“E i francesi ci rispettano…” – Gino Bartali e l’Italia del 1948 (by Bruce Wayne)

Creato il 07 agosto 2013 da Simo785

“E i francesi ci rispettano…” – Gino Bartali e l’Italia del 1948

Molto probabilmente Antonio Pallante non sapeva quello che faceva.

Perché voleva porre un freno alle politiche filo-sovietiche di Togliatti ed evitare il trionfo del comunismo in Italia. Ma sparando tre colpi alle spalle del Migliore non attenuava ed, anzi, accentuava l’eventualità di una rivolta armata che avrebbe sovvertito l’esistente. La Resistenza si era conclusa da poco, e non erano pochi quelli che, ancora armati, pensavano che Repubblica e Costituente, col Pci immerso nel gioco democratico e non – invece – pronto a mettersi sulle barricate per mettere in piedi la dittatura del proletariato, fossero un sostanziale tradimento della lotta appena condotta.

Così quel 14 luglio del 1948, quando Pallante perforò per tre volte il corpo di Palmiro Togliatti, l’Italia rischiò di sprofondare in una nuova guerra civile. Non poche furono, infatti, le manifestazioni, e non pochi – quattordici – furono i morti dovuti agli scontri con le forze dell’ordine. E invano i dirigenti del Pci intimarono ai loro militanti di non fare colpi di testa. La strategia della “doppiezza” – mostrarsi forza democratica da un lato e potenziale eversore del sistema dall’altro – fino ad allora seguita dal partito poteva collassare da un momento all’altro.

Ma c’è una cosa, in Italia, che trascende le appartenenze partitiche e le fedeltà ideologiche. Ed è quella che gli snob di tutto il mondo definiscono la banale, infantile, retrograda ed immatura passione per lo sport. Ed in effetti, il 15 luglio, un non più giovanissimo Gino Bartali doveva correre per una tappa al Tour de France.

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Certo, in seguito Bartali ha negato tutto. Naturalmente, ha confermato che in quello stesso 14 luglio Alcide De Gasperi gli ha telefonato, ma ha smentito che lo abbia fatto per chiedergli l’impresa (pare, stando alle sue parole, che lo statista trentino volesse solo sincerarsi delle sue condizioni in vista della tappa del giorno dopo). E poi ha detto che quello di aver sventato la guerra civile è un merito da attribuire a Togliatti, che dopo essere stato operato ed essersi ripreso invitò tutti alla calma.

Aveva ragione? Aveva torto? Di certo è difficile credere che in quel 14 luglio De Gasperi avesse a cuore le sorti del Tour de France. Come pure è difficile pensare che quella vittoria tanto inaspettata quanto epica per il modo in cui venne raggiunta, non abbia influito sugli animi degli italiani. Quindi, forse, la verità sta nel mezzo. Perché è innegabile: una parola fuori posto di Togliatti e non ci sarebbe stato Bartali in grado di tenere. Ma è altrettanto innegabile che se non ci fosse stato un evento in grado di rasserenare, sia pur parzialmente, gli animi, forse, le parole di Togliatti non sarebbero bastate.

Resta il fatto che durante la Cannes-Briançon il trentaquattrenne Bartali, alla guida di una “squadra da quattro soldi” (come venne definito dai giornali dell’epoca il gruppo italiano presente al Tour), riuscì a recuperare gli oltre venti minuti che lo separavano dal giovane rampante Louison Bobet, ed il giorno successivo, durante la Briançon-Aix-les-Bains, si aggiudicò la maglia gialla.

In Italia fu festa. Ed in seguito i francesi, sul Colle d’Izoard, avrebbero apposto una stele con cui ricordavano l’impresa di Gino Bartali. Giustificando quel che in una celebre canzone ne avrebbe detto Paolo Conte: “e i francesi ci rispettano, / che le palle ancora gli girano…”.


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