Un primo elemento è facilmente rintracciabile nel Jobs Act. Dietro l’apparente difesa del lavoro precario si nasconde un obiettivo molto semplice e cioè la mercificazione del lavoro e quindi del lavoratore. Per capire fino in fondo cosa significhi flessibilità del lavoro bisogna fare un salto indietro nella Storia e chiedere a un ottantenne quali erano le condizioni di lavoro della sua epoca. Se non si ha a disposizione un anziano a cui chiedere, una lettura rapida di Fontamara, Cristo si è Fermato ad Eboli o Le terre del sacramento possono aiutare. Quanto hanno in comune il bracciante descritto in uno di questi romanzi e il lavoratore flessibile descritto nei vari atti normativi in materia di diritto del lavoro degli ultimi anni? io dico molto.
Altro indicatore è la riduzione degli strumenti di partecipazione Democratica. In primo luogo la fine del partito tradizionale surrogato da partiti personali dove non conta più l’iscritto ma il finanziatore. Non conta la partecipazione del militante che rappresenta interessi diffusi ma il faccendiere.
In secondo luogo la ridefinizione della governance: ad esempio, la falsa abrogazione delle Province con amministratori non più eletti dai cittadini ma dai rappresentanti del ceto politico. Ancora l’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti, che non riduce la corruzione o l’uso improprio di risorse pubbliche, al contrario è l’anticamera per la legalizzazione della tangente che si chiamerà contributo e che avrà come controparte l’approvazione di leggi ad personam.
Ulteriore indicatore è la riforma del sistema giudiziario, con la quale ampi spazi vengono riservati alla negoziazione tra le parti in lite. Sul piano culturale una tale impostazione è giustificata dagli eccessivi costi dei processi e dalla necessità di ridurre la relativa spesa pubblica. Si dimentica che l’amministrazione della giustizia è un fattore di certezza del diritto rispetto al più debole e non rispetto a chi è più forte, il quale, come è facilmente immaginabile, in un rapporto di negoziazione ha più risorse da investire quindi parte per ovvie ragioni avvantaggiato rispetto a chi è più debole. L’efficienza e l’efficacia nell’amministrazione della Giustizia attiene, ancor prima che questioni di bilancio pubblico, la maestà della legge.
Altri indicatori sono il debito pubblico e il deficit pubblico strumenti ideologici con i quali si giustifica lo smantellamento di tutto ciò che è pubblico. Ancora le idee di competitività e di capitale umano. Idee queste che mirano a legittimare la disuguaglianza e la creazione di un sistema sociale gerarchizzato in cui conta lo status sociale e il mantenimento dello stesso a favore dei ceti sociali dominanti. La lettura di qualche romanzo ottocentesco aiuterebbe a capire le dinamiche in atto meglio di molti studi di sociologia e di economia. Altri indicatori sono gli indici che vengono presi a riferimento per segnalare la fuoriuscita dalla crisi, prima tra tutti indici borsistici e spread.In conclusione l’Italia è fuori dalla crisi ma questo superamento non coincide con l’aspettativa di milioni di cittadini che ogni giorno vedono peggiorare le proprie condizioni sociali ed economiche.