli occhi ma hanno visione per i sensi. Se un uomo deve essere giudicato per il colore della pelle, con i relativi e vergognosi ma già dimenticati cori razzisti di qualche tempo fa risonanti negli stadi di questo Stivale malconcio, allora i giudici che lo stanno valutando non hanno il ruolo e la capacità di essere definiti già solo uomini. La pelle è una questione di tatto, no di colore.

Il vero uomo di colore per i sensi è il Monti. Lui ha il potere di poter tutto oggi. Ha, come il Caronte che ci affligge in questi giorni, il potere di traghettare milioni di persone verso una terra ancora sconosciuta, la terra dei Futures dove le parti si obbligano a scambiarsi alla scadenza un certo quantitativo di determinate attività finanziarie, ad un prezzo stabilito. E lo spread e gli accordi a 17 e poi quelli a 27 si susseguono. Ognuno recita la sua parte. C’è chi recita la parte della cattiva rigorosa e squadrata fino alle giacche indossate, c’è chi si veste di nuovi accordi come primavere botticelliane e fa da coussinet per risvegliare il socialismo europeo ormai deceduto da un decennio, e c’è chi come l’asse Italia-Spagna fa il pugno duro per avere un trattamento bancario che ha dell’incredibile perchè porta attraverso un fondo “SalvaStati”, finanziato con soldi che in percentuali diverse vengono versati dagli Stati membri e quindi in ultima istanza da ognuno di noi attraverso tassazioni e “rimodulazioni” di pagamenti, un aiuto concreto e continuo alle banche private dei Paesi in difficoltà. Ovviamente con controlli degli assetti statali o dei cosiddetti “compiti a casa” che molti giornalisti o presunti tali oggi definiscono tecnicismi da non meglio approfondire perchè di difficile comprensione. Io da uomo della strada definirei quei tecnicismi la vera differenza tra equità per tutti ed equità per chi detiene i giochi finanziari. Il concetto chiaro e semplice che qui si vuole sviare è che ormai si è deciso di finanziare le banche in ogni modo e in modo che tutti i Paesi lo possano fare per rendere la zattera Europa tutta ben legata con corde fitte. Non importa se l’Europa è nella realtà un numero di popoli che nell’integrazione dovrebbero per primi avere maggiori diritti e maggiori tutele nell’atto stesso di un’alleanza tra popoli storicamente diffidenti tra loro e fisicamente sempre confinanti. Importa solo che la zattera dell’economia europea basata su derivati, Futures e spread incontrollati per marginalizzare i debiti delle banche sia una zattera lussuosa per chi ci sta sopra. La vittoria del Mario nazionale ha risvolti nel quotidiano che poco hanno a che fare con concetti assoluti come diritti, lavoro, solidarietà, futuro. Perchè il quotidiano dell’uomo della strada è un quotidiano poco tutelato nella realtà. Le decisioni in Europa (come se fossero decisioni non nostre ma che a noi giungono e come tali dobbiamo accettare) sono fatte per chi ha qualcosa in tasca. Non sono goal di un fantasista che crea dal nulla l’azione vincente. Sono trattative, sono compromessi, sono regalie. E quando viene ribadito nelle conferenze stampa un diritto già deve preoccupare il fatto solo che si debba ribadire il diritto e la sua tutela. Ciò indica che grandi forze si muovono per annullare diritti che nei secoli si sono compattati fino a divenire norma fondamentale per l’uomo. A tale riflessione giunge subito un’altra implicita esemplificativa ovvero il lavoro. E come sappiamo tutti non è più definito come un diritto anche se sancito nella Costituzione, anche se perno del futuro di ogni società, anche se cuore delle decisioni di buon senso (ormai poche) che gli Statisti (ormai esigui) dovrebbero prendere per dare prospettiva al presente. Mi si dirà che proprio le decisioni prese in Europa sono per quella prospettiva e per la stabilità del nostro futuro. Io dirò che oggi è il presente e che se oggi non tasto il mio presente domani non indosserò il mio futuro perchè sarà quello di un altro più fortunato, più strutturato, più catalogato tra le fila delle classi che un tempo si dicevano abbienti. E se l’etimologia non mente queste classi hanno oltre che beni la gestione della distribuzione dei beni.
Discorsi vaghi e molto criticabili, forse facili e persino populisti potrebbero essere questi miei pensieri. Ma amo tastare i fatti concreti, no le intenzioni e buoni auspici. Amo più la timidezza degli occhi di Balotelli dell’essere finalmente accettato che gli occhi gelidi di un programma già stabilito e predefinito nonostante tutto e sulla pelle di tutti che viene decantato come il necessaire per essere accettati dall’Europa. La pelle è una questione di tatto sociale, no di colore economico. La vita e la sua dignità hanno un peso oggi? E se tale valore si è perso o è diminuito, conoscere gli andamenti storici non fa pensare ancora che come un colore ha ingiustamente distrutto le prospettive di vita di tanti popoli un valore così assoluto come la dignità e i suoi diritti accompagnatori non crei una rivoluzione? Senza armi ma di cultura e di culture per lo smantellamento dei privilegi oramai esorbitanti. L’integrazione sociale e il cosiddetto melting pot che ne deriva dove avere la scelta come base per la vera crescita non è difendere veramente il lavoro e i suoi diritti?

Chi di noi oggi può dirsi non di colore? Chi di noi non conosce le prodezze di Mario?

La risposta che vorremo darci sta nell’aspettare la fine di questa Europa o di questi Europei.


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