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EDITORIALE – Povera Serie A o Serie A povera? Un mercato di gennaio che delinea la situazione

Creato il 01 febbraio 2018 da Agentianonimi
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Non saremo mai la Premier League, non avremo mai i soldi degli sceicchi del PSG, scordiamoci definitivamente i fatturati di Barcellona o Real Madrid.

Certo, è finito il tempo in cui le italiane dominavano il mercato: niente più Milan di Berlusconi che compra i talenti sborsando lire su lire (e poi euro su euro), addio campagne faraoniche di Moratti che spesso e volentieri comprava giocatori preso da foga e megalomania lasciando indeitro il buon senso. L’unica società italiana che ha dimostrato di poter far mercato negli ultimi anni, con costanza e cervello (e tralasciando l’estate milanista) è la Juve, ma da questo disastroso gennaio non si salva nemmeno lei.

Povera Serie A o Serie A povera?

Domanda un po’ retorica e un po’ filosofica: “povera Serie A” o “è una Serie A povera”? Onestamente, tutte e due. Verrebbe da dire “povera Serie A” perchè il nostro campionato sta perdendo tutto il fascino. I campioni, i grandi nomi non sono più attratti dall’appeal di quello che una volta era il campionato più bello del mondo; in Europa le squadre di Serie A non riescono più ad imporsi (ultimo trofeo europeo di un’italiana è la Champions dell’Inter nel 2010) e tutti ci vedono come il campionato “cenerentola”.

EDITORIALE – Povera Serie A o Serie A povera? Un mercato di gennaio che delinea la situazione

Ma ecco il dato che meglio rende la situazione economica dell’Italia. Come indicato dal puntualissimo portale Transfermarkt.it, la classifica per i soldi spesi nel mercato di gennaio parla chiaro. Inarrivabile la Premier League, che come al solito dimostra di prendere davvero seriamente le campagne trasferimenti. Spese grandi anche nella Liga, dove il trasferimento di Coutinho rappresenta circa il 50% del totale investito. Un po’ pigre China Super Ligue e Bundes.

Ma ecco il vero dato clamoroso: il nostro campionato e il nostro calcio, che dopo la mancata qualificazione a Russia 2018 hanno bisogno di un rilancio, con i suoi miseri 24,59 milioni di euro spesi si piazza addirittura dietro a Primera Division, Ligue 1 e MLS. Nulla da togliere a questi campionati, ma le cifre parlano chiaro: il campionato italiano è un campionato dove non si può spendere.

Trattare con gli spiccioli: prestiti, prestiti e ancora prestiti

Prestiti, prestiti e ancora prestiti. Effettivamente è un po’ dura comprare senza soldi. Basti vedere le trattative imbastite dall’Inter, big che si è mossa un po’ di più rispetto all’immobilismo delle altre prime sette in classifica. Prendiamo i due acquisti portati a termine, Lisandro Lopez e Rafinha. Arrivati entambi in prestito (magari con un piccolo onere) e con un diritto di riscatto, nemmeno obbligo. Certo, FFP e Suning hanno condizionato il mercato dei nerazzurri., ma è difficile comprare senza soldi.

Cosa possiamo trarre da questa triste finestra di mercato? Le solite conclusioni: i soldi mancano, non si può più spendere e via dicendo. Ma un’altra domanda emerge: come possiamo fare per rivalutare il nostro campionato? Come si possono ottimizzare gli investimenti, utilizzando al meglio i pochi soldi che rimangono nelle casse delle nostre società?

Gabriele Amerio (@gabrieleamerio)

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