Ecomafia: l’ombra toscana dei rifiuti illegali 1/3

Creato il 30 gennaio 2014 da Molipier @pier78

Scritto da: Genny Sangiovanni 30 gennaio 2014 in Ambiente, Attualità, Economia, News Inserisci un commento

Ecomafia e Terra dei fuochi fanno venire in mente la devastazione di una regione, ma c’è di più. Il business dei rifiuti si espande ben oltre la Campania. Ci sarebbe infatti un legame sporco anche con la Toscana che non sarebbe solo una delle regioni più coinvolte nei passaggio di rifiuti che hanno per destinazione la Campania (o paesi stranieri). Dal terreno di quasi tutte le province toscane, gli investigatori hanno riportato alla luce materiali pericolosi di ogni genere e la paura è che ce ne sia ancora molto sommerso. Il sospetto è che il legame sia di tipo camorristico. A lanciare l’allarme è stato il procuratore nazionale antimafia FrancoRoberti che spiega come, “dopo aver smaltito al Sud per vent’anni i rifiuti tossici prodotti al Nord, ora la camorra napoletana sta portano i rifiuti campani altrove, in primis in Toscana ma anche in paesi come la Romania e la Cina”.

Negli ultimi 12 anni la storia della Toscana è stata legata a quella del napoletano e del casertano. Nel rapporto “le rotte toscane verso la Terra dei Fuochi”, Legambiente riporta i numeri del legame. Dal 2002 le indagini per traffico organizzato di rifiuti che hanno coinvolto aziende toscane sono state 45, pari al 20,5% sul totale delle inchieste concluse per lo stesso delitto in tutto il territorio nazionale.

Il risultato sono state 92 ordinanze di custodia cautelare, 388 persone denunciate e 40 aziende e società toscane coinvolte. Dal rapporto della Direzione nazionale antimafia emerge invece che dal 2010 al 2012 ci sono state 15 indagini per traffico organizzato di rifiuti presso la Dda di Firenze.

Quello che più spaventa è l’estensione della zona grigia dei rifiuti a colpi di tangenti intascate da amministratori locali, esponenti politici e funzionari pubblici per “appalti e concessioni edilizie, varianti urbanistiche e realizzazione di discariche di rifiuti” scrive Legambiente. Stando alle associazioni Libera e Avviso pubblico le inchieste dal 2010 per corruzione ambientale sarebbero 12 (la Toscana rappresenta la quinta regione nella classifica nazionale delle regioni con il maggior numero di inchieste ambientali. Al primo posto la Lombardia, poi Campania, Calabria e Sicilia).

Oltre i dati ci sono le storie della corruzione e dello smistamento abusivo. L’inchiesta principale rimane Eurot del febbraio 2011 che ha messo al centro la ditta Eurotess di Montemurlo (Prato). Secondo l’indagine (condotta dalla Dda di firenze), l’azienda gestisce un traffico illecito di rifiuti costituiti da stracci. Milioni di tonnellate di indumenti partiti da Prato destinazione Ercolano (Napoli) in collaborazione con il clan Birra-Iacomino. Questi rifiuti ufficialmente sono ripuliti e disinfettati, in realtà vengono smaltiti senza alcun trattamento, violando le norme sui rifiuti. L’operazione ha portato all’arresto di 17 persone nelle province di Firenze, Prato, Forlì-Cesena, Napoli, Caserta e Cagliari con l’accusa di traffico illecito di rifiuti e la condanna successiva in primo grado (2 anni e 6 mesi) per il titolare della ditta. 6 imputati patteggiano pene da un anno a un anno e nove mesi, 11 imputati vengono rinviati a giudizio, uno assolto.

Altra azienda, la New Trade di Prato, una ditta impegnata nella riconversione Golden Lady, segue la stessa storia nel luglio dello scorso anno. L’ipotesi è traffico illecito di stracci e rifiuti plastici verso Cina e Tunisia con la rivendita degli abiti senza trattamenti igienico-sanitari in Africa e nei mercatini vintage del nostro Paese. I proprietari dell’azienda vengono indagati, mentre quelli di un’altra società vengono arrestati.

continua..

via|ilfattoquotidiano

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