Cosa dire e cosa fare? Sono momenti drammatici e la scossa del tutto impossibile sul piano delle idee e dei programmi potrebbe annidarsi in qualche cuore di tenebra del potere. Quel morto evocato da Di Pietro, ma anche da Maroni potrebbe sembrare l’ancora di salvezza a qualcuno che sta nel’ombra, soprattutto adesso che c’è un governo sfiduciato di fatto sul bilancio e che non sa davvero che pesci pigliare per rimanere. E fra qualche giorno, sabato, c’è la manifestazione dei cittadini a Roma.
Già dalla scorsa settimana si sta calcando la mano con la paura: i negozianti vengono invitati a chiudere le serrande. E mentre il questore cerca di mettere in piedi una sorta di servizio d’ordine condiviso che eviti la possibilità di scontri con qualche gruppo più esasperato, il Viminale nella persona del tastierista Maroni, in alleanza non esplicita ma sostanziale col fallimentare sindaco Alemanno, sta invece premendo sulla linea dura.
E non c’è dubbio che anche questi due siano personalmente interessati a una “scossa” che possa far dimenticare i loro clamorosi errori e magari pure rilanciarli come uomini d’ordine. Ma alzare la tensione fino all’impossibile potrebbe far comodo a molti, rinsaldare le file ormai di una destra ormai rassegnata al si salvi chi può. Non voglio far l’uccello del malaugurio, né parlare di profezie autoavverantesi, ma una tragedia potrebbe essere vista come una disperata via d’uscita da qualcuno che ha troppo da perdere e troppo pelo sullo stomaco: l’Italia ha una lunga tradizione in questo senso.
Del resto, come probabilmente ci stiamo accorgendo giorno dopo giorno, non stiamo uscendo soltanto da una stagione, ma da un dramma.